Dalì - Persistenza della memoria

Salvador Dalì dipinge Persistenza della Memoria in pieno Surrealismo, cui ha aderito nel 1929 tramite gli amici Garcia Lorca e Buñuel. I surrealisti si sono raccolti nel 1924 attorno al poeta e medico Breton, anima del gruppo. Il movimento chiude l'eooca delle avanguardie e fa del paradosso uno strumento di critica radicale della società borghese, che sul piano politico combatte scegliendo la militanza comunista. Nel ritrarre, tra le due guerre, un mondo dalle forme stravolte, esso recupera le suggestioni di De Chirico, che ha rivelato come il reale sia nel fondo enigmatico e inconoscibile.
Riferimento primario del movimento è Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, che svela l'esistenza dell'inconscio e spiega come le azioni umane siano dirette dalle pulsioni della libido, l'istinto sessuale, che prevale sulla volontà cosciente. I Surrealisti intendono far emergere la realtà psichica attraverso tecniche che l'affranchino dal controllo della razionalità, come le libere associazioni verbali della scrittura automatica e il frottage, un procedimento grafico basato sul ricalco.
Dalì, spirito anarchico ma apolitico, fa della sua pittura una proiezione dell'inconscio. Nella Persistenza della memoria sospende il paesaggio in un limbo metafisico, inquietante, in cui elementi realistici e visionari sono associati, come nel delirio o nel sogno.

Analisi dell'opera

Nel 1896 il filosofo francese Henri Bergson ha esposto la teoria di un tempo duplice, soggettivo e oggettivo: il primo costituito dal flusso incessante della memoria; il secondo determinato e misurabile. Indagato ora nella sua dimensione interiore, contrapposta a quella sancita dalle leggi fisiche, nel 1905 il concetto di tempo subisce una rivoluzione anche in ambito scientifico: con la teoria di Einstein perde assolutezza e diventa una grandezza che varia, come lo spazio, in relazione alla posizione dell'osservatore.
Sensibile a tale temperie culturale, Dalì la interpreta attraverso la scoperta dell'inconscio di Freud. Ritiene l'analisi della coscienza individuale più importante della realtà del tempo esterno e la descrive mentre oscilla tra la lucidità della veglia e la confusione del sonno e del delirio.
Il sottotitolo del quadro (Alti e bassi della memoria) spiega la presenza di una sagoma simile a un volto con le ciglia abbassate, come nel sonno. Infatti, se l'orologio rigido individua l'attività della mente lucida, quelli fluidi descrivono lo stato della memoria quando è confusa, come avviene soprattutto durante la fase onirica che la figura rappresenta. Il processo di liquefazione che accomuna le forme dipinte nei quadri di Dalì e ne dissolve l'identità, le riporta al loro stato primordiale.

TEMPO ESTERNO E TEMPO INTERIORE
Per rappresentare visivamente il tempo interiore, Dalì trae ispirazione dalla fusione del formaggio Camembert. Con effetti suggestivi scioglie allora gli oroglogi in sagome morbide. Uno solo dei quattro orologi possiede un quadrante rigido. Eppure la scena pare bloccata in una fissità atemporale. L'orologio molle non indica più infatti lo scorrere delle oere ma - giacché è il soggetto a definire i ritmi del tempo - rappresenta l'aspetto psicologico dell'evoluzione individuale. Diventa metafora della flessibilità del tempo.

L'OROLOGIO MOLLE
L'orologio molle è inadatto per struttura e consistenza a segnare lo scorrere del tempo, è anzi di per sé un paradosso. Cessa d'esserlo se, invece di scandirlo meccanicamente, lo rappresenta nell sua percezione interiore, estranea alle leggi della realtà sensibile. La fluidità dell'orologio corrisponde infatti a un principio del tempo non rigido, in cui la coscienza individuale fonde spazio e tempo. Il ricorso a forme molli e dure come anche la conchiglia, rispecchia in Dalì il contrasto tra un involucro esterno che protegge e uno interno, vulnerabile e fragile, che va difeso: la psiche.

IL SOGNO
La sagoma di un volto con le ciglia abbassate vuole essere la rappresentazione della fase onirica del sonno. Gli occhi si chiudono alla realtà esterna e si aprono a visioni interiori, totalmente svincolate dalal razionalità e galleggianti in una dimensione atemporale che scaturisce dalla proiezione dell'inconscio, dove non esistono passato, presente e futuro.

LA SCOGLIERA DI PORT LLIGAT
Il dettaglio rappresenta il primo nucleo del dipinto. È lo stesso Dalì a raccontarlo in un suo scritto. L'artista è perfettamente consapevole che il paesaggio con gli scogli di Port Lligat, in una luce "alborea, trasparente, malinconica" deve servire come sfondo a un'idea che non si è ancora rivelata. All'improvviso, nel momento confuso in cui si scivola verso il sonno, questa idea si materializza in una visione di orologi molli. Dalì trasfigura la luce violenta e le sagome frastagliate del paesaggio catalano, che conosce sin dall'infanzia, in una visione onirica: "La Spagna è il paese più irrazionale e mistico del mondo".
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