Lo straniamento nell'opera verghiana


Una definizione.
Nelle opere veriste di Verga troviamo abbondantemente usato il procedimento narrativo dello straniamento. Esso fu definito teoricamente dai formalisti russi degli anni Venti, una corrente critica i cui rappresentanti principali erano Viktor Sklovskij, Boris Ejchenbaum, Jurij Tynjanov, Boris Tomasevskij e che insisteva sugli aspetti tecnici e formali dell’arte, giungendo addirittura a identificare l'arte con ('«artificio», cioè con i procedimenti tecnici mediante cui si costruisce il discorso letterario.
Lo straniamento consiste nell’adottare, per narrare un fatto e descrivere una persona, un punto di vista completamente estraneo all'oggetto. Famoso ad esempio è un racconto di Tolstoj, Cholstomer, in cui i rapporti umani sono riflessi nell’ipotetica psicologia di un cavallo. Il risultato è che le cose più abituali, “normali”, presentate attraverso un punto di vista estraneo, appaiono insolite, strane, incomprensibili.
Lo straniamento nell'opera verghiana.
Questo avviene frequentemente nei racconti e nei romanzi verghiani. Nei Malavoglia ad esempio i sentimenti autentici e disinteressati che sono propri dei protagonisti vengono spesso filtrati attraverso il punto di vista della collettività del villaggio, che a quei valori è completamente insensibile e che giudica solo in base al principio dell’interesse economico e del diritto del più forte. Di conseguenza ciò che è “normale”, secondo la scala di valori universalmente accettata e partecipata dal lettore, finisce per apparire “strano", subisce una deformazione che ne stravolge la fisionomia. Ad esempio l’onestà di padron ’Ntoni, che pur di non mancar di parola riguardo al debito lascia che la sua casa venga pignorata, si trasforma in una vera e propria truffa nell’ottica stravolta di padron Cipolla, che accettava per nuora Mena Malavoglia solo se portava in dote delle proprietà; e sempre per lo stesso motivo padron ’Ntoni viene giudicato «minchione» dalla comunità, perché incapace di fare i suoi affari; cosi pure la purezza dei sentimenti che uniscono Alfio e Mena viene deformata dall’ottica grossolana di zio Crocifisso in una «rabbia» di maritarsi; e gli esempi potrebbero continuare all’infinito.
Questo tipo di straniamento compare quando sono in scena personaggi "ideali”, come i Malvoglia, che sono l’antitesi del punto di vista dominante della narrazione. Ma quando sono n scena i loro antagonisti, i personaggi gretti, meschini e insensibili sino alla crudeltà che compongono il "coro” del villaggio, si verifica una forma di straniamento per così dire "rovesciata": infatti, siccome il punto di vista di chi racconta è perfettamente in armonia con quello dei personaggi, il loro comportamento ottuso e crudele, invece di apparire nella sua vera luce, viene presentato come se fosse normale, o addirittura degno di approvazione. Come si vede è questo l’esatto rovescio del procedimento abituale dello straniamento, che abbiamo prima indicato: là ciò che era “normale” appariva "strano", qui ciò che è “strano" appare "normale” tale procedimento è stato individuato in Verga da R. Luperini, L’orgoglio e la disperata rassegnazione, Savelli, Roma 1974, pp. 47 e ss.).
Si veda ad esempio l’episodio già citato del pignoramento della casa del nespolo: il comportamento abietto di Piedipapera, che fa da prestanome a zio Crocifisso per spogliare i Malavoglia e va in giro dicendo che essi sono «una manica di carogne», disonesti, avari e prepotenti, è guardato dal “narratore" popolare come se fosse cosa ovvia e giusta, senza il minimo moto di nougnanza e di critica. Questa connivenza tra il "narratore" e la crudeltà o l’avidità interessata di un personaggio è forse esemplificata nella maniera più chiara e persuasiva nella novella La roba ( -* T14, p. 426): qui il “narratore" non dimostra mai riprovazione nei confronti di Mazzarò e dei metodi da lui usati per arricchire, la sua avarizia, la sordità ad ogni affetto familiare, la brutalità nei confronti dei lavoranti, la disumanità verso i fittavoli rovinati e ridotti alla fame dal suo contegno di usuraio, le malversazioni e i raggiri; anzi il comportamento di Mazzarò non appare solo "normale", ma addirittura eroico e degno di encomio.
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