Un giorno a Fornillo

I piccoli ciottoli scivolavano rumorosi sotto i piedi di Marzia mentre percorreva la piccola caletta di Fornillo. La spiaggia disegnava un arco opaco a ridosso dell’imponente scogliera che accoglieva Positano. Le rocce, da cui la vegetazione spuntava disordinata a disegnare morbide macchie verdi, morivano nel mare nette e cupe accompagnate dal sordo e continuo tonfo delle onde.
Marzia aveva deciso di trascorrere qualche giorno lontano da casa ed aveva puntato diretta verso la Costiera Amalfitana, considerandola un rifugio sicuro in cui trovare la tranquillità di cui aveva al momento bisogno. Aveva preso una stanza presso l’Hotel Fornillo. Costruito a ridosso dell’omonima spiaggia permetteva a chi vi soggiornava di “ascoltare”il mare durante tutta la permanenza. Le stanze erano semplici ed accoglienti tutte provviste di un piccolo balcone arredato con un delizioso tavolino fatto di maioliche sorrentine ed un comodo lettino.Subito sotto, un limoneto rampicante carico di frutti ridondanti e profumati che fungeva da soffitto al ristorante dell’albergo in cui la sera venivano accese piccole lanterne a creare un’atmosfera ovattata e calda, quasi un abbraccio con il tramonto che faceva arrossire il piccolo golfo. Una perfetta melodia per i sensi.
Appena arrivata si era cambiata in tutta fretta decisa a non perdere neanche un istante di quella breve vacanza. Ora camminava poggiando piano i passi quasi a non disturbare le onde che morivano sui ciottoli. Le piccole pietre sembravano rincorrere il mare. Ruzzolavano rapide accumulandosi, sovrapponendosi, scivolando via senza posa. Creavano, a volte, piccoli avvallamenti in cui l’acqua indugiava attorcigliandosi, fermandosi un attimo per poi correre via ancora ed ancora. Marzia allungò un piede nell’acqua quasi a rincorrere quell’eterno scalpiccio. Un brivido la percorse. Era piacevolmente stupita dalla sua freschezza. Immerse nell’acqua anche l’altro piede e iniziò ad andare verso il largo. Toccava l’acqua leggera con le dita, senza fatica… Si sentiva libera. Senza pensieri.

Era tardo pomeriggio ormai. Il sole stava morendo in lontananza. Aveva deciso di fare una passeggiata a Positano. Voleva scattare qualche foto. Si era cambiata velocemente ed aveva preso la borsa con la macchina fotografica e tutta l’attrezzatura. Dopo il primo costone dello stretto viottolo che univa l’albergo con il paese, ecco comparire il piccolo porto in tutta la sua semplicità. In lontananza le barche alla fonda. La quasi oscurità ne confondeva i contorni facendo risaltare le mille piccole luci che erano state accese una ad una all’avanzare della sera. Respirò con pazienza il profumo del mare. Si fermò prendendo il cavalletto. Cercava di posizionarlo a terra quando vide un uomo. Capelli arruffati sulla fronte e pelle scura, stava cercando di chiudere una valigetta carica di pennelli e tubetti di colore. Le mani facevano forza sulla cerniera inutilmente. La girava sottosopra, la piegava ma nulla… Marzia rise senza pensare. Una risata piena, solare. L’uomo si girò e la vide.
“Non riesco a chiuderla!” disse. 
“Lo vedo!” ribadì Marzia. “Posso provare?” aggiunse.
“Fai pure!” disse l’uomo porgendole la valigetta. Marzia la aprì, sistemò i colori con le mani ricollocandoli in un presunto ordine. Abbassò il coperchio e un secco “Toc” riempì l’aria. Era chiusa. L’uomo sorrise. “Mi chiamo Enzo. E tu?” dandole la mano.
“Sono Marzia” disse sorridendo a sua volta. Solo allora vide le tele appoggiate a terra. “Dipingi?”
“Sì! Sono di Roma ma vengo qui a Positano ogni volta che posso”.
“Un pittore!” pensò Marzia. Poi disse quasi senza pensare: “Volevo fare delle fotografie….stavo giusto cercando di sistemare il mio cavalletto. Avevi scelto un ottimo punto di osservazione…da qui il golfo è meraviglioso!” poi ”Posso vedere?” indicando le tele
“Prego!” rispose Enzo. 
Marzia prese le tele. Mille colori si rincorrevano senza definizione. Rosso, blu, verde…. Tutto confuso eppure in ordine in un’esplosione di emozioni. L’insieme era estremamente piacevole, assolutamente perfetto. Istintivamente li sfiorò con le dita. Piccoli rilievi le carezzarono. Il colore non era ancora perfettamente asciutto. Lo sentiva dal lieve odore che saliva netto alle narici. Non riusciva a staccare gli occhi dalle tele. 
“Ti piacciono vero?” disse Enzo. “Sì!” rispose Marzia. Iniziarono a parlare come fossero amici da sempre. Il mare, Positano, il golfo….senza tempo. Quando si lasciarono una profonda serenità accompagnava ogni gesto di Marzia. Giunta in stanza prese un foglio ed iniziò a scrivere d’istinto. Pochi minuti ed aveva finito. Leggeva e rileggeva.
"Lascia che io sia 
l’onda che s’infrange sul tuo volto
Lascia
che salsedine e sabbia
abbiano ad ingelosire
vedendo le mie dita 
cingerti i capelli
e le mie mani
disegnar parole
senza tempo”.
Era seduta sul balcone della sua stanza con il foglio adagiato sul tavolo. Pensava ad Enzo. Pensava a come si sentiva… ebbe paura. Paura di essere terribilmente felice. Si erano dati appuntamento per il giorno dopo. Pensava a cosa fare. Guardava la poesia…respirava l’odore del mare, carezzava la carta e i piccoli solchi lasciati dalle parole che aveva scritto, guardava le ombre disegnare le onde, ascoltava il chiacchiericcio della risacca. Accese una sigaretta. Il sapore acre le riempì la bocca…. Lo assaporò rimanendo in silenzio per un tempo indefinito…. poi si addormentò.
Venne svegliata dopo qualche ora dal profumo dei limoni che la brezza marina portava verso terra. Era ancora buio. Sorrideva. Aveva deciso di essere felice.

 

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