Eva Robot

Eva Robot  (prima parte)

 

 

 

Eva robot  aveva assimilato tutti i trucchi deboli e forti delle donne , sono infiniti, e vanno proporzionalmente al loro grado di bellezza o di importanza (eva naturalmente essendo un robot era perfetta),  dalla seduzione (è arte anche quella o capacità espressiva, talento nell’eccitare e attrarre a sè)

alla commozione cerebrale, fino allo svenimento: “dottore la prego, mi guardi mi tocchi mi senta la bocca”,

all’arte del movimento e della parola , fino ad arrivare alla donna filosofa che trattiene e rilascia giudizi e consigli di madre per ciascun uomo in difetto di sè. 

La donna ha come fine l’amore, ma non si capisce perché abbia come grande sentimento e fortemente connaturato l’odio, la gelosia, il risentimento, la dottoressazione, la ripicca, l’infermiera, la vessazione, lla linguistica, ’ingegno della più perfida delle vendette, architettato tramando tra  amiche come lei, lo studio privato, il camerino , il gabinetto, lo specchio riflettente, la ricompensa per ogni suo gesto o atto erotico od “eroico” , ma si capisce anche perché legga troppi romanzi cosiddetti d'amore rosa gialli verdi rossi profumati o d’avventure. Eva ne era completamente esente e sembrava quasi più selvatica meccanica, tra la pornografia senza piacere o esagerato, fino alla simulazione d’ogni trucco d’eleganza e forma vestendo o non vestendosi affatto, le sue acciaierie stupefacevano ma si vedeva che era robot.

Per questo passava a tutti inosservata e artificiale che nessuno le faceva poi tanto caso, anzi quasi quasi compatita come essere inferiore, tranne quando bene si truccava e vestendo in forme arricciate e ricche sode tenui dolci smosse, con i tacchi e calzemaglie, la sua ferraglia ammorbidita e profumata,  il rossetto sulle labbra, la facevano apparire quasi come umana

Assumeva allora rigido il petto delle forme inusuali e si accostava al corpo dell’uomo più vicino fino a farlo sudare, lei poi lo invitava a bere e gli occhi le si bagnavano e si inumidiva il corpo divenendo sensuale e dolce la sua voce al punto di intelligenza per una donna il più appropriato, da comprendere e capire quando e come mettere a proprio agio perfettamente l’uomo che si sentiva fortemente attratto da chi gli mostrava tanta benevolenza e questo faceva molto piacere, perché si traduceva in un sentimento più forte di quell’umano, ed era il bisogno di Eva di sentirsi umana e di sforzarsi nell’essere più umana, facendo emergere la bellezza e non i difetti propri della sua meccanicistica robotica quantistica perfetta perfezione, voleva essere donna e voleva essere debole,  servire l’uomo ed essere per quello che era stata progettata

Nell’uomo a fianco e trattandolo con moltissimo rispetto. Era lei un dono inusuale per chi le stava al fianco

e anche se qualcosa non quadrava perfettamente,  la sua compagnia era socievole,  sempre piacevole e rispecchiava l’umore del partner ad un livello superiore in modo da facilitarlo a superare i suoi drammi

e problemi di vivente, quali quelli della morte dei mali dei dolori delle sofferenze dei rimorsi, e tante e tantissime altre cose tipicamente umane. A quel punto non aveva più importanza cosa essa era o fosse di preciso , ma che cosa rappresentava,  e il cuore maturava  come fosse più divino, piano, e si assoggettava in grado di difendere e attaccare.

Con sostanza e credibilità, lei era una donna robot meccanica artificiale come intelligenza, ma più umana ancora, forse per quello per quella perfezione che la rendeva macchina e insieme suscitava un sentimento di bellezza e amorevolezza mista a compassione , quell’avvicinamento senza paure e timori per quello che si era esattamente in quel momento senza dover fingere, o al contrario indifferenti come si fosse insieme a un cane ( quell’ affetto facile di totale obbedienza del primo e ultimo grado della scala mercalli); ma lei non era un cane, lei ragionava e si poteva sentire pulsare una vita senza progetti, ma regolata, come meccanica e puntuale come un orologio ma senza quella esagerata precisione,  perciò  sempre adeguata, come una donna madre moglie attenta a ogni singhiozzo,  era il completamento della sua natura e figura femminile, che diveniva un quadro, poi un cerchio, poi qualunque altra forma ma completa nella sua simmetria, dal bello al brutto tempo sempre adeguata in tutto, come una psichiatra nel suo ambulatorio, una donna macchina al comando delle sue memorie sempre più  umane e artificiali.

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