A maggio

Il prato è impalpabile e avvolto di cotone bianco verde tenue smeraldino

I fiocchi si sono accumulati simulandoo nevischio e vischio che accorre tra sirene poco in là più profumate

Odorando il maggio di silenziose rose viole celesti, come un valzer la strada percorsa nelle imbiancature poi il parco del multicolore, la primavera ha già sfoggiato i suoi colori tersi, e nell’azzurro dei cieli di nuvole e di pioggia Ancora si confonde e i prati nella campagna divenendo mari d’erba dove confondersi con le ciliegie da raccogliere tra i rami sarà . e  le rose e le violee  più violette e rosee si sono dimenticate,  le piantine regalate, l’erba è già tagliata e come lei profuma ancora, la pioggia che insistente ha acceso e spento, poi ravvivano i colori, a grappoli lillà come d'uva di sirene

ma è il cielo nei grembiuli con le sue bianche turchesi rosee nuvole  a dominare stagliarsi e diffondere il colore
dei raggi tiepidi del sole, con le pietre azzurre inebriate a terra nell’animazione dolce incessante ora di verde che non manca, effondendo luce che inebria  di salubrità e giochi di letture , bisogna andare in alto e più in alto là sulle colline

e le case ancora rosse e gialle e verdi che diventano serene
nella sera e poi turchine si confondono tra i chiostri dalle vetrate spesse di corallo e di topazio delle adunanze delle gite di madonne

degli eremitaggi delle chiese illuminate, così si raggiungono i 2.000metri , poi si discende fra le finte stelle alpine sparse in mezzo ai prati bianche
come sfolgoranti verdi di colori impreziosite e antiche nei pascoli che la campagna
a fiori di gigli e gelsi gialli margherite e visciole e rosseggianti bacche  e soffioni e arbusti arboscelli

ramoscelli, poi sull’erba una distesa è il piacere di distendersi,
incominciando ,l’aria rarefatta frizzante viva verdeggiante ancora e piena di
ronzii, fra i sentieri che poi portano a valle, tra  calanchi, 
i gessi, tracciati sulle arboree stille,

e il piacere di fermarsi fra i ruscelli, poi scendendo incontri ancora più mansueti daini
e intrufogliandosi paesi ed hosterie del buon vino e delle passeggiate ,e nella
folta erba , taverne trattorie dove tutto è ancora così storico il telegrafo ai
piedi del passo,

la gente semplice e bonaria, montanara cittadina paesana uguale, ti accoglie e ti serve, e là d’una gita dominicale, fra i boschi

ridiscendi e l’acqua delle fonti ora già attinta, e le case dei nuclei delle piccole rade sparse coi camini ancora a sera accesi mentre gli alberi si affollano e le radure ampie e le chiese e le casupole, dove è storia e i sopralluoghi e il telescopio, poi ci si ferma  in quell’ansa dove è sotto il torrente del
ruscello,   per le soste di merende poi più in giù di attorno e le taverne di paese attorno le
città confine, sono compiute per andare verso insieme  alla luce della notte, delle luci della luna.

 

 

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