Antenne

 

Antenne      

 

 

Antenne che tentennano

piegate per uscire nei balconi

antenne che riprendono il filo trasduttore

e che si ricollegano con l’anima in metallo

ai cavi diffondendosi a massa nella terra.

 

Penso che abbiano una vita propria!

In poco più d’un secolo sono diventate

centinaia di milioni

forse più della popolazione della terra.

Credo che l’elettricità nello stesso tempo

le abbia ravvivate trasferendo a ognuna

un suo carattere, conferendole

forse un’anima sensibile di byte.

 

So per certo che sono suscettibili

e che a volte si arrabbiano per niente,

stando sempre sotto tensione del resto

si comprende quanto possano essere nervose,

mi sembra che in fondo ci assomiglino.

Sono sicuro anche del fatto

che oltre a essere collegate fra di loro

in qualche modo riescano a comunicare

e che a forza di inviare e di ricevere

parole e frasi in tutte le lingue del mondo

automaticamente abbiano elaborato

un loro banale codice e linguaggio.

 

Come i fili e i cavi che stridono e si scaldano

spesso emettono sibili e suoni fra i più strani

brusii simili a impulsi di sintonizzazione,

trasmettendo e ricevendo scambiano forse

come amanti sensazioni ed emozioni…

Un’antenna isolata soffrirebbe allora di solitudine

se scollegata o peggio dimenticata in una radio

spenta o in una casa abbandonata…

Non si vedono ma anch’esse devono essere tante

Forse anche per loro esiste un destino…!

 

Io un’antenna vedo che tentenna

piano all’insaputa, senza mai essere veduta

e che si estende poco per volta in ogni temporale

sfruttando ogni possibile impulso elettrostatico

nella speranza di riuscire a percepire

e a ricevere qualche piccolo segnale,

per ricollegarsi anche solo per un po’ di tempo…

Ma forse lei non sa di esistere…!

 

 

Prosa adattata in poesia.

 

 

Paolo Faccenda

 

Altre opere di questo autore