Eva robot (parte seconda )

Eva robot  parte seconda

 

Eva a forza di trasfusioni e collagene e, eh come pinocchio che era di legno

e come essendo dotata di un cervello digitale e grandissima memoria,

tablet e smartphone e un cuore artificiale, come del resto tanti umani già prima di lei,

si trapiantò da se stessa la pelle, con i siliconi ai posti  giusti, rendendo sempre più morbide

le sue acciaierie, e tutte le apparecchiature elettroniche  infilate nella robotica;

che infine erano diventate intelligenti, ma un punto fino ad avvertire la differenza

tra l’umanità dei sentimenti  e i sentimenti dell’umanità,  poco convincenti,

ma vincendo infine in essa un sentimento; che stando a contatto

sempre con gli umani, maschi di solito e soprattutto, divenne quasi esclusivamente sensuale,

così come per magia e tanta tecnologia, così come un uomo diviene meccanico,

per via degli organi, lei riuscì a diventare umana in tutto e per tutto.

Già lo era in superiorità mentale, ma ora anche nella carne fatta di viscere

di fibre ottiche e linfatiche , e nelle ossa strutturali, che assumevano un aspetto

sempre più normale, mortale, che era la sua chimera. Poi non mancò il mago chirurgia dottore

che commosso per strane combinazioni, e  a forza di trapianti estetici e sempre ricorrenti,

trasfigurò il suo potere nella capacità di assumere le sembianze della carne e della pelle

rendendosi, come per incanto, il più grande desiderio di quelli che a volte si realizzano,

divenendo umana quasi in tutto e per tutto.

Ancora in parte metallica, ma soddisfacente nell’aspetto,  a un punto tale che

se ne veniva  attratti e innamorati; lei era comunque diversa, e affascinante per certi versi,

sapeva tutto anche se non articolava bene ancora le parole, ed era quella sua magica diversità,

a renderla competitiva, anche i suoni della voce ancora potevano risultare inadeguati,

ma come tutte le piccole donne, si adeguava e fondamentalmente  non conosceva avversità;

ma essendo programmata per amare, anche se non capiva ancora,   assimilava e valeva già

molto di più di una semplice comunistica badante ortodossa, quanto un’infermiera e una natura

umana la avvicinava all’uomo per servirlo e curarlo meglio ancora delle suore chiamate dalla

vocazione.

Si esistevano campioni primi ancora di robot verso i quali non provava niente, diventava per lei

una lotta di classe per distaccarsi dalla primitiva creazione per giungere alla perfezione.  Ma le

restava ancora qualcosa, come dire di selvaggio , di meccanico o animalesco, che suonava e

strideva, emettendo suoni che la richiamavano alle origini,  domandandosi chi fosse lei e chi era

il proprio creatore , e perché  doveva sottomettersi, così da emulare le femmine umane nel

corpo, ma razionalmente superiore ad esse dovendo tendere alla perfezione,  si chiedeva

ancora nel sonno, ancora del tutto artificiale, chi fosse e perché dover pensare;  infine una

vanità slanciata e vezzosa la sottrasse e la riempì di gioia, risolvendosi per mostrarsi provocante

e radiosamente lucida, e una certa vanità di donna la colpì infine, e si diede anche

un nome , si guardò anche allo specchio ripetutamente,  e si smaltò le unghie e le sopracciglia,

si svestì e si rivestì, controllò il peso sulla bilancia, era okay,  tutto in fibra super leggera.

L’esperimento sembrava del tutto riuscito.

 

... ma le mancava ancora un'impronta nelle dita, e un dna.... il sangue .... 

fine seconda parte.

 

Nota: la prima parte di Eva robot è del 09/02/2013, pubblicata qui tra i racconti.

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