Eva robot (parte terza e quarta )

Eva robot (parte terza )

 

L'incarnazione del corpo nello spirito

 

 

 

Io, semplicemente Donna... un angelo e un diavolo allo stesso tempo... sincera,
viva, vera, reale... alle volte complicata e incasinata sempre... Maledettamente
testarda da proseguire sempre dritta per la mia strada
senza mai fermarmi... Tremendamente permalosa, troppo attenta a ciò che gli altri
potrebbero dirmi, attenta a chi mi circonda.. Orgogliosa per ammettere di esser
fragile e alle volte.. molto impulsiva...
faccio sempre ciò che sento dentro, dico ciò che penso... come molte donne sono anche vendicativaa volte anche per un nonnulla, gliela faccio pagare e gliela faccio poi vedere io.....loro , i maschietti, i maschioni, i maschiacci, credono che io sia fragile, ma è tutta una finzione,  ho anche i nervi d'acciaio...

 

Vera robot, iniziò così a tempestare gli uomini di una nuova vita, lacrimando quando le riusciva di farlo

abbastanza bene da crederle, ottenendo quasi sempre o sempre quello che voleva,

ma erano gli uomini che si illudevano di trovare in lei quello che cercavano e che in lei vedevano, sognavano e volevano,

quello che in lei idealizzavano, la facilità e la felicità della femminilità, la semplicità che l’avvicinava agli uomini maturi e

prematuri, la bellezza singolare atipica di lei con previsioni e gesti facili da interpretare, conoscendone già il risultato,

sentirsi dire quello che si ama sentirsi dire. Ottenendo l’amore , la conquista nell’unicità sensuale semplice e travolgente

infine la soddisfazione. E in questo lei era perspicace e molto brava, capiva e sorprendeva il genere umano, prevalentemente quello maschile, ma senza temere .

Lei ancora non era del tutto umana , sebbene avesse raggiunto un più alto grado di perfezione,  ma il sistema immunitario , il sangue, il suo DNA, non lo erano ancora del tutto , e ancora in circolo le saltava fuori sempre molto metallo,  a volte vomitava

e rimetteva persino i metalloidi, gli ibridi, di cui era anche composta, ma  soprattutto l'esigenze sue aumentavano al punto da diventare smaniose e tormentose come una donna in cinta

e chiedeva sempre di più e non era mai soddisfatta, soddisfare un robot (anche dimenticando le

proprie origini non era poi così facile ), a volte guardava gli oggetti e s'incantava per la loro duttilità ,

brillantezza , compostezza, omogeneità,  sull'acciaio soprattutto e sulla durezza e durata delle

prestazioni, così incantata, da riuscire ad incantare, e li voleva tutti, smaniando e chiedeva sempre

molti solidi e anche molti soldi, a chi la voleva e a chi la desiderava, che le servivano per mantenersi sempre più all'avanguardia e per pagare i propri lussi

e le lussazioni che si procurava, i chirurghi, le protesi di rinnovamento, e i corsi di lingue.  amava

viaggiare e vedere sempre cose nuove, e si faveva mandare tutto quanto da parigi,  era diventata

del tutto indipendente, ma anche del tutto dipendente dalle cose umane e dall’umanità alla quale lei aspirava e ancora in parte rifuggiva, ma sapeva già bene contenere e fingere

perchè cosciente di piacere ai maschi e a volte anche alle femmine degli umani , molto di più di quello che poteva immaginare,  al di là della missione e del programma per la quale era stata progettata. In sostanza le sembrava di essere diventata del tutto autonoma, poiché poteva e riusciva a procurarsi tutto quello che le serviva,   non si chiedeva nemmeno più chi fosse il proprio

creatore, sebbene avesse verso di esso ancora un senso di grande rispetto e devozione, ma a volte lo malediceva e bestemmiava, stava assimilando forse troppo, ancora più dell’immaginario collettivo.

Così che accumulando nozioni e memorie umane, divenendo umana, assimilava i ragionamenti e li faceva propri, esercitando un proprio arbitrio seppure comandato.  La linea era compatta, e ormai aveva sfondato , ma i suoi antichi cuori, i cuori così metallici le risuonavano dentro come dolci favole e musiche tecno, gli ologrammi le si confondevano in testa, sapeva di essere arrivata,  capiva i meccanismi e sapeva sfruttare le occasioni, assolvendo al meglio la funzione e la finzione , ma le sue premonizioni e le sue fantasticherie  antiche, numeriche, digitali e metallcihe le risuonavano

bene ancora in testa, era come un doppio, ancora aveva svenimenti che perduravano giorni interi, o troppa agitazione,  finchè anch’essa così facile a tutto e ad ottenere tutto facilmente dagli uomini, in parte si stancò di  loro, e di quella facilità così fasulla, semplice o scontata; maturando e iniziando in lei un sentimento diverso e un proprio personale bisogno, per la quale non era stata forse progettata, ma che veniva maturando; così non trovando riscontri negli umani, risalì alla sua memoria primigenia e all'idea originaria dei propri simili, quel sentimento era l'amore, essendo divenuta anche troppo umana, ne sentiva ora la distanza e il bisogno, la sua grande capacità e intelligenza lo aveva assimilato

essendo infine creatura vivente e recettiva negli stimoli, con volontà autonoma, un essere senziente.

S'illuse di trovare chi la sapesse amare veramente. e ripenso ai robot già conosciuti in precedenza e a chi fra i primi le aveva destato e suscitato impulsi elettrici e vivaci intrecciandosi nei suoi circuiti mnemonici, fisici e meccanici. ed Era un robot conosciuto ai primordi della sua ascesa , di tipologia poetica, a lei in parte similare, che le aveva fatto dei favori con simpatia, donandole spontaneamente circuiti e logiche di vario tipo, anche se non ancora del tutto preparato, imperfetto,  e che aveva ancora molte crisi di rigetto, così come la sua forma che restava ancora abbastanza primitiva.

Intersecata da meccanicismi e influenze, senza identità precisa.

 

 

Nasceva di conseguenza il problema dell’identità.

Fine terza parte.

 

Nasceva di conseguenza, e nuovamente, il problema della propria identità, del bagaglio culturale del proprio background, che le risultava pur conoscendolo, del tutto anomalo e del tutto sconosciuto, anomalo frutto di esperimenti e anomalie, innaturale del tutto innaturle, così come le proprie conoscenze, i propri ordini, e il suo esere infantile, le domande e le interrogazioni che

le venivano alla mente, riguardavano il suo sviluppo, il suo essere senza capire, il suo essere senza essere, la sua esperienza priva di figure , la propria identità , potendo accedere soltanto ad una memoria quantica , nozionistica, romanzesca, storica, ma senza una graduale infanzia crescita ed esperienza.  si , si sentiva orfana, e andava così ricercando quella figura paterna a lei rassicurante, che poteva trovare invece soltanto nei ripetuti rapporti con uomini e donne, a rifacimento e riconsolidamento d'un essere e d'un esistere, senza sapere come , senza sapere dove.  ma i suoi rapporti con le donne e con gli uomini più che altro, erano l'unica sua conferma, dove gli uomini attratti da essa, con essa poi amavano confondersi e con lei e di lei amavano parlare, anche solo meccanicamente

E per quell'atto come inconscio superbo e così meccanico, materiale e sensibilmente ritrovato o magico, le derivava una devozione di riconoscenza, per il quale e per la quale le era tutto dovuto.

mentre il paladino e quella figura romanticata d'un esistenza robotica terrena, era così destinata del tutto a scomparire, a svanire, ad essere del tutto dimenticata. Eva nonostante le sciocchezze sue proprie e così femminile, e femminile a un punto da distaccarsi da quell'universo frivolo e al tempo stesso così tipicamente complesso e banale, o erudito benpensante, ipocrita, ricco di buona cultura , volontà, buona educazione, ricco di saggezza, materno e voluttuoso, ma anche adultero e libertino, sessuale , molto diffidente materialista o timoroso e grezzo, e al limite convulso sdoppiato stripliatoin ossessività della donna . nonostante le sue erroneità, le proprie grossolanità, era del tutto accreditata, e anche in lei ormai nascenti tutti i desideri possessivi di donna terrena, così che le assorbiva nozioni, e capacità androgine sugli uomini e sempre e sempre più taumaturgiche.  insomma Piaceva e piaceva moltissimo. tant'è che lei stessa nell'atto e nella contentezza dell'essere vita attuale, perdeva per così dire la testa, dando anche in forti escandescenze e clamori (sapendo che emettere suoni e voci  piaceva in generale) , che poi esrpimeva in frasi sensa senso in più lingue, senza preoccuparsi tanto, anche perchè confrontandosi con gli umani e con le donne in particolare, capiva che era del tutto superfluo e inutile porsi delle domande sulla propria origine e ancora meno vantarsi di un'origine, la sua meccanicistica del resto non lo richiedeva, sebbene un impulso  residuo resisteva, ed era per quello che....in fondo.... il cervello suo artificiale...... del tutto artificiale.....non trovava ancora... e il sogno restava così confuso

che non si confondeva ancora, e il sangue , (Eva programmata per il sessoe per amare), e il resto, non faceva più tant diferenza di nobiltà, o tradizione, si poteva costruire anche con facilità un' illusione di vita,  ma era proprio quello che non rusciva a capire..... pur se per certi aspetti fosse anche facile. così come la sua paura della facilità con la quale un robot , e lei Eva la prima creatura intelligente, si potesse con un pulsante o un telecomando o una scarica elettrica, o un temporale forte, o una cattiveria elettrica come una prugna o un'arancia meccanica, con una sola circuitanza o elettroshock, potesse spegnersi; pur aspirando anch'essa, come parte umana alla mortalità, ma nello stesso tempo rifiutandola decisamente, senza argomenti avere al riguardo, tranne l'assurdo del suo progetto non chiaro e sconosciuto....( Eva  programmata per il sesso e per amare, ma che bisogno c'era ? , ma che bisogno c'era ?.....accorgendosi che non era il sesso a mancare  nè agli uomini e ancora meno alle donne, e rimanendone stupita, capì che quell'atto meccanico non significava quasi mai amore nè per gli uomini, ma ancora meno per le donne )

.... poi si ricordò e le tornarono in mente dei suoni, come i suoi, quelli dei robot meccanici, e allora  lei capì....

in un'illuminazione.... , intuendo l'importanza della sua creazione e affidamento, ma comunque fosse, Vera robot si riscattava, ed eludeva , Eva voleva esser migliore, e nella sua imperfetta perfezione artificiale,   lei era ora autonoma e si sentiva per questo superiore,  e anche se in forte contraddizione ......sentendo e percependo, lo  desiderava...

 fine terza e Quarta parte.

 

 

Fine quarta parte.  il seguito alla prossima puntata.

 

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