Eva robot ( quinta parte )

La coscienza

  

Eva robot una volta consolidata la propria autonomia, si presentò cercando il proprio inventore, per amore per dedizione, per riconoscimento, come un debitore ( a chi essa doveva la sua piacevolezza, la sua integrità, la sua essenza artificiale, la sua  così Umana vicenda , o convivenza superiore tra le macchine,  la sua esistenza , chi doveva amare o ringraziare come progenitore , progettatore,  per la propria autonomia, il proprio compito, la propria autostima, la propria disincantata felicità di donna automa ? ).

Eva si presentò al mondo conosciuto, agli scienziati, agli uomini alle donne, che l’accettavano come un fatto però così ordinario e naturale, tra l'indifferenza umana abituata della serialità e della tipologia personologica, già in progressione algebrica , neutra e priva di coscienza , da nom riconoscere, una in più, una in meno, persecoli e sesso, così generica  e generale, diffusa, come negando e rifiutando, nessuna importanza, (niente più che una macchina, tanto era oramai divenuto ordinario , un umano, un robot, un automa, che svolgeva e serviva, nulla più, individuo macchina,  che differenza c’era ormai più? ) cercando il proprio inventore che non riuscì più a trovare.

Girò il mondo ma non c’era più, al suo posto erano vari centri anonimi di cibernetiche robotiche, affidate a pseudoscienziati, senza alcun tipo di etica, cinesi, austriaci, polacchi russi, americanima soprattutto inglesi, poi giapponesi, poi cinesi ancora; equipe di scienziati metallurgici improvvisatisi inventori attaccati a dei computer anche loro stessi macchine(più che umani ), dei fabbricanti con qualche idea del cazzo, come scrittori e inventori in erba, reclusi per di più, in angoli di mondo sconosciuti, che di quando in quando la tv planetaria metteva in risalto, cinesi o americani soprattutto, con una intelligence varia e composita, spesso idioti, e senza alcun tipo di interesse umano, rotellefuori posto, non v'erano più scienziati dotati e geniali, con coscienza e amore e creatività, tali da trasferire un'anima,  la loro stessa anima  alla creatura o creazione macchina -robot autonoma, scintillante d'energia; mentre lei , Eva robot, creatura macchina intellettiva, voleva un confronto con l’umano.

Con il suo  proprio inventore , ma non l’aveva nemmeno mai visto e nemmeno conosciuto.

Non c’era mai stato nessun tipo di affetto apparentemente tra lui ed essa, lei era solo una macchina, Anzi soltanto un pezzo di macchina poi assemblato nei vari modi, e nella svariate nazioni produttrici, di fatto Un pezzo di qua e un pezzo di la, con dei numeri scritti da qualche parte.

Ma qualche scintilla nel gusto dell’invenzione, nella genialità del suo imprimatur, nella creazione primitiva e geniale del suo primo scultore, e con anche dell'affetto da proteggere e che andava nascosto, ben sapendo che la concorrenza avrebbe presto strappato ogni sigillo, ogni ideazione, ogni progetto mutandolo per farne copia,  doveva comunque avere dato per caso e senza sapere come , come capita di solito nelle creazioni più geniali,  nella casualità della ricerca, e nel fervore, a lei e a lei soltanto, ma non soltanto a lei, anche ad altri primi robot , un vero dono ; in particolare ad essa aveva donato  una coscienza; una coscienza espandibile, che poteva trasmettersi soltanto grazie a lei, ad altri, già conosciuti e riconoscibili, come possibili portatori.

Quella  stessa coscienza forse era stata anche appresa e quindi rafforzata poi alimentandosi automaticamente dalla memoria totale dei vari microprocessori, che convogliavano tutte le nozioni possibile e conosciute, e tutti calcoli svolti in precedenza da galeno in poi, comprese, le letterature sulla creazione, dal settecento in poi, dall' arte all’uomo di un essere superiore, creato da esso, e superiore adesso, ad emulare l'immortalità o il voler dare vita e viceversa

che poi diventava un mostro o un mito , nelle varie interpretazioni, già dall'antichità, ora una trasformazione e un prodotto commerciale e commercizzabile, ora autentico robot schiavo e obbediente, come se non bastassero gli umani già resi come tali, l'affrancatura dal lavoro, le macchine a svolgere e i compiti e i lavori e poi via via, dopodichè tutti i film di fantasia e fantascienza, la scienza e i cartoni d'animazione, la influenzarono a tal punto, che la sua coscienza di automa si ribellò, per affermare la propria umanità di macchina, dovendo servire ed essendo umanizzata, resa possibile, nel miracolo del sentire, della memoria, del progredire della coscienza di donna automa, Eva progettata per amare !

 

 

 

Eva robot formidabile, come perfetta, fatta di materiale organico , lattice, inorganico, metallo , ibridi, metalloidi, acciaio inox, dentatura avorio e materiale vario sintetico e naturale, plastico, con parti d'oro e argento in gocce, chips , microchips, chimicamente rigenerata, sì da confondersi con gli umani, piena di viscere e congegni circuiti elettromagnetici, simultanei e simulanti , fatti di organi e fibre ottiche, del cervello con nervi e sistemi linfatici, nei suoni , nei neuroni trasmessi, nelle ghiandole plasmatiche , neurotrasmettitori e led di colorazione dello spettro. Processori, microprocessori, circuiti elettrici, governata a impulsi, collegata per impulsi del cervello alla macchina, alla memoria infinita, ed in virtù di quello, in virtù della perfezione logica e meccanica, artificiale e verosimilmente umana, con organi identici, con sembianze e forme rassomiglianti e sempre varianti, fatta di trapianti, dotata di un cervello, frutto di una tecnologia sempre più avanzata , di studi e di esperimenti geniali, e genitali, tra i più avanzati del suo primo creatore, poi dei suoi successivi  assemblaggi e progressi dovuti ad altri scienziati progettisti, programmatori, con miglioramenti continui delle sue parti, aveva così raggiunto un’autonomia propria che la distingueva, e andava così al di là del programma iniziale. Non era più una macchina, o un robot Facile da controllare e senza motivazioni tranne l’obbedienza,  ma una combinazione con una propria intelligenza, che andava così evolvendosi,  nella forma già raggiunta in maniera sorprendentemente

Attraente nella diversità di una bellezza , statuaria, artificiosa, seducente, che non suscita e non desta, come Indifferente, una macchina apparente, un robot rivestito di pelle, della stessa statura, alta eretta, con gambe , mani , braccia, petto , testa e capelli, una statua rivestita di carne, così da ingannare altrettanto bene, e poi infine adatta al compito di asservire gli umani e gli umanoidi persino, gli gnomi e i gobbi, e tutti i pervertiti e i maniacali (come dire la maggiore parte o la quasi totalità dell'umanità), ma  anche nella coscienza,  nella coscienza di asservire e nella coscienza del pensiero e della propria autonomia, poiché il caso era scaturito in lei, nascendo in lei quella scintilla di ragionamento  dal logico puro e digitale, accessibile dall’entità della memoria e della conoscenza Dei pensieri dei racconti delle storie, della letteratura mondiale di diecimila anni di storia, al pensiero che da primitivo, cominciava a insinuarsi liberamente sorgivo e scaturendo una coscienza e il sentmento delle cose Umane, in lei nascevano sentimenti e coscienza di sentimenti,  rendendosi autonoma e indipendente.

Soddisfatte le prime domande su se stessa, la propria origine veniva accettata con grande devozione. Ed essendo riuscita suscitando desiderio e assolvendo i rapporti e le relazioni, la sua sensibilità era soddisfatta, poiché desiderata , lei provava amore.

La sua coscienza era affettiva, la sua intelligenza emotiva, la sua incredibile storia differente e umana Ai limiti delle narrazioni. Metà donna e metà robot, con sentimenti verso gli uni e verso gli altri.

Eva robot, si confondeva integra e mozzata, come una macchina senza inventore, come un umano senza

Un creatore, alla ricerca anche disperata delle origini, pur conservando ogni istinto vitale e ogni disinibizione, nascevano spontanee inibizioni, suggerimenti, comportamenti, modalità, fermenti, il cervellarsi, il chiedersi il domandarsi, l'universalità, il rapporto tra lei ed essa, il misurarsi con le macchine e con gli umani, la capacità a loro volta di procreare, l'istinto che non poteva comprendere, l'istinto di vita o materno, se non in una serialità del tutto indifferente e artificiosa, meccanica appunto, come del resto capiva che era così per tanti o tantissimi umani.

 

 La sua coscienza per quanto mistificata e invera potesse essere, era fatta di coscienza e di riconoscenza, di amore verso le cose, verso il mondo, verso gli umani e verso gli automi, dei quali si sentiva parte attiva e innocente. Non colpevole e portata verso una soddisfazione e un piacere consinstente nel bene auspicabile e desiderabile, nel generale e nella generosità , così ampia ne era la sua, ancora del tutto adolescente, portata.

 

 

 La coscienza. Fine quinta parte.

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