Lettera

“Lettera”                                                        

 
Cara amica,
è tanto che non ci si legge, ho molta amarezza dentro e mi serve un aiuto per
capire e capirmi. Attendo tempi migliori per vivermi, consapevole che non ve
ne saranno altri e che neppure verrò tutelata per vivermi al meglio.
Attraversare  una strada, accompagnata dal fedele braccio, che dovrebbe
proteggermi da scontri inevitabili non ha impedito al ciclista che ti giunge
addosso, a causa di distrazione manifesta, di travolgerti. Attendo spesso un
ascensore speranzosa che presso l’ultimo piano venga serrato il portello e io
non debba allertare tutti perché venga messo in condizioni di essere agibile
e qualora chiedessi  un semplice gesto mi venga risposto dal giovane vicino
rabbioso che mai si debba  pensare a me ed alla mia stupida sclerosi multipla 
in quanto si hanno problemi più seri.
Allertare i carabinieri affinchè l’incendio causato dai soliti vandali sotto
casa venga sedato e questi ultimi redarguiti...e i carabinieri arrivino con
le sirene spiegate annunciando la loro presenza sia alla popolazione che ai
malviventi: ecco essi avranno  il tempo di fuggire così allertati.... e nulla
si fa perché i testimoni hanno insito il dono comodo dell’omertà.
E che dire del vicino di casa che fotografa i morti nelle camere ardenti e poi
con orgoglio ti mostra la raccolta di foto e scopri che fra queste immagini
ci sono i tuoi affetti? Lo stesso vicino che per demonizzare una malattia del
parente simile alla tua ti ricorda che in ogni caso farai la stesa fine?
Ecco alcuni momenti di mia vita attiva a vivermi scandita da queste piccole
esperienze che di per sé sembrano barzellette, non-sense.
Ecco, Tere, alcuni piccoli esempi di educazione alla legalità intesa come
istruzione morale ed etica al convivere e vivere civile, con incongruenze
paradossali.
E poi? poi accade l’inevitabile e tu, seduta sul tuo valido e inseparabile
ausilio, presso un banchetto del mercatino di zona, in attesa che il tuo
braccio d’aiuto faccia la spesa per te. E sei li con i tuoi limiti fisici e
una mente martoriata nell’io dell’apparire e della tua femminilità minata. Il
cuore in gola per la stanchezza è una disabilità che non perdona,
inaspettatamente ti ritrovi a subire il sopruso di essere scomoda. Rilassi
per un attimo la mente e il corpo, pianificando una telefonata a te, cara
amica, uno scritto o cosa preparare per pranzo agli affetti...quando una
veste nera ornata di occhiali voluminosi e  capelli legati al vento e aria da
alta borghesia arricchita ti urta (in quanto pare in quel momento si sia
persa la fattezza materiale diventando forse vetro o fantasma) e poco
garbatamente ti ricorda cosa sei diventata: il solito ingombro. Lacrime
trattenute a stento, le avevo li, credimi, mi conosci e sai che non è da me
essere crudele, ma mi sono posta allo stesso livello, urlandole un monito
meno educato della sua stessa battuta, augurandole di non essere lei il
prossimo ingombro.
Torni a casa  e ripensi alla scuola, ai passi per mano di chi ha cercato di
condurti al rispetto umano della vita e dei valori. Gli stessi che oggi non
vedi né vedrai tutelati, perché regna sovrana una sorta di manifesto
disinteresse dei cosiddetti tuoi pari. E ora ti chiedo se è giusto che io sia
diventata così.
E il tuo stesso figlio  si chiede il perché di tutto questo, il perché della
morte di un amico o di un rappresentante forza dell’ordine che ha cercato di
tutelare la propria vita o quella di altri...perdendo la sua.
Ogni giorno mi scontro con queste strane manifestazioni di incivile
convivenza, cerco di capire, ma sono troppo stanca per agire e oramai la mia
rabbia non è più sopita, ma è palesemente evidente, tanto che chi mi ha a
fianco la avverte epidermicamente.
Carissima, vivevo libera senza schemi mentali e forse, anzi, cieca al vivere
civile, non ledevo né mi ledevano e poche volte mi preoccupavo di altri atti
incivili, se non manifestando palese disappunto verbale.Tu lo sai come sono
cresciuta e il rispetto che ho sempre portato al mio prossimo, dando anche un
piccolo aiuto qual ora fosse stato il caso, ma senza coinvolgimento emotivo. Ma
forse erano altri tempi? Tempi, dove  tutti erano impegnati a istruire
all’etica della educazione alle legalità. Parole al vento, parole in giro,
parole inutili: tutti troppo impegnati a istruire se stessi alla
continuazione del delitto manifesto nei gesti verbali e materiali...ecco cosa
accade ora.
Mi chiedo a cosa serva crescere con regole se poi chi ci dovrebbe tutelare non
educa alla comunicazione gestuale, verbale ed etica, al buon senso dell’aiuto
reciproco. Ti chiedo se è stato corretto da parte mia rivoltare la condanna
di una vita .Diversa. Al mio prossimo.
Non so più cosa dire né fare, vorrei solo che si ricominciasse da capo,
insegnando ai piccoli cuccioli d’uomo che il calcio al compagno non è un atto
di difesa, ma un atto alla costruzione del rispetto basato sulla molestia e
sul dolore fisico. Vorrei che tutti si adoprassero a non delegare
pinco-pallino o pallina all’etica, ma che tutti la applicassero in proprio...
Vorrei. Tu sai cosa vorrei. sorridere al mio prossimo nella speranza di essere
ricambiata, senza paura che il mio stesso sorriso venga interpretato in altra
maniera.Ti lascio amaramente delusa da tutti gli eventi, delusa dal gioco
perverso di chi dovrebbe darci una mano e permette libertà a chi vaga,
danneggiando altre vite. Un abbraccio a te.