L'ospite inatteso

 

Eri inatteso,
a passi felpati arrivi.
Lasci sconcerto, regali paure.
Il dubbio della follia si insinua.
Lacerazioni dei sensi e delle emozioni,
mi pervadono infiltrandosi dolorosamente.
Anglosassoni camici
ti appellano come l'ospite inatteso.
Arrivi subdolo, inizialmente inerme
e poi devastante.
Crudele e spietato, ora sei qui
e mi invadi nel corpo e nel cuore.
Carezze non percepite,
un atto d'amore dimenticato,
un corpo che muore nel suo essere armonia,
la corsa nei prati verdi finita, una firma su un foglio mancata.
Sole luminoso perduto per mesi e solo ombre fugaci
occhi nelle tenebre attanagliano i sensi.
La perdita del gusto del leggere.
Eccoti, caro il mio ospite inatteso,
ora sei il padrone del mio corpo, ma non lacererai
la mia mente.
Lotterò contro di te,
garbatamente, spietatamente,
fino a che avrò cognizione di causa.
Benvenuto Ospite Inatteso,
hai sacrificato me, non permetterti
intrusioni figliali, sarai il mio suicidio di madre.
Notti insonni mi hai regalato.
Verrai ospitato, accudito.
Sarai trattato meglio di un ospite speciale,
ma peggio del mio nemico acerrimo.
Non mi mollerai, ne sono consapevole,
ma perirai con me:
è il nostro comune destino: Ospite Inatteso.

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