Il Giullare e la morte

Mi inchino a lor signori.. son soltanto un bardo di corte, ditemi quale giustizia avr? in morte? Sar? uomo, mendicante di vita per un sorriso gelato dalla vostra inumana corona! Quante di queste persone mandaste alla croce, e come fu il loro volto dopo aver patito. Perdonate Messere! Non sono niente e lungi da me l'esservi pari, ma io non credo nel Paradiso ed ignoro qualsiasi Inferno. Dinanzi a voi, non mi inchino n? mi prostro, sono pronto al sacrificio pur di scoprir la verit?! Cosa v'? dopo la morte, come ogni uomo vivo ignoro! Ed io, che di storie e filastrocche, ne ho sempre decantate e taciuto molte altre, poich? con questi occhi ho scavato la realt?, bramo verit? per qualcosa che mi ? estraneo raccontare. Non vi preoccupate messere, se giustizia divina sar?, nei vostri sogni torner?! Ma se come penso io, chi mandaste alla croce giustizia non ebbe, allora il silenzio sar? eterno ed il conforto vostro duraturo. Questa vita, mi si allontani dalle dita Messere! Perch? complice son Io del vostro macabro sorriso! Di voi che morte spargeste per vostra vanit? maschina, e che oggi ripudiate questa pace che propongo, perch? inadatto ad abbracciare un umile giullare! Piegatevi Messere e colpite con la falce della vostra giustizia reale, il capo di colui che il sorriso seppe procurarvi, dopo aver mandato alla morte umili uomini e giovini donne. Colpite messere ch? mai sazio sar? della vostra ira imperfetta, poich? come Dio vi innalzate all'uomo, ed invece siete fiera con aguzzi canini! E adesso che la condanna davanti gli occhi miei si para, voi siete ancor uomo ma date la morte! A chi giammai in vita, ridere seppe, ma gaio fu sempre per volont? vostra. Scusate messere ma son bardo di corte, con un sorriso beffardo v? incontro alla morte, guardatemi ora morire per bene, sorridente e felice spezzar le catene. Lisbon

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