La dolce morte

Indro

mi manchi

manchi alle gole che stringono silenzi

che gridavano attraverso la tua voce.

Gole strozzate

soffocate nella morsa di mani talari,

chiappe ben salde a poltrone tremanti

che nascondono nefandezze orride

dietro facciate di parole profuse

gettate come oppio sui popoli

a nascondere il marcio.

 

La tua voce Indro

era la voce di tutti gli uomini

a cui è negata la libertà di essere tali

non potendo scegliere di vivere

e nemmeno di morire.

Uomini che si sono ribellati

ed hanno pagato la ribellione alla schiavitù

e lo stacco della spina del dolore e dell'umiliazione

con la negazione dell'ultimo ingresso

nella casa di Dio,

un Dio di infinita misericordia

ma rappresentato in terra

da burattini di cartapesta

predicanti elemosina per i mali del mondo

che guardano dal loro mare d'oro.

 

Raccolgo le tue parole Indro

e me le metto in tasca

custodendole come divino insegnamento

che tu scrittore della vita hai profuso a me

che mi sorprendo a un tratto

poeta della morte.

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