20 NOVEMBRE

  

  20 NOVEMBRE

Una data che si avvicina  e i pensieri iniziano a camminare con i tacchi a spillo dentro il cuore.
Ne sento prima il ticchettio leggero, sempre più forte il peso, man mano che aumentano... poi il dolore.
Continuano indifferenti a tutto, calpestano anche l'anima incuranti del male che lasciano.
Neppure le urla mie mute, li fermano...
Resto inerme, incapace di reagire ed ecco che la mente fugge via dall'oggi...
Mi sento scaraventata indietro, vorrei fuggire invece mi lascio ancora una volta trasportare.

Tutto è come allora...

Immobile davanti ad un volto bianco, osservo quelle labbra, fino a ieri sorridenti, ora serrate.
Due occhi, luminosi e pieni d'amore, adesso chiusi per sempre.
Le mani candide, che mi accarezzavano, incrociate su quel petto, che tante volte mi ha tenuta stretta.
Sento la rabbia salire da dentro ed urlo così forte che le pareti potrebbero aprirsi, e il soffitto crollare;
ma non accade nulla.
Mi accorgo, allora, che è solo il mio cuore che grida,
mentre dalle labbra, solo un sussurro, mentre continuo a ripetere..
alzati, guardami parlami, non restare ferma. Ti prego, ti prego, ti prego....
Continuo all'infinito a ripetere parole senza senso che nessuno ascolta.

Eppure resto lì, a farmi male, in quel punto, dove  non sono né vicina, né lontana a te, Mamma.
Nessuno può toccarti, mentre io vorrei stringerti forte...
Non voglio muovermi, nulla mi scuote, neppure il pianto dei miei figli, che mi guardano,
incapaci di capire perché non parlo, ne sanno quello che ho perso...
Troppo piccoli!

Passa la notte ed io, ancora là, ad aspettare un gesto, un movimento,
ancora incredula, ancora speranzosa....
E' il mio primo grande dolore, non posso accettarlo, lo rinnego con forza,
come rinnego, rabbiosa, chi ha permesso che accadesse...
Non una lacrima sul mio viso, niente di niente...
Addosso ancora i brividi dell'acqua gelida, che scendeva sul mio corpo, quando mi sono chiusa nella doccia;
 sperando, inutilmente, che mi svegliasse da un incubo senza fine,
e con il viso disfatto contro il vetro, continuavo a ripetere...
ora mi sveglio, è solo un brutto sogno, non può durare per molto,
 fra poco sarà l'alba e il sole porterà via la notte....
Ma è un aurora che sto ancora aspettando e che non arriverà mai.

L'immagine tua confusa con la mia;
fissare quel legno, scuro, che ti toglie al mio sguardo, le mani aggrappate a chi sta portandoti, per sempre, via da me...
e poi il vuoto della tua assenza, che mi porto dietro e non mi lascia mai...
Allora, non una lacrima è scesa sulle mie gote.
In quel gelido giorno di novembre, ho chiuso gli occhi,
come un sipario, su quella commedia, non volevo sapere il finale;
 e sono restata così, senza aprirli più, tenendo a freno quelle gocce salate che bruciavano e premevano...
No,  non volevo e non potevo piangere...

Così mi porto stretto dentro il mio dolore, come un iceberg, che nulla riuscirà a sciogliere
 e che ogni anno si rinnova, lasciandomi disperata e sempre più vuota, sola,
senza più il tuo dolce sorriso e la tua voce che sussurra il mio nome.


Altre opere di questo autore