Le storie dell'Antico - Gebe

 
Tutto ciò che leggerete è storicamente avvenuto, storie note e meno note, segreti svelati e misteri irrisolti, persone che la storia ha dimenticato, fatti che hanno determinato le svolte decisive nel destino degli uomini.


Io sono l'Antico. Sono qui dall'alba dei tempi. Tutti prima o poi passerete da me, vi fermerete alla mia taverna per una breve sosta, prima di riprendere il cammino verso la veglia o la notte eterna. La mia taverna si trova in un luogo di passaggio, in quella zona che separa il modo dei sogni dal territorio degli incubi e dal nero mare dell'oblio. Tante storie, qui, vengono narrate dalle anime perse in attesa del loro destino finale..


Il fuoco scoppiettava nel camino della "Taverna dell'Antico".  Ai tavoli, uomini e donne di tutte le epoche, si scaldavano sorseggiando quell'ultimo ristoro prima di intraprendere il cammino per la strada a loro assegnata.

Una voce si sollevò più forte delle altre da un soldato mongolo seduto al tavolo con un centurione romano ed un contadino Franco.

- Temujin è il più grande signore della terra! Il Flagello di Dio! Il Gran Khan! Capo supremo nelle battaglie e nelle cacce, signore di tutte le genti che abitano nelle tende di feltro! E Gebe è il suo più grande condottiero! Quale impero si è esteso dal grande mare ad est fino alle soglie del piccolo mare ad ovest? Ho cavalcato al fianco di Gebe "la freccia" tutta la vita, ho combattuto battaglie contro ogni tipo di gente e sono morto come ogni uomo libero deve fare... con il vento freddo che ti sferza il viso mentre il cavallo galoppa nella steppa e l'arco sibila come un serpente tra i sassi!-

- Gebe! Ne ho sentito parlare durante i miei viaggi in oriente... Nessuno sa come sia diventato generale di Gengis Khan... - disse un mercante veneziano da un altro tavolo.

Il mongolo si alzò in piedi e si guardò attorno, mentre nella sala era calato il silenzio e tutti guardavano lui. Era basso,  indossava un'armatura di cuoio ed un elmo di ferro con la parte inferiore fatta di pelle di bue indurita, al fianco una sciabola affilata da un solo lato e ricurva. Era cosparso di grasso fetido come usavano le sue genti per proteggersi dal freddo.

- Volete sapere come diventò generale Gebe? ...- Sputò per terra ed incominciò a narrare.


...era stata una bella battaglia. Avevamo vinto. Temujin era stato colpito da una freccia al collo e sedeva vicino la sua tenda mentre uno schiavo cinese gli stava ricucendo la ferita. Alcuni di noi controllavano i corpi a terra dei nemici raccogliendo le frecce e finendo i feriti con un colpo di sciabola. Io ed altri miei compagni avevamo radunato i prigionieri e, dopo averli divisi, portammo quelli che sarebbero stati decapitati davanti al Khan perché non volevano sottomettersi. Temujin li osservava uno ad uno. Poi, con un gesto brusco, allontanò il servo facendolo cadere a terra ed impugnò la spada. Tra i prigionieri c'era l'uomo che l'aveva colpito! Gli si avvicinò guardandolo fisso negli occhi.

- Dategli una sciabola! - ordinò e subito io gli porsi la mia. - ...Sei bravo con l'arco... ma vediamo se lo sei altrettanto con la spada! Combatti! Ti do la possibilità di morire da uomo!- Il prigioniero prese la sciabola. Nei suoi occhi non c'era paura. Era un soldato, un guerriero preparato alla morte. Tutti gli uomini si radunarono a cerchio attorno ai due.

Fu un duello degno di Gengis. Il mio signore combatteva con la furia di un lupo ma il prigioniero era altrettanto bravo a parare i colpi e a sferrare i suoi affondi come un serpente... Ma, per quanto abile, nulla poteva contro Temujin che con un colpo poderoso gli ruppe la spada e lo scaraventò di schiena a terra... Gengis Khan sollevò la spada per sferrare il colpo finale... il prigioniero lo guardava coraggiosamente negli occhi. - Dimmi come ti chiami!- Tuonò Temujin - Affinché gli spiriti della steppa ti possano trovare stanotte!-

- Mi chiamo Gebe... e gli spiriti della steppa troveranno le mie frecce ad attenderli! Colpiscimi! Se mi uccidi sporcherai solo un palmo di terra, ma se mi prendi con te avrai un tiratore d'arco che ti conquisterà la terra fin dove la sua freccia, che ben conosci, giungerà...-

Temujin lo fissò per qualche istante che sembrava un'eternità... Tutti noi osservavamo trattenendo il respiro. Poi  il Khan sorrise, abbassò la sciabola e tese la mano al prigioniero aiutandolo a sollevarsi da terra. - Gebe! Gebe la freccia ti chiamerai da ora in poi! Che la tua freccia sia al mio servizio finché calcherai la polvere della steppa!- Urlammo tutti il nome di Gengis. Ed in cuor nostro sapevamo che il Khan aveva deciso bene... Infatti Gebe ci guidò in mille battaglie e la sua freccia volò lontano fino ai confini della terra.


Il mongolo terminò il suo racconto. Guardò tutti e poi si diresse alla porta. Il vento fuori ululava. Quel piccolo uomo salì in groppa al suo cavallo e partì al galoppo per la sua ultima corsa.

Uscendo urtò la spalla di un cavaliere che stava entrando. Aveva una cotta di maglia di acciaio e, sopra, una tunica con una croce disegnata sopra. Uno spadone gli pendeva da un fianco ed in mano aveva un calice... Tutti capimmo che era il Grahal...

Ma questa è un'altra storia....

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