Le storie dell'Antico - Ankhesenamon

Tutto ciò che leggerete è storicamente avvenuto, storie note e meno note, segreti svelati e misteri irrisolti, persone che la storia ha dimenticato, fatti che hanno determinato le svolte decisive nel destino degli uomini.
Io sono l'Antico. Sono qui dall'alba dei tempi. Tutti prima o poi passerete da me, vi fermerete alla mia taverna per una breve sosta, prima di riprendere il cammino verso la veglia o la notte eterna. La mia taverna si trova in un luogo di passaggio, in quella zona che separa il modo dei sogni dal territorio degli incubi e dal nero mare dell'oblio. Tante storie, qui, vengono narrate dalle anime perse in attesa del loro destino finale..

Una ragazza bellissima sedeva ad un tavolo, da sola. Aveva lo sguardo triste e fiero allo stesso tempo. Lo sguardo di chi aveva avuto un'infanzia troppo breve. Indossava un'ampia veste bianca adornata solo da lunghe e morbide pieghe.  Un soldato ittita, due tavoli più in là, la fissava quasi a voler leggerne l'identità nei suoi occhi scuri. La ragazza si accorse di essere osservata e, rivolta al soldato, disse - Perché mi guardi così assiduamente, uomo?- L'ittita senza distogliere gli occhi dai suoi rispose - ... il tuo volto non mi è nuovo, donna, chi sei? ...mi ricordi qualcuno... e qual è la tua storia?-
Il timbro di voce del soldato e la bellezza della ragazza attirarono l'attenzione di tutti i presenti nella Taverna. Il silenzio calò. Era il preludio ad un'altra storia.

Sono vissuta nel 1340 a.C. a Tebe, la città dalle 100 porte, splendida come Babilonia dalle torri stupende, come Ninive dai meravigliosi giardini e Hattusas capitale del popolo dai 1000 dei.
Mi chiamo Ankhesenamon, terza figlia del faraone Amenhotep IV o Akhenaton, come lui voleva essere chiamato, e di Nefertiti sua sposa. Moglie del faraone Tutankhaton o Tutankhamon, come lo costrinsero a mutare il nome coloro che lo assassinarono, anch'egli figlio, unico maschio, di Akhenaton e Kyia sua concubina. Fui data in sposa, alla morte del faraone, al giovane re quando aveva nove anni... ed io dodici. Due bambini eravamo. Indifesi ed inesperti. Prede di un uomo senza scrupoli e dall'ambizione smisurata: il gran visir Ay. Per otto anni io ed il mio giovane marito siamo stati manovrati da Ay. Per ingraziarsi i favori e la fedeltà dei nobili e dei sacerdoti, ci costrinse ad abbandonare il culto di Aton che dà luce e calore agli uomini, facendoci ritornare al vecchio culto di Amon Ra. Il suo potere era diventato superiore a quello del faraone mio marito, ma la sua ambizione non era ancora sazia: voleva diventare lui stesso signore dell'Alto e del Basso Egitto e... voleva me. Tutankhamon, resosi conto di quanto stava accadendo, decise di ripristinare il culto di Aton per togliere ad Ay ed ai suoi sostenitori il potere. Furono due anni terribili: noi, sovrani d'Egitto, dovevamo tramare contro un nostro servo! Un giorno Ay, fingendosi pentito, invitò Tutankhamon ad una battuta di caccia e lo uccise, aveva diciannove anni. A tutti disse che era caduto dal carro finendo sotto gli zoccoli dei cavalli... non c'erano testimoni a parte quei traditori dei suoi uomini. Non c'erano eredi al trono perché per ben due volte la mia gravidanza era finita male. Ma l'Egitto doveva avere il suo faraone ed Ay mi imprigionò affinché lo sposassi per legittimare  le due corone alle quali ambiva da tanto. Ero disperata. Mio marito e fratellastro, l'uomo che amavo, era stato ucciso e non potevo fare nulla per liberarmi dal suo assassino che ogni notte veniva nelle mie stanze per violentarmi... Decisi di chiedere aiuto a Suppiluliumas, grande re degli Ittiti e nostro nemico... Gli inviai una tavoletta con la preghiera di farmi sposare un suo figlio poiché mai avrei sposato un mio servitore nonché assassino di mio marito. Il re ittita dopo qualche esitazione (non gli sembrava vero...) accettò ed inviò suo figlio Zannanza con una scorta che non arrivò mai a Tebe. Ay li aveva fatti massacrare... Ormai, priva di ogni speranza ed aiuto, fui costretta a diventare moglie di Ay. Finalmente aveva legittimato la corona: era il faraone! La notte, dopo il banchetto di nozze, mi uccisi.

Con lo sguardo velato di lacrime e fisso nel vuoto Ankhesenamon finì di narrare. Il soldato ittita abbassò il capo mormorando - ...io ero nella scorta di Zannanza...
La regina, ad occhi chiusi, dondolandosi su se stessa, iniziò ad intonare un canto con voce dolcissima e triste nella sua lingua antica:

"Sono la sorella tua
Che hai molto amato.
Ma perché sei così lontano da me,
tu che sapevi scherzare così bene
e tanto amarmi?

O misero, misero,
ora tu taci
e nulla più dici.
Tu che avevi tanti servi,
forse sei là
dove non c'è nessuno,
tranne gli Immensi con occhi ardenti.

Disperazione, disperazione!
Terribile il mio lamento.
Tu che sempre eri con me
nei giardini sulle rive del Nilo,
immobili tra le bende sono ora le tue gambe.
Mi riconosci?
Sono la tua consorte,
la tua amata sorella...

O dolore!, dolore!
Desiderio grande
ha il mio corpo del tuo,
ma il tuo corpo è freddo.
Sono tua sorella
e mi hai abbandonato.
Sola devo tornare a casa...

E' tuttavia bello questo giorno,
perché colui che è felice
rinascerà nel corpo di Osiride....

Bello è questo giorno,
perché ti proteggeranno
l'uomo, lo sciacallo, la scimmia e il falco
che sono le quattro facce di Horus...

La gioia è soltanto
in colui che riposa in pace.
Con il segno di djed
mangerà i cibi di Osiride...

E' tuttavia bello questo giorno
per la mummia
che in sé
rinserra uno scarabeo.

Verso occidente
il luogo cui sei destinato,
la terra dove è piacevole vivere..."

Nel silenzio assorto uno scalpitio di zoccoli, il rumore delle ruote di un carro da guerra. La donna si alzò con movimenti fluidi, nei suoi occhi una luce, nelle sue labbra un sorriso. Uscì dalla taverna verso l'uomo, un ragazzo, che l'attendeva. Con una mano teneva le briglie e l'altra la tendeva verso la ragazza. La cinse a sé ed incitò i cavalli nella loro corsa, finalmente insieme come quando erano sposi bambini... per l'eternità.

Una donna con paramenti sacri e portamento mascolino entrò in quel momento nella taverna... era la papessa Giovanna...

...ma questa è un'altra storia...



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