Truciolo

?Truciolo? Prologo Una strada, due pilastri in tufo, scarnificati dalle intemperie e dal tempo, un cancello arrugginito semiaperto e dentro racchiuso il nulla, solo un campo d?erba secca dove l?occhio si perde e, solitario, un gatto che si finge tigre nella savana e lo traversa a coda alta. Rinchiudere il niente ? come tentare di racchiudere il pensiero, neanche la scatola cranica ci riesce, viene fuori sotto forma di parola e, nel vuoto, puoi immaginarci tutto dentro. Un pittore che conosco, ci ha realizzato un quadro, ?La solidariet??, oltre il cancello, in un campo fiorito, l?angelo del Caravaggio, con due ali marroni, pesanti come macigni, chino a sostenere un San Francesco morente, dietro di loro, un cielo arancio e poi pi? niente. Io, ci immagino una costruzione e?-un re, diranno subito i miei piccoli lettori- e invece no, non c?era neanche il falegname e il ciocco di legno, questa ? una storia residua, di scorie d?impalpabile niente. Quella sera, mentre il falegname Geppetto, nella sua casetta fredda, penava dietro il suo pestifero burattino, il suo compagno Mastro Ciliegia, ricorderete perch? lo chiamavano cos?, venne a chiedergli in prestito qualche asse di legno per lavorare, in mancanza, si accontent? anche delle scaglie, cortecce e trucioli che Geppetto aveva sbalzato dal ciocco mentre realizzava il suo burattino; cadendo ognuna aveva emesso il suo piccolo ?ahi!?, troppo debole per essere percepito dall?orecchio stanco del falegname e comunque prevaricato dal vociare esuberante del pi? famoso parente. Era ormai sera,?Le user? per riscaldarmi almeno un po??, pens? Mastro Ciliegia e si avvi? col suo cartoccio. ?Buonasera! maestro?, lo apostrofai, ?oh, il nostro poeta, salute!?, mi rispose. ?Beato lei che ? arrivato?, dissi. ?guardi, ha lasciato anche il cancello socchiuso?, ?? vero, che sbadato?, ?la saluto Maestro che ho molto da camminare?, ?lo so, lo so, le auguro di arrivare a casa, prima o poi?. Appena entrato per?, con le mani impegnate, gli capit? d?inciampare nell?unica sedia che era apparsa, era cos? povero da non avere neanche i soldi per comprare l?olio per la lampada. I trucioli cadendo finirono in una bacinella di colla. Quando l?indomani con la luce, tent? di recuperarli, questi si erano ormai uniti tra loro e quello che M.C. tir? fuori dalla bacinella fu una forma allungata, un po? tonda e riccia in cima, con delle appendici mobili. Asciugandosi all?aria, questa massa informe, diede al falegname, il quale, viveva anch?egli da solo la stessa idea del suo collega. Quando ebbe finito di lavorarci, questo nuovo burattino era per?, molto diverso dal precedente, che tutti conosciamo, innanzitutto era un tipo appiccicoso, voleva stare sempre ?col su babbo?, non aveva la rigidit? legnosa tipica dell?altro anzi, era morbido e flessibile e poi aveva un difetto di pronuncia, non era proprio balbuziente ma parlava sillabando, era cio?, come se tutti i pezzetti pronunciassero una sillaba ciascuno, il risultato fonico, era una balbuzie cantilenante piena di nonsense che gli avrebbe procurato non pochi guai. Mastro Ciliegia lo chiam? ?Truciolo? perch? aveva in testa tanti riccioli biondi e non solo e poi, era sempre meglio di ?Segatura?. Questa ? la sua storia?che forse scriver?. Continua?

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