L'uccellino abbandonato

Argentea gabbia
era la mia vita.
Canto melodioso
dovevo intonare
per nascondere
un destino
dalla natura
già tracciato.
Stavo al centro
della stanza
su di un tavolino
intarsiato
di lignei fiori
ove poggiare
qualunque cosa:
un telefono
un block-notes
un suppellettile decorativo
un fardello
da parcheggiare
un'alta candela
da spegnere ed accendere
all'occorrenza.
Ammirato
come oggetto prezioso
ero spettacolo
preferito dagli ospiti
di casa.
Nella gabbia
d'argento consumato
solo la luce
accarezzava l'anima
quando le verdi tende
della stanza
sipario d'una
vecchia finestra
della vita
si schiudevano
per celare
agli occhi indiscreti
dei passanti
quella strada confinante
le possenti mura.
Udivo il pianto
del mio consumarsi
gocciolare e solidificarsi
per il gelo
che il posto
aveva preso
di quel tiepido
sole d'amore
che m'avrebbe in vita
conservato.
Speravo che qualcuno
volesse cambiare
l'arredamento...
ma così non fu!
Dopo anni di solitudine
e dolori mai rivelati
il piccolo mondo
ove abitavo
più non udì
cinguettio alcuno.

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