Un dicembre di nebbia

Senza permesso alcuno
nell'anima è entrata
la fitta nebbia decembrina
dopo che un innocente sole
dei monti aveva baciato
le innevate guance.

M'ha assorbito il sorriso
come ha fatto con le nubi
immacolate e lucenti
che libravano nel cielo
sul mio assonnato paese
come piatti di bilance.

Arduo e assai difficile
è descrivere quest'oggi
l'intenso malore
che all'istante mi consuma
sperando fosse lampante
all'altrui invisibili occhi.

Colui che il sentimento
non detiene, mai è vivo,
né può riconoscere la sofferenza
celata nell'indimenticabile giorno
bagnato da mesta solitudine
e taciturni pianti senza sbocchi.

Il cuore mi si è stretto
nell'allontanare il desiderio
d'essere alfine un tempo ricordato
sino al dissolversi dell'atmosfera
di un'umida coltre che tutto copre
per naturale esistenza.

Pur se, al mio rincasare,
mi parrà di guardarmi allo specchio
dinanzi alla sfioritura d'invisibili fiori
che avrei voluto mi fossero regalati
da qualcuno che ha dedicato
un gentile pensiero alla mia essenza.

Altre opere di questo autore