Il canto dell'usignolo. Liberamente tratto dalla chanson di Marie de France "le lai du laostic".

Si amarono così, d'amore vero,
sotto la volta indulgente delle stelle
la dama e il cavaliere,
con dolci sguardi e timidi sorrisi.
Di notte, quando la luna riluceva
e il suo signore cadeva addormentato
la dama si levava lesta
avvolta in un mantello fatto d'oro,.
A passi lievi davanti alla finestra e lui alla sua
pronti alla deliziosa veglia,
solo il piacere di guardarsi
senza parola alcuna a rompere il silenzio.
E quando le fu chiesto per chi perdesse il sonno
rispose lei indugiando appena:
"del mondo non conosce la bellezza o sire mio,
colui che non ascolta cantare l'usignolo.
Ecco perché sto qui - sussurrò ferma -
ascolto nella notte la dolcezza".
Ma l'uomo vile conoscendo il vero
fuggì veoloce con l'ira per compagna
e ritornò al chiaror dell'alba,
il piccolo usignolo senza vita.
Pianse la dama col cuore lacerato
e strinse forte al petto la creatura,
sapendo di aver perso in una sola volta
il canto melodioso e il vero amore.

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