Il cesto e la vecchina

L'ho vista solo pochi istanti,
quella vecchina;
mi veniva incontro
lungo il sentiero con un cesto
in mano, grande e vuoto;
un vestito d'altri tempi,
bello a guardarsi e pieno
di scaglie riflettenti,
forse cristallo
e in capo
uno scialle
più volte ripiegato,
come un cappello piatto.
Nell'aria della valle
correva tiepido
il pomeriggio
di una tardiva estate
ma come ancor mattino,
rondini bianche e nere
con magiche scie volavano
e garrivano fino a sfiorarla,
calandosi in picchiate
e poi, bellissime, s'arcuavano
su in alto nel contento cielo
che inverdiva la pianura,
rasserenava il bosco ceduo
e accompagnava il passo suo
non veloce ma leggero.
Mi fermai, non so perché,
la mano stretta sul bastone
ad aspettare che mi superasse
e  avevo già mosso il capo
in un  saluto di educazione
quando la vecchina mi sorrise
sempre in cammino verso di me;
poi d'improvviso un velo
...
e lei sparì!
Mi ritrovai fermo lì, da solo,
al centro del sentiero
ma dinanzi ai piedi c'era poggiato
a terra il canestro suo
di sottili canne intrecciate,
ora però pieno di rami d'erica,
su cui erano poggiate
due timide primule,
una rosa rossa
ed una splendida
dispiegata nemurosa.

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