Favola asincronica

 

Lui attraversò le terre di occidente
tutte
secoli e spazi intrusi fra di loro
e sulla porta
dell’asincronia
desideri precisi e sensi invasi
a braccia aperte la cercava
in gesti
nei giorni dove lei s’era accucciata…

Lei sentiva la strada che avanzava
rapida
più rapida dei passi dei suoi piedi
e con le braccia tese circondava
l’orizzonte ad oriente

lui s’invaghì dell’anima di lei
tutto lo spazio suo ne palpitava
nello scandire delle note acute

lei stringeva se stessa in una danza
ch’era rimpianto nostalgia distanza
e di lucciole spente aveva il cuore

lui creava confini
col suo corpo
al tempo ladro che la tallonava
tentando d’ingannare anche la morte

lei volgeva lo sguardo in lontananza
il cuore preso da una mongolfiera
che più portava in alto
e più distanti
carezze le sfuggivano le mani

e lui raccolse l’ombra di un abbraccio
ne fece un sogno da poter vestire
e mentre lei salpava in un addio
le fissò l’ora dell’appuntamento:

allo scoccare della terza luna
nei dintorni di Proxima Centauri
sulla stella più vivida del sole
ti aspetterò
per completarci, amore…

e lei:
io ci sarò
perchè là ti ho aspettato
nei secoli
per fondermi con te.

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