Cristina Bove
Andavo fiera della mia cultura
della mia storia
della mia nazione
e dormivo protetta dal silenzio
poi
dalle cortine della notte
a squarciarne il tepore
parole mute e volti di bambine
cresciute troppo in fretta
depredate d’infanzia
scese a patti con gli uomini
quando era ancora il tempo di giocare
donne bambine figlie di bambine.
Oh, donne mie, quando diciamo BASTA?!
Quando scendiamo in campo fra gli orrori
che i nostri figli chiamano ardimento?
Quando rifiuteremo ogni sostegno
agli uomini che leggi dell’amore
violano
e poi contriti sotto sacri emblemi
pregano osceni un dio simile a loro?
Ai padri inginocchiati ad implorare
che i propri figli vengano comprati
dal migliore offerente
venduti per un frigo o una tivù?
Siamo noi
donne e madri di questo amaro tempo
che dobbiamo appropriarci della vita
e le ghirlande e i ceri sotto cupole d’ oro
le grasse offerte per mondarsi l’anima
guardarle veramente come sono:
armi silenti per sottrarci il cuore
per condurci arrendevoli al martirio.
Donne della mia lingua
e voi donne del resto della Terra
vi parlo l’ esperanto dell’amore
cambiamo noi le regole
e il valore
facciamolo consistere nell’anima
insegniamo noi stesse altro potere
che non sia solamente possedere.



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