Daniela Di Mattia
Correva senza voltarsi indietro, con il cuore che le batteva talmente forte giù nella gola, si inerpicava con passo veloce inciampando però sugli spuntoni di roccia, le spine dei rovi e le erbe urticanti le ferivano le gambe nude, correva a più non posso sulle colline intorno alla sua casa in Moldavia, correva fino a raggiungere la piccola radura sulla sommità della collina più alta, era il suo posto segreto dove si rifugiava ogni volta che aveva bisogno di ritrovare se stessa. Aveva pianto e riso lassù, aveva urlato la sua rabbia e inspirato l’aroma della pace, respirato a pieni polmoni dell’aria limpida e fresca, mentre si affacciava sulla valle e si immergeva in quel silenzio. Era triste quel giorno Eléna e aveva voglia di piangere arrivò in cima con il fiato strozzato si sdraiò sul prato, il contatto con la terra umida le diede subito coraggio, l’erba profumava di primavera, le solleticava la pelle, gli occhi strizzati per proteggersi dal sole e per cercare di ricacciare indietro le lacrime, rimase così a lungo immobile, il battere veloce del cuore muoveva il torace con ritmo cadenzato, aveva 12 anni e una gran voglia di piangere.
Assorta nei suoi pensieri sorseggiava una tazza di caffè, nella cucina della sua elegante casa nel centro di Firenze, aveva 36 anni adesso e una gran voglia di piangere e come ogni volta che le accadeva da quando era partita dalla Moldavia 16 anni fa tutte le volte che aveva bisogno di piangere tornava lassù in cima alla sua collina. Non Aveva ancora compiuto 20 anni quando lasciò la Moldavia per trovare la sua strada in Italia, partì con una valigia di sogni e gli occhi pieni di speranze e progetti.
Non fu facile per lei all’inizio e si arrabattò a fare qualsiasi cosa pur di sopravvivere e per i primi tempi fu parecchio difficile, poi incontrò Giovanni.
Era un pomeriggio di marzo, l’aria era mite ma ancora frizzante, decise di fare una passeggiata nel parco, lui era lì seduto su una panchina con un cappello di paglia e un bastone, guardava distrattamente le persone intorno a lui e quando Eléna si sedette per riposare sulla panchina l’uomo si girò verso di lei e con una voce profonda e leggermente tremula disse: - la primavera quest’anno anticipa i suoi giorni
- è una giornata stupenda l’aria è pura, fresca Rispose quasi a se stessa Elena
- di dove sei? Le chiese
– il tuo accento non riesco a capire sei russa?
- moldava rispose Elèna.
Cominciarono a parlare, Giovanni era curioso di conoscere la sua storia ed Eléna aveva una gran voglia di parlare e poi quel signore le infondeva una gran fiducia era austero ma dolce nello stesso tempo come solo le persone in là con gli anni sanno essere. Si rivolgeva a lei con un tono quasi paterno e parlarono fitto fitto per quasi un’ora, Elena gli raccontò della sua collina e della sua giovane vita in fin dei conti aveva solo 20 anni e non erano molte le cose da raccontare, era arrivata in Italia da alcuni mesi e ora si era stabilita a Firenze, la vita era dura per una giovane ragazza che si ritrova sola in un paese straniero.
Giovanni aveva 81 anni, una vita passata a dirigere l’azienda di famiglia, per molti anni si era dedicato solo al lavoro non avendo tempo per trovare una donna con cui condividere la vita e mettere su famiglia, fu suo padre che lo spronò a farlo con i suoi modi rudi e sbrigativi e apparentemente senza alcuna venatura d’affetto
- hai quasi 40 Giovanni se aspetti dell’altro non avrai a chi lasciare l’azienda quando tirerai i’calzino.
Parlava con uno spiccato accento fiorentino ed era un uomo abituato al comando e quelle poche parole più che un consiglio per Giovanni suonarono come un ordine. Il matrimonio di Giovanni non si potè definire felice, aveva sposato Marinella solo per avere un erede. Con la nascita di Piergiorgio, Giovanni si disinteressò quasi completamente della moglie e fu riassorbito completamente dagli affari.
- Adesso ha quasi quarant’anni e mi ha sostituito in azienda è bravo proprio come lo ero io ma non ha una via sua, né una moglie né figli ma io non sono come mio padre e non me la sento di imporgli il matrimonio. Lo ascoltava con interesse, Elena era rimasta affascinata dal racconto della sua vita a tratti triste e infelice sicuramente rigorosa e rigida negli affetti
- si è fatto tardi vuole che la accompagni da qualche parte? Gli domandò la ragazza,
- Grazie cara ma abito qui vicino tornerò a casa da solo.
Si alzò a fatica aiutandosi con il bastone, un cenno di saluto rivolto verso la ragazza e si incamminò. Eléna lo guardava mentre incedeva incerto, sorreggendosi al bastone e per un impulso irrefrenabile sentì di doverlo aiutare, si alzò e lo raggiunse con due falcate delle lunghe gambe abituate a scalare l’impervia collina della sua infanzia.
- Mi permetta di accompagnarla Giovanni mi farebbe davvero piacere e lo prese sottobraccio sorreggendolo un po’.



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