La coccinella allergica


 

"Mamma-mamma guarda: una coccinella!"
"Sì cara, va bene, non aver paura, è un animaletto innocuo e porta fortuna, stai tranquilla" rispose la madre con noncuranza.
"Sì mamma, lo so, ma guarda che buffo Miico: è tutto strabico con la coccinella sulla punta del naso!".
La famigliola era riunita su un grande e morbido plaid, in mezzo al prato blu e bianco di miosotis e margherite, con due grandi cesti di vimini colmi di panini dolci ripieni e succhi di frutta.
Il padre leggeva il giornale, con gli occhiali sulla punta del naso, più per il divertimento di Milly che per necessità di vista.
Milly rideva sempre quando lui, con aria seria, prendeva le mezzelune dal taschino della camicia e le appoggiava basse sul naso, incrociando gli occhi e sistemandone poi le stanghette a ricciolo, con gesti lenti, dietro le orecchie.
Milly stava ridendo proprio a quel modo, mentre col braccino alzato indicava suo fratello Mirco: "Sembra pappy quando mette gli occhiali buffi in faccia!".
La madre si girò verso il bimbo di un anno, seduto comodamente nel suo seggiolino imbottito, trattenuto da cinghie forti e sicure.
Il suo sguardo si fermò sul viso del bimbo e immediatamente le si sgranarono gli occhi, le guance diventarono paonazze, la bocca aperta non riuscì più a pronunciare alcuna parola, mentre un urlo terrificante le uscì dalla gola.
Portò le mani alle guance in un gesto di disperazione e così la vide il marito, quando abbassò il giornale per capire quale terribile catastrofe si fosse abbattuta sul loro pacifico pic-nic.
Vide la moglie indicare il bambino, terrorizzata.
Vide la figlia indicare il bambino, divertita.
Vide il bambino che tentava contorsionismi pur di vedere la cosa enorme che gli stava davanti agli occhi, sulla punta del naso.
In tutto quel bailame, Achiù se ne stava tranquillo ed ignaro sulla collinetta morbida e vellutata sulla quale era precipitato dopo l'ennesimo strarnuto.
Detestava essere chiamato Achiù, era poco dignitoso, era decisamente umiliante!
"Io mi chiamo Achille, volete capirlo? Mi chiamo Achille come il grande condottiero, e voi dovete smetterla di prendermi in giro!" Così voltava le ali e se ne svolazzava più in là tutto offeso.
Le coccinelle lo rincorrevano ridendo e gli dicevano:
"Ehi, Pelide Achille, attento al tallone quando andrai di nuovo a sbattere dopo uno stranuto!".
Eh sì, quella era la triste verità.
Achiù soffriva di raffreddore da fieno e allergie da pollini, cosa decisamente imbarazzante per una coccinella che deve spostarsi di prato in prato.
Era piccolino, Achiù, piccolo e fragile, mentre i suoi starnuti erano potenti e prepotenti, tanto da sbalzarlo da qualunque posto su cui si fosse posato per riposare, per non parlare di quando accadeva in volo e veniva scaraventato oltre rotta, sbattuto sul primo ostacolo verso ovest.
Non aveva mai capito perché i suoi starnuti tendessero sempre ad ovest!
Quel giorno l'ostacolo ad ovest del suo volo si era rivelato il naso di quel bimbo paffuto, caldo e profumato di latte.
Le altre coccinelle si erano nascoste sotto un prataiolo poco distante. Osservavano con divertito timore il destino di Achiù, che ancora non sembrava aver realizzato in quale delicata posizione l'avesse messo il suo raffreddore.
La madre di Mirco riprese fiato, chiuse la bocca, ma continuò a reggersi il viso con le mani. Fece un gran respiro poi ricominciò ad urlare, ma questa volta in direzione del marito:
"Fai qualcosa, fai qualcosa subito, manda via quella bestiaccia dal viso del mio bambino, ammazzala, uccidila, distruggila! Mirco...Mirco tesoro....stai tranquillo... adesso arriva papà a liberarti da quell'animalaccio terribile!" mentre rimaneva immobile a due metri di distanza.
Milly si era fatta improvvisamente seria. Con gli occhi corrucciati, guardava prima la madre, poi il fratellino e poi il padre, a turno, con movimenti regolari della testa.
"Ma mamma, hai appena detto che è un animaletto buono e che porta fortuna!".
Si girò verso il padre.
"Pappy, mica lo vorrai spiaccicare davvero? E poi come lo spiaccichi senza spiaccicare anche il naso di Miico? A me è simpatico, mica lo puoi spiaccicare dai!"
La madre riprese ad urlare.
Milly si mise a piangere.
Mirco con tutto quell'urlare e piangere decise di spaventarsi e mettersi a piangere a sua volta.
Achiù a quel punto si rese conto che, forse, qualcosa non girava nel verso giusto.
Sfrigolò le ali, per sgranchirsi un po' dopo l'ennesima botta da starnuto.
Si guardò attorno e vide i suoi amici nascosti sotto il fungo, mentre gli facevano strani gesti di richiamo.
Ridevano, ma sembravano molto agitati!
Una grande ombra all'improvviso coprì il bambino e Achiù sentì un gran brivido sulla schiena.
Di nuovo urla e schiamazzi.
"Pappy, daaaaai, me la prendi? Me la dai? Daiiii.... Voglio la coccinella, la voglio, me la dai?"
Il padre era ora in piedi davanti al bambino, che piangeva ormai come un forsennato.
Achiù sentì la pioggia cadergli addosso. Era strana quella pioggia, perché mica veniva dal cielo no, eppure gli cadeva addosso.
La madre decise di intervenire per salvare il suo bambino.
Prese la grande paletta di plastica a forma di piede per le zanzare e la porse con un gesto perentorio al marito.
Lui la guardò e le chiese: "Devo spiaccicarla sulla faccia di Mirco?", poi strizzò l'occhio a Milly, che subito ricominciò a ridere tra le lacrime.
"E' perfettamente inutile che tu faccia lo spiritoso, mio caro. La devi sventolare a poca distanza e vedrai che la bestiaccia di sicuro prenderà il volo. Solo a quel punto le darai il fendente mortale" ribatté con grande serietà, incrociando le braccia sul petto.
"Scusami cara, ma se prende il volo non possiamo semplicemente lasciarla volare via?"
La moglie lo guardò come se lui fosse a sua volta una bestiaccia schifosa.
"Certo, così poi tornerà a depositare le sue zampe zozze sul mio bambino, non appena ti sarai voltato!".
Il padre fece un gran sospiro di rassegnazione e alzò la paletta di plastica per spaventare la bestiolina.
Il grande fendente spostò l'aria e terrorizzò Mirco, che iniziò ad urlare singhiozzando, portandosi le manine alla faccia.
Achiù, abituato a ben altri spostamenti d'aria, rimase fermo su quel nasino caldo, ma non fu una buona scelta: le manine paffute del bimbo gli piombarono addosso, dandogli una botta che per poco non lo spiaccicò lì.
La confusione dello spostamento d'aria della paletta gli fece perdere l'equilibrio, così scivolò lungo la guancia e, sommerso dalle lacrime, venne trascinato via in un torrente d'acqua.
Si ritrovò su qualcosa di strano, che odorava di erba, ma non era erba.
Aveva le ali bagnate e non riusciva a sollevarsi in volo. Questo sì che era un vero problema.
Intanto la grande ombra si era spostata e lo stava coprendo di nuovo.
Sentì un altro spostamento d'aria, ma si era mischiato ad un colpo di vento e il vento aveva portato sentore di pollini...
Achiù chiuse gli occhi e sentì il terremoto dentro di sé.
Uno starnuto potentissimo lo sollevò da terra e lo scaraventò ad ovest, giusto sotto il prataiolo dove stavano i suoi amici, terrorizzati!
Il piedone di plastica si abbattè con ferocia nel punto esatto del plaid dove un attimo prima giaceva Achiù e il destino fu compiuto.
La madre corse a prendere in braccio il suo bambino.
Il padre tornò tranquillo al suo giornale.
Milly rimase ad osservare il playd, cercando i resti spiaccicati della coccinella.
"Pappy, ma dov'è? Non vedo niente!" gli chiese molto delusa.
"Tranquilla cara, non era una coccinella normale, era una Supercoccinella, non hai visto la S sulla schiena in mezzo ai pallini neri?"
Milly rimase esterrefatta e subito alzò gli occhi al cielo, nella speranza di vedere la Supercoccinella volare via e poterlo poi raccontare a quella smorfiosa della sua compagna di banco.
Trattenne il fiato quando vide una S rossa a pois che ondulava nell'aria, allontanandosi da loro.
Le coccinelle stavano scortando Achiù a casa e lo portavano via di peso, circondandolo.
Achiù era frastornato e felice... felice della sua allergia e fiero di quel nomignolo che ora riconosceva come un segno d'amore dei suoi amici.
Rideva, rideva e starnutiva e ad ogni starnuto tutto il gruppo si ritrovava sospinto verso ovest, formando quella inconsueta S.
"Achiù" disse una coccinella del gruppo, col fiatone per l'immensa fatica "non è che potresti invertire la rotta? Di questo passo non ci arriveremo mai a casa!".
Milly rimase ad osservare la Supercoccinella che volava via nel cielo, contenta di avere finalmente una storia da raccontare alle amiche per tanto-tanto tempo.



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