UN'ALITO DI PRIMAVERA

      

Il tempo inesorabile scorre, e come riflesso allo specchio osservo il lontano passato, accartocciato in foto ingiallite che per magia mi ritrovo tra le dita. Sono infiniti i visi che solcano i ricordi di stagioni, immagini vaganti con il sibilìo del vento, trasformati come per magìa in polvere di stelle.

Anche tu sorellina, sei parte di quella polvere stellare, ancora avvolgi il mio cuore e mi dai gioia. Ripenso a te, ed era un giorno di primavera:

 “sono apparsi i colori sulla terra,

le viti in fiore offrono al cielo

quel loro profumo

risuonano gli arbusti al canto del vento.

E cantano gli uccelli, i prati ancora verdi

s'accendono di luce e campi

al nuovo sole

mentre sbocciano nuovi germogli

 

Uno di questi ... eri tu. "


 
E, da qui, rammentando  quella stagione, dove il cielo baciava la terra, il mondo si vestì di suoni e colori; inizia in un sussurro la fiaba dei “due germogli”

Sebbene nati lontano, uno a nord e l’altro a sud del mondo, e in diversi tempi, entrambi avevano gli occhi di stelle in un viso sereno che al bisbigliar di una ninna nanna ondeggiata al vento,  il loro profumo saliva fino al cielo. La luna bianca, come sua abitudine fare, stava a osservare i prati, i campi e tutti i suoi abitanti, come una madre affettuosa, piena di premura, sorvegliava e coccolava le creature della terra avvolgendole con un manto di stelle. Quando vedeva sbocciare un nuovo germoglio si rallegrava e gioiva al punto tale, che nel buio della notte, si potevano scorgere nell’universo i suoi riflessi argentei tra fantastici bagliori.

 

Poi una particolare notte di primavera, sui prati che facevano da letto a boccioli, fiori, fili d’erba, quadrifogli, alberi svettanti all'infinito, monti, mari, deserti, aleggiò una atmosfera irreale, quasi fiabesca! A nord del mondo stava nascendo un nuovo germoglio. Era diverso dagli altri. Era speciale! Perché la creatura apparteneva al regno delle fate.

 

Un simile evento si era verificato una sola volta nella storia del creato. Quando nella primavera di due anni prima, a sud del mondo, un altro germoglio era venuto al mondo, anche lui speciale, poichè apparteneva al regno degli Dei. Per la sua bellezza gli fu dato il nome di Narciso.

 

 

La luna, testimone di quella notte magica, era estasiata. Per uno strano motivo a lei sconosciuto, si sentiva artefice di un prodigio, che solo il tempo avrebbe, forse svelato.

Per tutta la notte vegliò sul mondo senza distogliere lo sguardo ai due fiori, e solo al chiaror delle prime luci dell’alba, quando le creature del prato lentamente sollevavano il capo dalla terra, per offrire la bellezza al giorno, con gli occhi velati e stanchi se ne andò a riposare.

 

Da lì a pochi giorni, il germoglio si trasformò in una splendida rosa. Sebbene ancora troppo piccola per aprir le ali, la sua luce rispecchiava la luna in tutta la sua bellezza, i suoi petali erano bianchi come la neve e velata come le gocce di rugiada al risveglio dell’aurora. Era dolce, timida, sensibile, segreta, riservata, delicata... ma anche pungente con chi non aveva cuore. Ma un'altra bellezza emergeva discreta, ed era avvolta  della sua spontanea, sincera ingenuità! Il suo profumo dolce e delicato, e man mano che i petali sbocciavano, quel profumo si rivelava prezioso come l’essenza. Non era consentito a tutti percepirlo, se non era lei a donarlo, e fino all'ora, un po’ per timidezza, un po’ per diffidenza e per la sua tenera età, non concedeva a nessuno di avvicinasi troppo ai petali.

Sebbene non ancora da marito, molti  fiori del prato la corteggiavano e circuivano di complimenti, ma se pure, per molti di loro nutriva tenero affetto, nessuno era riuscito a farle battere il cuore al punto tale, da dover donare una sola goccia del suo profumo. Neppure le amiche più care con cui si confidava, conoscevano l’aroma di quel pregiato e raro profumo.


 

Anche Narciso aveva un profumo molto delicato e di questo di vantava. Contrariamente a Rosa, Narciso consentiva a tutti di avvicinarlo per coglierne la fragranza, e non perché fosse generoso, semplicemente adorava essere adulato, amava sentirsi al centro dell’attenzione in ogni occasione e circostanza. Ciò che per molti potrebbe sembrare un difetto, per Narciso era un pregio. Ma questo, non era il solo pregio, ne aveva molti altri.

Testardo, orgoglioso, presuntuoso, strafottente, invadente e sicuro di se, ma anche allegro, scherzoso, burlone e chiacchierone, riusciva a far ridere anche chi non aveva mai conosciuto il sorriso, con la sua spavalderia riusciva a trasmettere calore, tranquillità, serenità e sicurezza a chiunque gli stava accanto..

Molto vanitoso, completamente ammaliato dalla sua stessa bellezza, difficilmente si innamorava, e proprio per questo era incapace di capire la vita, i sentimenti di chi l’amava, dopo aver ricevuto una carezza,un bacio.  Nella sua vanità non desiderava tanto essere corteggiato, ma farsi notare, ammirare e desiderare.

Tra i tanti fiori della terra, lui era il più ricercato, adorato e amato. Chiunque aveva l’opportunità di conoscerlo, anche un solo minuto, desiderava la sua compagnia e averlo amico, e fiori in gonnella si fronteggiavano per aver da lui una sola carezza. Tra le tante cose che rendeva Narciso un fiore unico e speciale, se pur vestito da giullare, era l’autostima, la delicatezza con cui si poneva agli altri, anche quando parlava di se, come il più bello in assoluto.



La primavera era al culmine, i germogli avevano dato i loro fiorii, le uova delle rondini, passeri, pettirossi e tutti gli uccelli erano già dischiusi e cinguettii facevano da eco tra il cielo e le colline, gli stormi triplicati. Così come i battiti d’ali di variopinte farfalle, i canti dei grilli, i raggi del sole più intensi, luminosi e caldi.  La luce del giorno rubava alla sera un po’ del suo tempo, per vivere più a lungo.

 

 

L’aurora aveva anticipato il suo arrivo e il sole ritardato il suo tramonto, alla luna era rimasta una manciata nera della notte, ma era sufficiente per vegliare, per cogliere i sogni di creature che avevano chiuso gli occhi al giorno.

 

Rosa e Narciso erano diventati, (per usare il gergo degli umani) due splendidi adolescenti, ignari l’uno dell’esistenza dell’altra, vivevano, in egual modo l’età della spensieratezza, giocando con i colori di stagione, come è lecito fare alla loro età, ora, erano pronti per calarsi nel mondo dove ognuno nasconde la sua immagine dietro un velo per mostrare nei sogni la vera identità alla luna.

 

Guardava Rosa agitarsi nel sonno, visioni confuse pervadevano la sua mente, vedeva davanti a sé rami appassiti rinvigorirsi alla pioggia, creature appena nate morire nel vento, urla gioiose di fiori confondersi tra urla di dolore. Vedeva un viso sconosciuto proclamare il suo intenso amore, la baciava ripetutamente sussurrando romantiche parole d’amore, la stringeva forte, intensamente,  fino a svestirla dei bianchi petali e rivestirla di rosso, poi di nero…e ancora di bianco. Tutto il sogno si intrecciava tra lacrime, dolore poi risa, gioia. Sognò il sole e la luna coperte da un velo scuro sedute sul mare, e quell’ambigua visione spaventò Rosa che si svegliò di soprassalto, spalancò i suoi occhi verso la luce del sole.

Solo ora l’incubo si ritrasse svanendo nel nulla, ma nonostante ciò, quel giorno non riuscì più a sorridere.

Narciso quella notte, e quelle che seguirono, dormiva tranquillo, raramente sognava, ma quando avveniva, solitamente riviveva il giorno. Qualunque fosse stata la novella, bella, brutta, allegra, dolorosa, o altro…nel sogno, nella realtà difficilmente lo coinvolgeva.

Contrariamente a Rosa che viveva facendo suoi i problemi e le sofferenze degli altri, tanto da soffrirne per giorni e giorni, Narciso era realista, concreto, non vedeva il motivo di temer qualcosa, preoccuparsi o piangere, se ad un fiore si spezzava una foglia. E neppure disperarsi  se una farfalla muore. Ogni avvenimento per lui era normale, un ciclo della vita e nulla poteva mai cambiare. Così come non si muta un sogno apparso  all’improvviso, sia esso bello, brutto, divertente, doloroso…Secondo lui, un sogno, è sogno e tale rimane. Non ha senso pianger di giorno un'emozione apparsa nella notte, così come il piangere di notte ciò che ha offerto il giorno.

 

Stava finendo la primavera e l’estate mostrava già il suo fulgore. Un’altra notte sorta e nuovamente la luna, osservando i due fiori, si chiedeva quale segreto celasse la nascita di due creature, così lontane, così diverse tra loro, quella Rosa, fiore da giardino, sbocciata in un prato del nord tra margherite, trifogli, fili d’erba e ortiche, ed un Narciso, fiore di montagna, sbocciato invece in terra arida del profondo sud, dove spighe di grano danzavano sui fiori.

 Ed un legame invisibile, ma tenace, irresistibile, tra lei, Regina delle tenebre e quelle due  profumate creature.

 

La giornata appariva più calda del solito, nel cielo neppure una nuvola, il sole luminoso accecava i fiori che a fatica ne vedevano il fulgore, tutto scorreva con armonia. Ma all’improvviso nuvole sempre più cupe come cavalli impetuosi e sfrenati invasero il cielo… e tutto s'oscurò. Lampi serpentini  tagliavano il cielo e un tuono assordante fece eco nel mondo. L’acqua condensata  si fece grandine  e riversava paura sulla terra, con furia selvaggia il vento  spazzava via le foglie e  i fiori danzavano impazziti tra fili d'erba pieni di terrore, mentre altri s'erano arresi,  dove l'acqua soffocava ogni sorriso.  Anche gli alberi profondamente scossi lasciavano cadere i loro rami, altri sradicati dalla terra…Poi nel giorno che scivola via la quiete torna!

  

Come per magia l’arcobaleno aveva dipinto l'orizzonte, e tornò il sole a scaldare la terra, mentre gli uccelli, pieni di gioia, ripresero a volare.

 

Rosa e Narciso, come d'incanto,  si ritrovarono accanto, impigliati tra le guglie di una roccia che faceva da corona al mare, la Rosa sconvolta, spaventata e tremante, piangeva, agitando i pochi petali rimasti, come a voler scacciare dalla mente quell’orrore che l’aveva annientata,

il Narciso, ferito e dolorante, cercò di reagire ,confortando Rosa con dolcezza e  per distrarla si mise a raccontare di sue corteggiatrici, della sua bellezza, di quanto burlone fosse con gli amici, ma ottenne l’effetto contrario. A Rosa risultò antipatico e insopportabile e mentre Narciso continuava a parlare, lei non lo ascoltava, il suo sguardo si perdeva lontano. Narciso allora cambiò tattica, si avvicinò offrendo una carezza, ma la Rosa, con violenza lo scansò. Narciso allora se ne stette in silenzio, aspettando un attimo migliore.

 “era ora che la smettessi di piangere, sembravi un rospo rannicchiato" disse Narciso ridendo, tentando nuovamente di accostarsi,

"ma lasciami stare, non toccarmi, credi d'essere il padreterno?- urlò Rosa ritraendosi.

 

Continuarono così per ore, e solo al calare della sera, Rosa sollevando la testa incrociò il suo sguardo, che dolcemente sorrise.  Rimasero a fissarsi, in silenzio per lungo tempo. Poi, come se da sempre  si conoscessero, cominciarono a chiacchierare, ridere e scherzare. Senza accorgersene, si scoprirono innamorati. Abbracciati narrarono i loro sogni, fino a quando in cielo apparve la prima stella.

 

Rosa guardò, vide attorno il vuoto che la circondava e s'intristì, chiese a Narciso se credeva ai sogni e dell’incubo che l’aveva sconvolta.

" Il sogno e la realtà, sono come il sole e la luna, il giorno e la notte,  il mare e il cielo; la vita e la morte; divisi ma sempre uniti.  L’uno non ha timore dell’altro, perché ognuno svolge la sua funzione. " rispose Narciso.  Rosa non capiva il senso di quelle parole, ma confessò la paura della morte, presumeva che la tempesta di quel giorno fosse, in qualche modo legato al sogno.  Narciso sorrise " cambia qualcosa? Siamo qui, io te soli al centro del mondo, forse dell'universo e ...  ci amiamo. Perché dunque rovinare attimi di vita per qualcosa che non è avvenuto ? La morte non avrebbe senso, senza la vita, e la vita è vittoriosa sulla morte, poiché domina il mondo, un fiore nasce e muore, ma poi rinasce ancora. E così fino all’infinito "

Rosa ascoltava in silenzio, ne osservava i tratti e le labbra muoversi con dolcezza, " tu sei nata questa primavera…ma  tempeste peggiori hanno avuto il loro momento "   proseguì accarezzandole i pochi radi petali  bianchi. Rosa sorrise, nulla aveva capito del discorso ma sentirlo parlare la rese serena.

" perciò bianco petalo del mio cuore, non pensare a ciò che potrebbe accadere, segui il presente, vivi l’attimo…  In poche parole Me!”   concluse sorridendo, con tono tornato spavaldo, ma dolce, delicato, e  Rosa rise felice.

 

La notte oscurava la sera, e Rosa donò il suo profumo a Narciso e lui la ricambiò, mentre  sussurrava dolci, tenere parole d’amore.  Poi la notte si fece fonda, ed entrambi stanchi, esausti del giorno trascorso, stretti l’uno all’altra,  lentamente si addormentarono, scambiandosi  promesse d’amore. La luna e le stelle in tutta la loro bellezza, si rispecchiavano nel mare, sulle onde rifletteva la luce di quelle creature celesti, mentre tutto attorno regnava la pace.

 

( 4 )

L’alba , come un sottile filo argentato, si intravedeva al confine tra il cielo e il mare. La luce ancora doveva arrivare, quando improvvisamente un’onda avvolse la roccia trascinando i due fiori in mare.

Terrorizzata Rosa cominciò a urlare “aiuto, aiuto, non so nuotare”

“Io si, stai tranquilla, allunga la mano” urlò, Narciso, nuotando verso Rosa

“ ho paura, non ce la faccio”  continuò a gridare piangendo

“Allunga la mano- urlò Narciso- di più…di più- continuò quando gli fu abbastanza vicino.” “Ecco ti ho presa!…tranquilla…sono qui”  disse stringendola  forte a sé.

Rosa era in preda ad una crisi isterica. Non riusciva a smettere di piangere, urlare e tremare.

“Perché il mare è diventato rosso?” domandò più isterica di prima

“Non è il mare” rispose Narciso con tono beffardo. –E’il mio amore che sta uscendo dal cuore- continuò con tono scherzoso, per distrarla dalle ferite, che le sue spine gli avevano procurato, stringendola forte a sé.

–Dovresti vederti, sembri un gallo- disse Narciso con la voce da giullare per farla sorridere.

-Ti è rimasto un solo petalo…e pure rosso- aggiunse imitando il verso del gallo (chicchirichì,chicchirichì)  nell’intendo questa volta di ottenere un sorriso. Nonostante gli sforzi di Narciso, Rosa non aveva smesso neppure un secondo di piangere. Tentò un altro sistema. Prese le sue mani e come se fosse sul palco di un teatro comincio a recitare –Mia regina, concederebbe un ballo al suo giullare?-

A quel punto rosa smise di piangere e lo guardò fisso negli occhi –Non voglio morire- disse con voce triste e rassegnata.

-Mia regina, quando siete stata incoronata non le hanno detto che le regine vivono in eterno?-

 A quel punto Rosa emise un lieve sorriso e mentre stava per recitare la sua parte, un’onda dalla velocità di un uragano li avvolse dividendoli nuovamente.

-Non mi lasciare- gridò Rosa con la voce strozzata in gola, mentre veniva sobbalzata in alto  e riportata in mare dalle onde, che avanzavano galoppando una sull’altra, come una mandria infuriata.

-Non ti lascerò- urlò Narciso, nuotando a fatica per raggiungerla. –Rosa!?..mi senti? Hai capito cosa ho detto?... Non ti lascerò-

Il rumore delle onde coprivano le loro voci e l’oscurità delle acque, la visione.

–Non mi lasciare, non mi lasciare- continuò ad implorare Rosa, muovendo appena le labbra, che non lasciava uscire nessun suono, mentre veniva inghiottita dal mare.

Narciso, testardo e orgoglioso quale era,  non si dava per vinta. Senza più forze e voce, andò avanti a nuotare verso l’ignoto, chiamando Rosa.

–Ti ritroverò amore mio. Dovessi attendere mille secoli o un nuovo mondo; ti ritroverò.-  Disse con voce sempre più debole.

–Hai sentito?...E prima che nasca la primavera ti sposerò e vivremo insieme tutta la stagione!.. E riavrai i tuoi bianchi petali. Te lo prometto!- Bisbiglio, mentre una lacrima furtiva, trattenuta dal suo orgoglio, silenziosamente uscì  e andò a posarsi  sulla bocca.

- La luna mi è testimone!- sussurrò al suo cuore, quando l’ultima onda lo avvolse per sempre!

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E’ trascorso molto tempo da quando la luna, testimone di una promessa, per la prima volta coprì il suo viso dietro un velo di nero, per nascondere all’alba che lentamente sorgeva, le lacrime di dolore.

 

Primavera, dopo primavera, con il trascorrere dei secoli, la terra, oltre ai fiori, alberi, uccelli e ogni specie di animale, si è popolata di esseri umani…

 

Ma questa è un’altra storia…

(5)

E’ primavera, il mondo si riempie di colori. Nell’aria si sente il canto degli uccelli e dalle finestre il gemito di bimbi appena nati.

La luna, il sole e le stelle, come genitori amorevoli, continuano a dare la loro luce, per illuminare il camminar dell’uomo…

 

 

 

(6)

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