Ti sorveglio affamato (sfamami)

Tra le tue mani discorsi ripiegati nelle pagine precedenti, una fetta pelata di mandarino nel libro esotico di parole aspre, storia avvincente di donna, tra una fuga e una notte d’amore di  Jane, protagonista bionda che sa di mare e di tutto, in trappola sotto una pistola puntata, decide la prossima mossa. Donna di cuori tu che strizzi l’occhio, tra colore di cuoio misto ed odori di senape e sedano nella poltrona e nella cucina tra gli angoli di mondo di cui sei padrona, sui tuoi piedi che ballano sotto il tepore tondo della coperta rossa comoda, le gambe ripiegate corrono ferme nella fantasia dei deserti, di strade in fuga su cui le auto accelerano. Jane indaffarata mai stordita dalla stanchezza, tra un contatto e un karkadè più che l’amore di un uomo, fugge via furtiva, silenziosa pantera trafuga nella vita olimpica, da medaglia d’oro. Ogni pagina è un sogno compiuto che colora di rosso gli orizzonti più intimi, leggi vite che non ti appartengono per oltrepassare i confini veri e vivi l’avventura.

Sono qui ti guardo, sono qui sorveglio il tavolo affamato e di lato mi gongolo, sembri tu che stai lì ma donna felice leggi anche me, negli occhi il mio desiderio lungo come una settimana enigmistica, fammi gola di dolce frutta secca esotica.

Passano le ore di luce per giungere a quelle di luce accesa, fuori si oscurano gli alberi del viale diventano ombre lunghe in fuga, programmi ininterrotti rotti, dalla monotonia dei minuti trascorrono lunghissimi come treni merci in partenza, di passaggio sopra i ponti io conto i vagoni per indovinare il futuro, come se guardassi in una sfera di cristallo per avere in anticipo la risposta a cosa mi spetta dal te o se almeno arriva la cena di questa giornata lunga senza pause intermedie. Avvolta nel libro non alzi lo sguardo neppure se mi avvicino ai tuoi piedi, ma mi nutro della tua tranquillità di questa giornata prefestiva in attesa di scartare i desideri sotto l’albero, potremmo illuminarci di queste candele strane che forse non servono a far luce, potremmo liberare l’aria della Turchia in quel pacchetto di fichi e potremmo con le dita appiccicate fare l’amore se solo tu mi lasciassi fare e lasciassi Jane alle sue tremende avventure. Potremmo volendo, o se solo  volassimo, fare l’amore.

Sono qui ti guardo, sono qui sorveglio le tue gambe affamato di te non scappano, sei tu donna che ti abbandoni, sogno leggimi negli occhi i desideri lunghi come settimane enigmistiche irrisolte, regalami la tua dolcezza di frutta esotica, ma sfamami perdio.

Altre opere di questo autore