Il mondo che racconto

La pioggia che bagna la strada bagna anche i piedi, rimbalzano le gocce sul selciato poco illuminato, tra uomini e donne che parlano sotto l'ombrello in piccoli capannelli davanti al municipio. Io passo per caso, sto correndo verso l'edicola e ciac ciac battendo coi piedi sul selciato, mi scappa via lo sguardo dalla strada e noto il suo soprabito chiaro vecchio stile o forse nuova moda, non lo so ma lei è lì che ride e sorride parlando con quello spilungone e altre tre persone mai viste, uno è un po' strano e con la faccia da gufo, gli altri non so, mi sembrano persone qualunque salvo il fatto che sorridono e parlano con lei. A volte anche in una piazza di paese si sente musica mentre piove senza capire bene da dove venga sta musica, a volte tutto sembra così logico che ti chiedi come mai non sia sempre così, a volte sarebbe meglio non vederla lì con quel suo soprabito chiaro, sarebbe meglio saperla a casa, o in un luogo qualunque ma con lei presente che mi aspetta, mentre in sottofondo quella musica continua a battere i suoi colpi, forse è un jaz ma si è proprio un jaz, in questa serata un mese prima di Natale, lei stai lì a parlare mentre io corro verso l'edicola e non mi accorgo di un ragazzino in bici che pedala a testa bassa senza guardare davanti, davanti alla tabaccheria un uomo starnutisce e si lamenta del tempo, forse dice qualcosa in dialetto ma non capisco e lei sale in macchina e va via.

Parole parole, che definiscono immagini in cui intravedere la scena e ricostruire lo sfondo, descrivo una situazione e subito la mente di chi legge vola e disegna quel paese e quella piazza del municipio, la cosa bella è che ogni paese ricostruito è diverso da un altro a secondo di chi lo pensa e anche la musica jaz, diversa per tutti con un accompagnamento differente, per qualcuno c'è una voce che canta per altri invece no e solo ritmo. E il giornalaio verso il quale corro dove sarà, in un negozio o in un chiosco? Ognuno disegna il proprio mondo proprio come quello del bambino in bicicletta, un bimbo come tanti bimbi dell'età di circa dieci anni che pedala a testa bassa, ma se il figlio è il tuo il discorso cambia e il bambino che pedala diventa il tuo mondo esclusivo e non è più come quello di tanti altri. E l' impermeabile chiaro vecchio stile o alla moda più recente non so, ma che dire di lei? Bella vero? Io la immagino sempre così, sorridente e affascinante con lo sguardo felino, le movenze sinuose anche sotto la pioggia e le scarpe bagnate, perché la pioggia bagna la strada e anche le scarpe, ma non bagna i suoi capelli, sempre luminosi e morbidi color castano chiaro.

Sale in macchina e va, va via è vero, ma non mi ha visto, sono sicuro che non mi abbia proprio visto, il bambino in bicicletta è lontano e l'edicola sta chiudendo, accelero il passo e mi faccio allungare il giornale dall'edicolante in modo veloce per non dare fastidio a chi lavora per chiudere e vuole tornare a casa.

E torno a casa anch'io, mentre mi perdo nel labirinto delle parole, perché è mondo quello che vivo ma è mondo anche quello che racconto...

Altre opere di questo autore