Donna...

 

Il buio si accese e i loro corpi si vestirono di pelle nuda, gli aromi e i profumi riempirono l’aria e nulla fu più lasciato a se stesso, tutto iniziò a ruotare attorno ai movimenti, ai loro respiri e ai sussulti, discorsi muti di parole smozzicate filtrate dalla passione, luci spente tra lenzuola arrotolate a formare un ampio cuscino d’amore e di fuoco.

Tutto iniziò e tutto finì, tutto s’accese e tutto si spense, tutto danzò violento e delicato come un unico ramo scosso dal vento, come petali scostati e aperti le gambe si schiusero, la pelle si tese e il senso del vuoto pervase le menti e i corpi si unirono e poi fu ritmo frenetico, passione, ritmo sincrono, baci, ritmo battente, carezze forti, frenetiche e ancora ritmo senza fine, senza pausa e voglia di possesso.

“Sono tua” Lei disse con un filo di voce accesa nello sforzo di esprimere un concetto breve e tanto profondo, inarcando la schiena e tenendo nei palmi le spalle scoperte e possenti di un uomo infuocato.

“Sono tuo” Lui disse con voce disperata assente e rauca, con un filo di respiro tagliato dal piacere di sentirsi dentro la sua donna, padrone di un luogo e predone di un cuore rapito d’amore.

Possessori posseduti da lampi di voglia accesa come onde più potenti di un mare in burrasca, mentre la spuma di un flutto si confonde con quella che segue infrangendosi sullo scoglio e tornando là da dove ha origine, i capelli vicini, le bocche unite gli occhi seri e sorridenti, espressioni fugaci, volti con sguardi complici e sensi accesi a percepire i movimenti e gli odori.

“Fermati” Le disse con un fremito “Fermati” Le impose implorante “Voglio gustarti fino infondo con calma, non voglio perdere nulla di questi momenti” Ma lei coi capelli lunghi riversi sul volto sudato, si lasciò andare ad un lamento e propose le sue labbra alla bocca, in cerca di piacere selvaggio prima ancora che d’ amore, non desiderosa di tenerezza ma di braccia e membra forti a cui sentirsi appesa sul precipizio. Lei si lasciò andare, fremente, avvolta in quelle lunghe leve che la tenevano, quasi costretta e posseduta senza scampo in un fiume naturale di orgasmico umore caldo di piacere.

Non più due corpi, non più due menti, non più occhi e viso di uomo e di donna, ma corpo e membra e pensiero di un essere  nuovo frammisto nei sensi e negli odori, duplice e ambivalente, corpo pieno nei gusti e nei sapori di mani, di piedi, di gambe e di schiene, di torace e di seno spinti addosso.

Lei non si fermò, lei non volle capire e non ebbe neppure la possibilità di cogliere l’ansia, la voglia di prolungare il passaggio tra terra e cielo, avida inconscia raggiungere subito l’infinito e lui la seguì con impeto, ormai travolto e trascinato dal corpo e dai sussulti del ventre, da quell’ombelico in un addome stretto, travolto da fianchi sottili e vitali, dalle forme di piena e naturale rotondità viva, dai capezzoli irti, dagli occhi chiusi e ciglia serrate e dalle unghie appena affilate puntate nei bicipiti.

Si lasciò percorrere appieno dal piacere di quella folata di aria nuova,  quando l’amore e la passione non marcano il confine, quando non esiste alto e basso, destra e sinistra, quando il dietro è solo un labile riferimento  e tutto si tinge di calore e la dimensione diventa una sola.

Si accasciarono al loro suolo sfiniti da quel breve e lunghissimo intenso sforzo di mente e di corpo, animali fuggiti dal recinto finalmente liberi e spompati, bestie selvatiche di un mondo migliore affamate di vita, vogliose di calore, rattrappiti in un unico abbraccio distensivo addormentati dalla dose massiccia d’emozioni. Uomini e donne senza pace in un mare di calma, col respiro affannato con le mani addosso e le caviglie incrociate, respirandosi in bocca senza il timore di sentirsi fraintesi, senza prudenza e senza barriere.

E ancora una volta fu il vuoto pervaso da un senso trasformato dell’essere, forme e corpi trasformati senza profilo, pensieri all’unisono, il ritmo dei cuori nei petti ormai fermi e i palmi bagnati. “Sei bella” Le disse e lei, socchiuse gli occhi… 

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