Sguardo lento nel nulla

 

Distendo le ossa e rivedo le mie fortune.

 

Distinto in una lista tutto quello che ho e ho tutto.

 

Tutto quello che reputo "tutto".

 

Attenuo la tensione sulle dita e sulle tempie e ascolto i rumori fuori, guardo le gocce di pioggia che scendono

 

Non serro i denti e schiudo le labbra, sembra di potere inseguire le gocce una ad una con lo sguardo.

 

Guardo le onde del lago seduto, seduto anch’io ammiro il moto sempre ugualmente monotono di onde che s’ infrangono uguali.

 

Distendo i pensieri insieme alle ossa, allungo le gambe davanti a me un ginocchio sull’altro.

 

Mi pervade un calore intimo.

 

Una coperta invisibile, mi avvolge il tepore in sintonia coi pensieri del mio mondo, gli occhi fotografano e scindono le gocce, una dopo l’altra.

 

Goccia da goccia.

 

Perdo le onde distratto dal nulla.

 

Le mani sono ferme appoggiate su di un piano, non percepisco il tatto.

 

Sfrutto gli appoggi.

 

I sensi si attenuano non odo quasi nulla, guardo fuori e basta, sono immobile, impassibile e fermo, ignoro ogni cosa come catatonico,

 

Intorpidito nel corpo e nella mente vigile.

 

Sono in percezione completa del complesso spazio-tempo, insensibile alle stimolazioni esterne come assorbito da un buco dimensionale

 

Guardo fuori senza osservare, col respiro tranquillo.

 

Dalla mia finestra vedo sempre le gocce che scendono, arrivano al suolo e bagnano il selciato della piazza.

 

Una goccia dopo l’altra, una dopo la precedente e subito insegue una nuova goccia come in una sorta di sequenza infinita di inseguimenti dispersi, inutili da contare.

 

Vite di migliaia di esseri, come noi, come gocce.

 

Non penso e non mi propongo che il nulla, nulla più che respirare

 

Il diaframma sale e scende spostando il mio petto.

 

La lingua muta stabile tra i denti.

 

La pelle lancia segnali di brivido statico senza scossoni.

 

Muovendo il torace ritmicamente mi accorgo della velocità dei pensieri liberi da programmi.

 

Non lavoro sono fermo.

 

Non penso

 

Non programmo.

 

Non immagino nulla.

 

Sei qui davanti ai miei occhi come uno sfondo ai miei pensieri.

 

Scenografia generale d’ istanti remoti.

 

Quando non ho nulla da fare, quando ho la mente vuota, nell’incanto di un attimo, il mio mondo si colora di te, del tuo viso divenuto monotono.

 

Un’ unica immagine d’ un ricordo sbiadito.

 

Profilo di un grande amore sbagliato.

 

Torni tu, luce soffusa di un’insegna accesa che tiene vivi i sensi più dei perché e il ricordo di ciò che non ho.

 

Ho tutto.

 

Ho tutto quello che reputo tutto.

 

Ho anche una piccola metafora del tuo “te”, rappresentazione di gioia e delusione per le pene.

 

Voglia di carezze e onde di un isola perduta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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