Esperienze

Convivo col caldo nello stomaco e il freddo ai piedi, ho le mani intorpidite e il busto rigido, il buio nella stanza è totale, penetrante fin nel profondo dell’animo.


Non odo rumori, passi respiri, voci, non odo nulla.


Mi muovo  tentoni tastando e indovinando la forma degli oggetti posti sempre troppo in là per essere facilmente riconosciuti, non perdo l’equilibrio ma stento a capire, no so riconoscere il luogo, mi pare di toccare e distinguere uno spigolo liscio di materiale sintetico, freddo come un tavolo freddo, umido come il fondo di un lavello.


Dove sono?


È la prima domanda che mi si è posta quando tra un battito di ciglia e il cuore in gola ho riaperto gli occhi sull’inconscio, in questo spazio senza eco, sono vigile ma ad un livello extra corporeo, so cosa faccio, ricordo perfettamente dove vivo e da dove vengo, ma non so dove sono.


Mi manca la realtà.


Mi manca la luce.


Piombo in un vortice di pacifico terrore e poi più nulla. Il mondo è spento, l’energia assente.


Forse l’era primordiale di ogni cosa era così vuota, il vuoto è assenza totale. Non si può tornare dal nulla, me ne rendo perfettamente conto, se accade, qualcuno ti ha tolto di lì e ti ha salvato la vita.


Se ne vale la pena, e ne vale davvero la pena, provo a sopravvivere per uscirne fuori, in un impeto di fiducia in me stesso non accetto l’invito rassicurante ad oltrepassare la soglia, non entro nel tunnel illuminato e ritorno nel mio letto, lasciando che la luce rosea s’allontani veloce, mi tocco il volto e la bocca intubata e sospinto dai suoni incessanti e ritmici del mio battito proiettato su di un video vedo la stanza in cui mi trovo.


Mi risveglio.


Forse mi giro leggermente col capo, forse mi muovo.


L’ho scampata.

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