Voglia di evadere dalla banalità

Scendo giù a prendere un giornale, mi chiedi qualcosa ma lì per lì non capisco, esco e poi penso, mentre ti affacci ripeti la tua richiesta donna alla finestra, come altre donne, in un sabato di fine inverno con le finestre aperte, donne intente a tutto e attente ad ogni cosa, io ti sorrido e poi pedalo verso il centro inforcando la bici a mezza via. Donne che sbattono e puliscono, preparano e consumano al sabato mattina, mentre pedalo quante donne ritornano, donne finalmente qui, la via si riempie, tra i banchi del mercato e nei cortili. Il sabato mattina odora di soffritto e pesce fritto, aria di sorrisi, chiacchiere da grande festa in strada e a casa se ci siete voi donne, tu splendidamente affacciata che avverti “avvisami quando torni che ti faccio trovare pronto”. Vorrei fosse sempre così, vorrei che la vita fosse logica solo per il fatto di essere vita, ma durante la settimana non c’è tempo per respirare, figurarsi per parlare, a volte ci si vede appena prima di addormentarsi nel letto o sul divano, davanti a programmi inutili, fatti da uomini e donne che non tornano a casa neppure al sabato. Loro non tornano ma io sì. La bellezza del sabato, quando tutto funziona e gira come deve, i negozi sono aperti e siamo insieme, come se fosse normale vivere semplicemente. Infondo ci prepariamo noi tutti, per una vita di sabato, per vedere le ore scandite dal tempo trascorso qui, tra queste quattro mura che riconosco, tra queste vie che sono mie, sempre uguali anche se cambiano, in questa vita fatta di sogni e di voglia di evadere, più dalle banalità che dai luoghi in cui siamo insieme.

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