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Il principe
Titolo:
Il principe
Autore:
Niccolò Machiavelli
Anno: non definito
Nazione: non definita
Il principe
Autore:
Niccolò Machiavelli
Anno: non definito
Nazione: non definita
Recensione
La fama di Machiavelli è senz'altro legata alla sua più celebre opera, il Principe, nella quale viene esposta quella che si può certamente definire una "tecnica del governo", ovvero l'esposizione dei precetti ai quali un sovrano deve attenersi per conservare più a lungo il potere.
È subito chiara in Machiavelli come la visione platonica dello stato (per cui lo stato è la realizzazione pratica del bene) venga sostanzialmente stravolta in nome di un deciso e più pratico realismo. Machiavelli espone chiaramente la teoria per cui un sovrano, nella conduzione dello stato, deve affidarsi esclusivamente a considerazioni di carattere pratico. "Molti si sono immaginati principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero", ecco perché il sovrano deve essere più che mai realista: la politica deve adeguarsi necessariamente alla contingenza dei fatti che accadono realmente e non inseguire utopie e chimere che finiscono necessariamente per allontanarsi dai fatti e "scadere" nell'eccesso di astrazione idealistica.
I principi politici che permettono allo stato e al sovrano di garantire l'ordine tra i sudditi ed evitare l'anarchia, non devono fondarsi su una morale totalmente esterna al sistema politico, piuttosto la politica deve essere autonormativa, ovvero in grado di produrre da sé le proprie norme, poiché è la realtà a guidare le azioni dei governanti, e la realtà, spesso, non può adeguarsi ai precetti della morale che predica il bene assoluto. A volte si renderà senz'altro necessario per il sovrano agire con violenza, nel caso, ad esempio, di una rivolta di corte.
Machiavelli sostiene che se un sovrano si attenesse solamente ai supremi principi del bene, evitando ogni guerra e ogni spargimento di sangue presto cadrebbe in rovina. Relativamente alle questioni umane e politiche, esistono "virtù dannose e vizi benefici", ovvero scarsa sarà la fortuna del sovrano "manicheo" che vorrà attenersi solamente ai supremi principi del bene, mentre più abile sarà quel sovrano che imparerà a considerare vizi e virtù come semplici mezzi per perseguire uno scopo, al di là di qualsiasi considerazione morale.
Lo scopo di chi governa è in ultima analisi quello di mantenere il potere più saldamente possibile: questa realtà non sempre potrà accordarsi con la necessità dell'azione ideale, perché la realtà effettiva impone anche scelte crudeli, ma necessarie.
È subito chiara in Machiavelli come la visione platonica dello stato (per cui lo stato è la realizzazione pratica del bene) venga sostanzialmente stravolta in nome di un deciso e più pratico realismo. Machiavelli espone chiaramente la teoria per cui un sovrano, nella conduzione dello stato, deve affidarsi esclusivamente a considerazioni di carattere pratico. "Molti si sono immaginati principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero", ecco perché il sovrano deve essere più che mai realista: la politica deve adeguarsi necessariamente alla contingenza dei fatti che accadono realmente e non inseguire utopie e chimere che finiscono necessariamente per allontanarsi dai fatti e "scadere" nell'eccesso di astrazione idealistica.
I principi politici che permettono allo stato e al sovrano di garantire l'ordine tra i sudditi ed evitare l'anarchia, non devono fondarsi su una morale totalmente esterna al sistema politico, piuttosto la politica deve essere autonormativa, ovvero in grado di produrre da sé le proprie norme, poiché è la realtà a guidare le azioni dei governanti, e la realtà, spesso, non può adeguarsi ai precetti della morale che predica il bene assoluto. A volte si renderà senz'altro necessario per il sovrano agire con violenza, nel caso, ad esempio, di una rivolta di corte.
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