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Autore: Henrik Ibsen
Anno: non definito
Nazione: non definita
Quest'opera teatrale di Henrick Ibsen è affascinante ed intensa, perché attraverso di essa si può comprendere l'oscuro vincolo che il fattore genetico impone all'uomo. Per tematiche espresse si avvicina all'idea che sta alla base del ciclo dei Rougon Macquart di Emile Zola, soprattutto affronta temi simili a quelli di volumi come "La bestia umana" o "Il danaro". L'autore si interroga sul nostro essere, chiedendosi perché siamo così condizionati dai nostri genitori, dal nostro ambiente, e perché diventiamo quello che troppo spesso, soprattutto nel male, sono i nostri genitori. L'ambiguità, il senso del mistero ai limiti dell'inquietudine, l'intensa azione emotiva che fa da cotraltare ad una meditata piattezza degli eventi, tutte queste caratteristiche infondono all'opera una chiave di decifrazione mesta e rassegnata, che ancor più fa risaltare il maestoso finale. Anche i tempi dell'opera, ambientata di notte, contribuiscono a celarla nell'oscura indefinitezza delle tenebre. Uno dei fattori che maggiormente colpiscono è la ricchezza di tematiche e la vivacità implicita dei dialoghi, pur con un così sparuto gruppo di personaggi a disposizione dell'autore. La mescolanza di molteplici istanze, di dialoghi serrati, di circospezione scenica, di mimesi del reale e di allusioni, rendono quest'opera artisticamente intensa e letterariamente pregna