IL CUORE DEL CAPITANO

Quel giorno forse, la tua nave? povera nave, era avvolta dalla tempesta piu scura, Onde e mari spinti da venti gi? visitati ma sempre incostanti, Alzavano schiaffi e schiuma, oltre il palo maestro e le vele strappate. Quel giorno forse, il ricordo troppo preteso di una spiaggia assolata di sabbia fine, Con il sorriso dei giorni caldi, dove tutto afferri e non dimentichi pi?, Il sorriso di lei e il tuo cuore bambino, di dirsi le cose piu cose, di cose mai dette. Ma perch? allora tu, di terra arcigna e spigolosa e cuore dei si o dei no mai mediati? Perch? tu ancora, che avresti potuto veleggiare per alisei costanti, una vita intera ancora, E sorridere al cielo con il cuore in mano col vantaggio dei tuoi anni? Hai scelto l?atto piu crudele verso te e verso chi tu amavi, come non mai, Hai scelto la strettoia dell?addio da teatro, contro un mondo che accetta tutto, E verso tutto cambia bandiera tutti i giorni, e ammaina le fedi per un pugno di stupidit?? Forse io che non ti conoscevo, ma come per assurdo cosi tanto ti conosco, Forse io avrei potuto afferrarti le mani e tirarti piu su, dicendoti aspetta, aspetta e cammina senza la paura di restare solo, piuttosto di saperti andare via senza ascoltarti il perch?. Che strano, che io che non ti conoscevo senta per te un tremito ogni volta, E ogni volta ti immagini piangere sul perduto credendoti perduto, Allora si che ti capisco, non ti approvo, ma capisco, stando l? solo a convincerti. Ho parlato con te e con lei di te, ho parlato con te e tu con me, Ho saputo come hai fatto e non ho mai capito, quanto fosse preparato. Ma noi non eravamo preparati, non eravamo preparati? non eravamo preparati! E non hai detto una parola, soltanto parlato di te con te e per te, hai soltanto sparato un colpo tra la gente, Un colpo secco improvviso inaspettato e sei andato via tu solo in mezzo alla gente, Che ti correva incontro, per afferrati le mani e ti guardava il viso e urlava e si guardava il cuore. E hai lasciato noi perduti su una nave, avvolta dalla tempesta piu scura, Dove le onde di questo mare spinte dai venti mai conosciuti, ma forti e improvvisi, alzano schiaffi di schiuma oltre il palo maestro, tra le vele strappate. Adesso a me non resta che salutarti, senza averti conosciuto mai, ma conoscendoti da sempre, Per una storia comune a tutti noi cosi normale, cosi stupida da non meritare che di essere ricordata, come una storia passata, dove anche tu sei passato, come anche noi, averti vissuto, tra la sabbia e un sorriso? con l?unico rammarico, non averti potuto dire di lasciar perdere?. Ciao Sergio

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