Gesualda, l? dove cantano i cuculi

Sotto la voce della valle che riempie il silenzio dei monti con improvvisi brusii e sciami di moscerini, si accoglie la festa della vendemmia. L'aria ? canto e allegria. Inizia cos? la spremitura, dalla cantina pi? in alto del borgo per poi finire in quelle sotto le mura di cinta. Le donne allegre e affaccendate, insieme preparano la cena, che verr? poi consumata nella taverna di turno. L'allegria ricama le ore, i contadini con il carico d'uva tornano a casa tra strade mulattiere costeggiate dalle vermiglie bacche, la luna fa capolino dietro il monte e veste d'argento la valle, il divertimento ? assicurato per grandi e piccini. Si canta, si balla, canti e danze popolari, bambini dalle roscette guance in braccio alle nonne o dentro grandi ceste per l'occasione adattate a culle, tra un racconto, una favola, un bicchier di vino e caldarroste trascorrono le serate. Ore, sere, giorni vissuti nella semplicit? povera delle cose, ma era un bel viver sano, epoche di profumi di colori ormai lontani, usanze e costumi riposti e dimenticati nel baule della nonna e mai pi? aperto, ricordi fermati con pizzi e merletti, tra sacchetti di lavanda raccolta nella brughiera. Pallino, il gatto di Chiara, riposa sotto la panca e le lunghe gonne della signora Gesualda... Gesualda? Si, Gesualda! Una povera donna sola, dimenticata dai suoi cari, rimasta vedova in giovane et?, i suoi figli emigrati nella lontana Argentina, terra di speranza, senza mai fare ritorno nella loro patria e dalla loro mamma. Dalle chiacchiere degli anziani si capisce che non hanno avuto fortuna come speravano. Lei ? sempre presente alle feste, non la lascerebbero mai sola, anche se a qualcuno meno sensibile d? fastidio la sua presenza, nessuno si cura di loro. Gesualda, che parla spesso veloce e come un vecchio grammofono con la puntina spuntata, urla di dolore, stringendosi il corpo tra le braccia come un gesto materno, mentre altre volte si rinchiude nel silenzio pi? cupo senza poterle scucire una parola o un piccolo cenno di sorriso. Quando parla tanto trasmette paura ai bambini che poi le sono molto affezionati, quando sta bene le vengono spesso affidati e li vizia con leccornie da lei preparate. Le donne per tenerla occupata le lasciano dei lavori da fare come il cucito, sgranare legumi o altri piccoli lavori domestici. Gesualda dai lunghi capelli color cenere, raccolti a tuppo di treccia sulla nuca, non parla mai dei suoi figli. Ogni mattina aspetta il postino, seduta fuori nel poggiolo della sua casa senza mai chiedere nulla e mai arrivava nulla da quella terra cos? lontana. A volte scrivevano gli uomini del paese qualche lettera e d'accordo con il postino poi gliela leggevano perch? lei non sapeva n? leggere n? scrivere. I bambini sovente le chiedevano perch? lei non avesse nipotini. I suoi occhi diventavano persi e velati, nella loro innocenza non capivano il dolore che le procuravano. No, non possono capire, ma lei come al solito gli risponde accarezzandoli: certo che ne ho e sono davvero tanti, siete voi tutti i miei nipotini. Gesualda ogni tanto si dondola lamentandosi con una muta nenia, le donne capiscono che ha bisogno d'amore e che il suo cuore st? molto soffrendo per i suoi figli lontani. Cercano di consolarla e darle tanto amore. Susseguono le serate in allegria, che tornano ad arrivare in cima la collina, dietro la torre e la casa di Chiara, accanto al vecchio cratere di un vecchio vulcano spento, spesso ritrovo di giochi dei bambini. E' autunno inoltrato, ed ha affilato i monti, ? tempo dell'ultime grandi raccolte e dei lavori nei campi, prima che la natura si addormenti per il lungo sonno. Quanta felicit? dopo tanta fatica avere un ottimo raccolto, vera manna per l'inverno per sfamare le famiglie. Nelle cantine c'e di tutto, il granoturco veniva raccolto e in grande trecce appeso per farlo essiccare per poi portarlo al mulino per la macina. E' novembre, terra bagnata dalle lacrime e di crisantemi tra le braccia, fiore senza profumo, fiore del dolore in ricordo dei nostri cari. Un'antica usanza vuole che a turno un gruppo di uomini in questo mese sia pellegrino per le strade e sotto le finestre di ogni casa del borgo a intonare canti sacri per le anime Sante. Ognuno dar? offerte in denaro o in viveri a loro volta venduti e il ricavato andr? per celebrare le Sante Messe per i defunti. E' anche il mese di Halloween, zucche illuminate sparse in ogni angolo del paese a spaventare i piccoli e nelle cantine si assaggia il vino novello. E' San Martino. Qualche spolverata di neve incipria le cime pi? alte, ci si prepara all'Avvento. Il Santo Natale ? sempre pi? vicino. Il Natale dalle letterine di porporina sotto il piatto del Pap?, una festa che odorava di croccanti, di ginepri, di ceppo d'olivo che ardeva e illuminava in mille stelline per tutto il periodo Natalizio. Il Natale che raccontava di una povera donna sola dal nome inconsueto, Gesualda. Gesualda, che parla e non parla, ride non ride e si lamenta con una triste muta nenia, ascoltando il canto del cuculo che annuncia nuova vita della natura e per la signora Gesualda, dai lunghi capelli color cenere, speranze ... Non vedr? la nuova Primavera , n? il tiepido venticello scarmiglier? i suoi lunghi capelli color cenere, Gesualda... La signora Gesualda non sentir? pi? il canto del cuculo. Luna - da un paese che profuma di ginestre -.

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