Naumachia celeste

O come vorrei tutta una vita passar seduto a rimirar le stelle: egual essere al dio Memnone che dal suo alto trono di rocca sogguarda l?immenso occaso battendo nei ciuffi di loto sparsi e nella cipria di pario siderali un vago frammento di sclerotica pei suoi oculi assenti, spettatore magno della naumachia celeste che protagonisti vede gli astri a contendersi il lume pi? intenso: il Cancro consanguineo di Paride ch?empio si rivale sui Dioscuri infanti non avendo nulla potuto contro il terribile virgulto di Alcmena, la perduta Lira di Orfeo che suona anche senza il tocco delle sue dita, il Sagittario che contro l?Aquila cacciatore scocca la sua freccia, la solenne Bilancia che nei palmi vorrebbe indovinare i pari suoi ancor meglio di un abbaco assiro; e poi sul seno mendace dell?aurora, che pi? non spa?ra pel tempo divelto ma solo sanguinare fa la fresca pace della sera, ancora come il dio tebano languire: e non per saluto ellenico, ma per le ustioni di bragia alla face riportate. febbraio 03

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