La piramide di El Taj

Al galoppo le nuvole, gli osservatori, teste di pietra e una foresta, giochi sepolti in un?arena; nel morso dolce degli altipiani, spettri longevi di indios, i Totonachi, ombre di astri come foglie: la piramide di El Taj?n? una scheggia di ossidiana felpata di resina fine; i suoi piani sono come vecchi materassi ammassati, ? la prima impressione ? di morbidezza e intimit?; il primo pensiero ? volto a tutti i piccoli angoli meno nobili per ordine di una casa, l? dove ? meglio non cada l?occhio di un ospite ? i suoi gradini spezzati sono cuciture un po? troppo consunte ma ancora resistenti abbastanza, e le sue nicchie quadrate, intorno, i buchi stretti della serratura di enigmi sopiti e storie sconosciute. Vorrei vivere qui sopra la piramide o comunque sopra un?alta scala: sovrastare il mondo non di troppo, ma neppure di poco; vivere solo un po? pi? in su di tutte le case e di tutte le colline e i pianori. ? cos? bello quass?! non si sente niente: solo una foschia leggera e carezzevole e qualche ricordo, carezzevole anch?esso; se accanto a me avessi la donna che amo, nulla, proprio nulla, sarebbe cos? perfetto! Vorrei vivere qui sopra, ma stando in piedi: se avessi una sedia, la scalcerei via; non voglio che questo mio viaggio per le baie limpide del cielo, si riduca all?ozio, all?abominevole flemma: voglio i miei sensi ben svegli, carichi, pronti a ricevere, e s?? anche trasmettere. Nel morso dolce degli altipiani, cerco una risposta che a pochi interessa, forse a me soltanto; eppure non resisto ad abbandonarmi a qualcosa di pi? vicino, di pi? sentito ? qualcosa di divino per la mia mente unica, isolata: lontana da ogni possibile comunanza di sensazioni; qualcosa che m?induca a identificare la Mia Realt?, prima ancora di una Realt? universale, che si avvicini il pi? possibile all?uomo e ai suoi modelli estrinseci con cui pur sempre interagisce dall?interno; qualcosa che mi permetta di tagliare via, con i pugnali, i kriss feroci dei neuroni, il cellophane che imbraca il mondo senz?occhi: lo soffoca con la sua opaca, la sua fedifraga e apparente diafanit?; qualcosa che mi faccia pienamente brindare con lo schietto, rustico krug delle visioni. Nel cielo sottile di El Taj?n, ch?? quasi una sola, aperta ala azzurra di gabbiano, fuggono via elicotteri, simili a pallottole vaganti: fuggono, col passo dorato della volpe, per mete ignote; e la piramide, con il suo tesoro di misteri, rimane qui, dimenticata: come se tutto quello che ha visto o subito, fosse cosa di poco conto per gli uomini che oggi le sfilano dinanzi, irriverenti; perch? non basta indicare un totem arcaico e riconoscere ch?esso ? antico, per capirne la preziosit?: ? necessario penetrare nei dedali del suo carbonio, negli anfratti della sua pietra, insieme a serpi e lucertole, farsi graffiare dalle unghie spezzate della sua storia. 4-5/8/03

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