Il Turno Di Lavoro

Da oggi ho iniziato il turno di lavoro diurno. Un mese s? e uno no: quello notturno mi ammazza, specie d'inverno. Inizio alle venti e stacco dopo le tre. E' quasi un anno che mi destreggio con questi turni del cavolo, con l'arroganza del datore di lavoro, con quella sorta di promessa violenza che gli aleggia perennemente negli occhi se non produci nei tempi stabiliti. Del resto, non avevo molto altro da scegliere quando sono arrivata a Milano. Prendere o lasciare. Il turno diurno ? meno pesante, alle diciasette smetto e il mattino inizia dopo le dieci. Orario continuato, in piedi. Se non fosse perch? non ho mai smesso di guardare con gli occhi e il cuore, il mondo che mi passa accanto, sarei gi? cieca. S?, perch? questo ? un lavoro che ti toglie la voglia di osservare, ti deruba dei sogni, ti spegne il desiderio. Hanno voglia i maschi di dirmi che sono sprecata, che con il fisico che ho, potrei fare l'indossatrice o qualcosa di simile! Il turno diurno ? gi? un toccasana, non resto a discutere con loro di cos'altro potrei fare. Non avrei mai e poi mai pensato di riuscire a lavorare in questo settore. Quand'ero bambina, soldi a casa ne giravano pochi, tuttavia mio padre e mia madre sognavano per me un avvenire diverso, avrebbero desiderato la loro Misha professoressa o chennes?, almeno maestra. Ce l'ho anch'io una storia che ad un certo punto ? uscita dal pianeta "favola": un bel giorno mio padre ? schiattato e mi sono ritrovata con tre fratelli e mia madre senza l'ombra di un quattrino. Avevo sedici anni e la voglia di sbattere in faccia al destino la mia assolut? volont?:sarei diventata qualcuno. Ho scalato montagne per arrivare in questa citt?. A diciasette, scendevo dal treno alla stazione della citt? pi? elegante del mondo, convinta che ce l'avrei fatta. San Babila era ai miei piedi, ho percorso la galleria del Duomo con gli occhi all'ins?, fissi sulla volta e poi ancora in gi? sulle vetrine dei negozi. Dopo quindici giorni avevo gi? il mio bel lavoro, pagato cos? e cos? perch? le trattenute sono altissime. Spero che prima o dopo, riavr? il mio passaporto. Una questione ? cert?: non rester? a Milano. Lavorare qui e cos?, mi st? uccidendo. Il turno di lavoro diurno ? meno tremendo, perch? almeno vedo la luce del sole e la paura mi assale diversamente quando salgo in macchina con i clienti. Vendo amore a pagamento per conto di una piccola societ? Russa.Tre ceffi che odio. Mi chiamo Misha, il prossimo ottobre compio diociott'anni e tutto ci? che desidero oggi, ? tornare a casa dalla mia famiglia. Aiutatemi!

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