Un lungo Valzer

Sente i passi che vanno e vengono dal corridoio. L'ha chiusa a chiave nella stanza ma Lei non avrebbe neanche la forza di battere i pugni come ha fatto tante altre volte. Non ha pi? fiato per urlargli "bastardo". La chiave gira sulla toppa e lo scrocchio ha il rumore di un sasso che rotola. -Ti amo, lo capisci? Ti amo e non so cosa mi prende in certi momenti. Ma ti amo, lo capisci che ti amo? - Resta dov'? la donna. In silenzio, la mano a pugno premuta sulla bocca. Come se volesse trattenersi dal dire qualcosa, come se la rabbia e la tristezza miscelate nello sguardo, fossero parole gi? dette e talmente consunte ormai da non avere pi? suono. Si ? ucciso il senso delle parole in quelle estenuanti litigate. E lei ? colpevole quanto lui: ha tradotto un pensiero contorto quando non andava neppure ascoltato, ha permesso che il termine ?amore? si infilasse nelle loro discussioni perverse, prive di contenuto. La responsabilit? intellettuale giocata a dadi e, la posta in palio, una bugia dietro l?altra. - Elena, vedi che sono sempre stato introverso? Lo ricordi? Quando ci siamo conosciuti fu la prima cosa che notasti in me. Dicevi che ero.., come dicevi amore?- Resta dov'? Elena, non si muove di un centimetro e ha deciso che non gli parler? pi?. Lo punir? cos?: non parler? mai pi? con lui. -Dicevi che ero una sfinge. Ricordi che mi chiamavi "sfinge"?- Il silenzio di Elena perfora i timpani. Renato apre la finestra, accende una sigaretta e si mette a guardare di fuori, i gomiti appoggiati al davanzale, lo sguardo che cade nell'asfalto di sotto e come un volo di farfalla si alza a contemplare la notte estiva. Il rumore di un motorino che passa, striscia il silenzio come un?unghia sul vetro e scompare portato via dall'aria di fine agosto. ( Non ci siamo mai compresi io e questa donna. Mi trascina in discorsi senza senso. Pensa di sollevarmi dentro i sensi di colpa, di cambiarmi. Tira fuori la parte peggiore di me con tutte le paranoie che gli passano per la testa) Butta il mozzicone e socchiude la finestra. La guarda. E' sfatta, spettinata. S'? ingrassata ultimamente, pensa Renato. -Non puoi pretendere che io non abbia altre donne per il resto della vita- Ricomincia da dove ? iniziata la discussione ed Elena continua a tacere. -L'amore ? una questione, il sesso un'altra. Lo capisci che io ti amo, ma non mi attiri sessualmente, non mi hai mai fatto sangue Elena. Tu non vuoi ficcarti nella testa che per un uomo ? diverso, non vuoi accettare la realt? delle cose. Ma perch? amore mio non fai finta di non vedere, perch? non fai finta di non sapere? perch? ti diverti a prendermi in fallo? a cogliermi in bugia? Pensi che io sia talmente idiota da lasciare nella tasca della giacca i biglietti del cinema perch? dimentico di buttarli? Dovrei essere ipocrita come la maggior parte dei mariti? Eh si, fare come tutti. Cancellare le chiamate, o meglio avere un numero privato, un'altra sim. Dovrei dirti che ho una riunione all?ultimo minuto.?Sissignora non sei altro che una banale donnetta. Una massaia noiosa quando ti comporti cos?. Se tu mi lasciassi in pace, non mi passerebbe neppure per l'anticamera del cervello di discutere- Elena ? muta. Un rivolo di sangue le st? uscendo dall'orecchio, cola lungo il collo e si ferma sul colletto della camicia scura. Una macchia scura che si allarga lentamente. Non parler? mai pi? con lui. Non si far? toccare mai pi? da quello schifo di uomo. Sposta la mano dalla bocca e sfiora con le dita il liquido caldo che le scivola sul collo. C'? un silenzio totale ora nella casa. Un silenzio fatto di assenza di rumori se non fosse per il ronzio di un'ape nel cervello che le sfonda quel bel muro di ovatta. Gli occhi di Elena sono striati da lividi blu che in qualche punto si sono gonfiati e tinti di viola. Le palpebre tirano il sonno. Non gli parler? mai pi?. E' stanca delle sue botte, dei maltrattamenti, dei tradimenti. Per la prima volta dopo tanto tempo, sente che staser? si addormenter? prima di lui, che non elemosiner? la sua buonanotte. Il pensiero le scivola dentro e le regala un senso di soddisfazione mai provato. Ancora pi? che immaginare di sbattere la porta e andarsene come si ? promessa mille volte di fare e poi ? rimasta l? per anni, a farsi infinocchiare da questi rosari di ?amore? postumo. E' sempre stato postumo, l'amore di Renato.Usciva sempre, dopo. ?Idiota? le si sgomitala nella mente. E non capisce se le viene pensando a s? stessa o a lui, quell'idiota che suona tre note. Per fortuna ha avuto la musica in quegli anni a lenirle il vuoto interiore, il pianoforte a suonarle l'anima. Scivola di lato dalla sedia Elena. Scivola elegantemente e cade a terra, come una signora dopo un lungo valzer. (E' finita Renato.Tocca morire per non parlarti mai pi?)

Altre opere di questo autore