E' mia figlia, si chiama Laura

Ho pensato all'orgoglio paterno
al senso d'eterno nella continuità,
credevo di scoprire nei tuoi occhi
nuove risposte, nuovi sbocchi di vita

Ai piedi del letto c'era il destino
e tu troppo piccola per leggere
la luce nuova degli occhi, i sogni
di padre, i miei silenzi notturni.

Eravamo troppo piccoli, io e te,
quando ho imboccato la strada
dove le nebbie luccicano grigie
e le nuove solitudini sono futuro

Nella tua carne si mischiano tracce
delle mie tenerezze ora appassite,
ed un ombra delle mie follie, risiede
come un bizzarro folletto, in te

Figlia dei giorni scuri, dagli occhi chiari,
figlia dei miei deserti, delle lontananze,
pesano troppo le mille cose mai dette;
ora che s'avvicina il tempo del silenzio

copri le mie incertezze, i nostri rimpianti,
con un candido lino, ed attendi paziente
il tempo del ricordo, quando le notti secche
ti porteranno le mie parole ed i pensieri
assieme all'amore che non ho saputo darti

Allora rinascerò e sarò per te nuova speranza



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Da "I Viaggi dell'anima" - Poesie inedite


 

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