La tenerezza di Francesca


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La poesia di Airon, appena letta, ha destato ricordi ed ecco questa pagina che riemerge dal passato, nemmeno lontanissimo (o forse il ricordo altera la prospettiva del tempo ?) Qualcuno potrebbe averla già letta in un altro sito ma a me oggi va di pubblicarla qui....
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La tua tenerezza, Federica, non si può definire, è una specie di miracolo di cui non conosco l'origine, nasce spontanea, illumina il tuo viso, come se un calore improvviso s'impadronisse di te.
Io posso contrastare molte cose, riflettere lucidamente guidato dalla concretezza della ragione; potrei allontanarmi da te con la certezza di fare una cosa giusta, l'unica forse possibile, ma con la tua tenerezza non posso combattere.
Mi sento impotente, riesco solo a lasciarmi trasportare dal caldo benessere che trasmette e tutto scompare lasciando il posto ad una felicità tardiva, inattesa, che di colpo da un senso allo spazio che mi circonda.
So che questa felicità non mi può appartenere, che le rigide convenzioni escludono ogni speranza di goderne a lungo; niente da fare, la tua tenerezza ritorna ad avvolgermi ed ogni pensiero perde il suo codice genetico, per volare da te.
Tu sai parlarmi come nessuno ha mai fatto; sfiori la mia tristezza, che pensavo di pietra, fino a scioglierla in una miriade di piccole gocce pronte a dissolversi nell'aria, sotto l'effetto dei raggi del sole.
Frantumi ogni perplessità, anche la più restia, con l'unica logica che conosci, l'amore.
A questa felicità, insperata come ospite inatteso, non so più rinunciare; e quando scompari lasci spazi vuoti da percorrere con la fantasia, unica dimensione dove io e te possiamo nutrire questo sogno tanto profondo quanto rispettoso della nostra dignità di innamorati.
La tua tenerezza è la manifestazione concreta di un sentimento delicato che giorno dopo giorno hai coltivato con cura, preservandolo da ogni pericolo d'aborto spontaneo.
Non posso stare senza di te eppure so che potresti lasciare la mia vita in un momento qualsiasi, vantando esigenze d'opportunità che non potrei disconoscere, nemmeno volendolo.
Posso solo trattenerti circondando la tua tenerezza di mille parole, imprigionarla in un buffo giro tondo d'infantile memoria, così come infantile è l'ansia che sento crescere quando si avvicina il momento del tuo arrivo.
Abbiamo percorso, insieme, la strada che porta alla sorgente delle cose; abbiamo studiato, insieme, il contenuto dei nostri sentimenti, gustato i primi frutti profumati di questo amore fuori dal tempo e da ogni convenzione sociale.
Come due bambini pieni d'entusiasmo ci siamo arrampicati sulla collina dei desideri, li abbiamo misurati in tutta la loro intensità, ne abbiamo gustato il profumo fruttato, gli odori inebrianti di terre selvagge frammisto al profumo del mare di Sinis.
Abbiamo seminato frammenti di tempo perché domani possa nascere il ricordo di questi giorni.
Tenendoci per mano, ci siamo incamminati senza direzione né meta; è stato lì che mi hai detto, abbassando di colpo il tono della voce, che mai nessuno potrà darti un amore così intenso e profondo.
Solo la notte riesce a darmi l'esatta misura dello spazio che riempi con la tua presenza.
Quando partirò per andare talmente lontano da non poter più ritornare, stai lontana dal marciapiede, dal rito degli addii, cerca di non sentire il fischio del treno, il ricordo è un nemico implacabile, proteggi la tua tenerezza dai coltelli del rimpianto.
Fa che il dolore, quieto ed irreversibile, rimanga una cosa mia; non si mischi al ricordo della felicità trascorsa.
Oggi ti amo in modo totale, domani prenderò quello che la tua tenerezza porterà nella mia vita certo soltanto del fatto che continuerò ad amarti con la stessa dedizione di oggi.

Sono passati parecchi anni, Francesca aveva allora trent'anni, io molti di più.
La partenza è avvenuta tre mesi dopo questa lettera.

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