CAVALIER


CAVALIER
ROMANZO DI
GIUSEPPE COSTANTINO BUDETTA
Premessa
Stando alla teoria della non località, esisterebbe un unico elettrone che in contemporanea starebbe ovunque: intorno agl'infiniti atomi e nei rispettivi orbitali. L'elettrone onnipresente attraverserebbe cunicoli spazio - temporali, futuro compreso.
Si avanza il fondato sospetto che anche le immagini in cyber space, in onde radio, televisive o dei rotocalchi siano metamorfosi di una sola idea universale.
Il mondo immateriale starebbe ovunque e in contemporanea a riflettere come specchio magico gli aspetti della realtà, qualunque sia.
Eterea e invisibile, l'immagine è nei sogni e in psiche; anima i sentimenti e viola confini inesplorati non soggetta alla seconda legge della termodinamica, secondo cui tutto viaggia verso la propria fine. Invecchiamo perché di materia. Se fossimo solo immagine, saremmo vispi e liberi in eterno. L'immagine asseconda i desideri e si trasforma in animate mute metamorfosi.
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Aveva voluto dare l'esempio pur essendo il prossimo numero uno del Governo. Munito dell'occorrenza: scopa, carrello da spazzino col sacchetto per la differenziata e il punteruolo per infilzare le cicche, si era fatto un giro per Piazza del Plebiscito circondato da fotografi e dalla immancabile folla osannante. Col punteruolo aveva infilzato una cicca senza filtro, contento della buona mira. Un napoletano aitante gli aveva gridato:
veva voluto dare l'esempio pur essendo il prossimo numero uno del Governo. Munito dell'occorrenza: scopa, carrello da spazzino col sacchetto per la differenziata e il punteruolo per infilzare le cicche, si era fatto un giro per Piazza del Plebiscito circondato da fotografi e dalla immancabile folla osannante. Col punteruolo aveva infilzato una cicca senza filtro, contento della buona mira. Un napoletano aitante gli aveva gridato: "Cavalier, lei ha raccolto la cicca che avevo appena buttato a terra. Attenzione. Stia attento a non bruciarsi."
Sotto le telecamere impietose Cavalier fu in obbligo a rispondere:
"Perché buttare a terra le cicche? Lei a casa sua lo farebbe?"
Il napoletano in questione arrossì ed azzittì. Cavalier trionfante passò oltre scrutando il lastricato come un cane che annusa selvaggina. L'autore del misfatto avrebbe voluto rispondere a tono, ma la calca non gli diede modo, anche perché Cavalier si era allontanato a scopare verso il centro della piazza. L'autore della cicca a terra raccolta da Cavalier avrebbe voluto dire:
"Non ho una casa vera e poi se non si può fumare neanche in piazza e buttare le cicche a terra, meglio non fumare più."
Qualcuno gli aveva detto: "Togliti il vizio."
"Non vado in vacanza, non gioco, e non ho soldi. L'unico vizio è fumarmi una sigaretta al giorno." Un altro in vena gli aveva proposto: "Scopati qualcuna, è meglio."
L'autore della cicca che si sentiva importante per lo scambio di battute con Cavalier, si vide obbligato a rispondere:
"Mi scopo a soreta."
L'altro: "E io a mammeta."
Stava per nascere una rissa subito sedata dall'imponente contingente delle forze dell'ordine.
Osservando Cavalier che raccoglieva schifezze, ad uno della folla venne in mente un antico ritornello ottocentesco che cantavano gli spazzini:
Munnezziello
senza malizia,
sola spurchizia
saccio levà!
Verso le diciotto c'era stata la riunione in Prefettura con il Commissario straordinario, il Presidente della Regione e la sindachessa. Il tema era stato la mennezza, appunto. Gran parte della città era stata ripulita grazie alla spazzatura smistata in Germania con treni speciali. Restava il problema della periferia e della costruzione in tempi rapidi degl'inceneritori. Alle diciannove la riunione era finita e Cavalier volato via con la macchina governativa, scortata dalla stradale. Era diretto a Posillipo a cena da amici. Uscendo dalla Prefettura consiglieri comunali, regionali ed assessori si erano congratulati con lui:
"Un miracolo."
La folla intorno alla macchina ad osannarlo:
"Cavalier, ci ha liberato dalla spazzatura."
"Cavalier, grazie."
"Cavalier e San Gennaro pari sono."
Di lato alla Prefettura, le statue nelle nicchie raffiguranti i re di Napoli in fila a riverirlo:
"Un grande uomo, degno di noi."
In macchina, Cavalier fu radioso. Tolta la spazzatura dalle strade, c'era stato il dovuto bagno di folla. Vedessero quelli dell'opposizione come si governa. Nel vano della mercedes metallizzata e blindata, Cavalier aveva chiesto a quello della scorta nel vano anteriore:
"Avete raccolto il sacchetto della spazzatura?"
"Cavalier, è nel cofano."
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Gli ordini di Cavalier non si discutevano, anche se strampalati. In macchina, accanto a lui c'era un onorevole della Lega che gli disse:
"Cavalier, lei ha raccolto in tutto tre carte e una cicca. Piazza del Plebiscito per adesso è davvero pulita. C'è da lustrare il resto."
"Come fai a sapere che ho raccolto in tutto tre carte e una cicca?"
"Ho controllato nel sacchetto."
"Pensavo di aver lavorato di più. La cicca si può buttare. Le tre carte sono preziose."
Nessuno chiese a che gli serviva il sacchetto con la misera spazzatura raccattata in Piazza del Plebiscito. Cavalier aveva idee chiare. Avrebbe fatto stirare le tre pallottole di carta e le avrebbe fatte incorniciare da un estemporaneo artista. Sulla cornice aurea, avrebbe fatto giustapporre la targhetta con la dicitura:
Carta raccolta dal netturbino Cavalier il 15 maggio del 2008 in Piazza del Plebiscito.
I tre quadretti da esporre in indelebile memoria nella sala del Palazzo Reale di Napoli, dietro il vecchio trono aureo dei re Borboni. I visitatori ed i turisti avrebbero avuto modo di osservare la storica spazzatura incorniciata. Napoli ripulita cima a fondo dalla beltà di un grande politico.
Cavalier aveva pensato di pubblicare le immagini dei tre quadretti sui più importanti rotocalchi italiani ed esteri per diffondere l'evento all'intero globo con un breve articolo ad hoc, secondo le regole del gossip senza enfatizzare troppo. Importante che si sapesse: popoli della Terra, ecco cosa è capace Cavalier, futuro Presidente del Consiglio d'Italia. Nel G8, un po' d'invidia la sentiva accanto a tanti potentati. Meritava come minimo la guida di una grande potenza come gli USA, ma si doveva accontentare di un piccolo stato sempre in crisi come si era ridotta l'Italia.
* * *
Un onesto guardiano della reggia osservò i tre quadretti giustapposti a regolare distanza dietro i due troni borbonici per re e regina. Aveva inforcato gli occhiali ed aveva letto. Si trattava di una scrittura regolare da computer, grandezza dei caratteri numero 12, tipo Times New Roman, interlinea singola e fogli anche se maltrattati, modello A4.
Sul primo foglio c'era scritto.
1) La Grande Italia
In seguito al Nuovo Trattato di Jalta saranno assegnati all'Italia questi territori.
Dalla Francia, l'Alta e Bassa Savoia, la Provenza fino al Fiume Rodano, il Delfinato e le città di Lione, Nizza, Cannes, Tolone, Marsiglia e l'isola di Corsica.
Dalla Svizzera, la città di Ginevra ed il territorio del Canton Ticino.
Dalle regioni della ex Jugoslavia, la Venezia Giulia, l'Istria, la Dalmazia, la Erzegovina, il Montenegro e la parte della Slovenia ad occidente del Fiume Sava.
L'Albania passerà per intero all'Italia.
Dalla Grecia, passeranno all'Italia: le isole Cicladi (Corfù, Zante e Cefalonia), l'Isola di Creta, ed il Dodecanneso.
L'Isola di Malta sarà parte integrante dello Stato Italiano.
Saranno dichiarati territori italiani di oltre mare:

     

  1. 1. Asia. Emirati Arabi Uniti, Kwait e l'Isola di Ceylon.

  2.  

  3. 2. Africa. Isola di Madagascar e la Mauritania.

  4.  

  5. 3. America Settentrionale. Alaska, Bassa California, le Grandi e Piccole Antille, il Territorio del Nord per intero.

  6.  

  7. 4. America del Sud. Georgia del Sud, Tobago, Trinidad e la Guiana.

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  1. 5. Tutte le isole del Pacifico e dell'Atlantico appartenute agli Stati Uniti ed all'Inghilterra.

L'Italia gestirà le ricchezze minerarie, di gas e di petrolio della Siberia ad eccezione della parte meridionale della stessa Siberia, occupata dalla Cina.
Seguiva questa piccola cartina esplicativa coi confini del rinnovato Stato italiano esteso ad occupare la parte di territorio francese - con la Corsica - svizzero, della Dalmazia e l'Albania per intero. La descrizione del nuovo assetto planetario, sotto la cartina.
Il Nuovo Trattato di Jalta (NTJ) sancirà le seguenti modifiche per il resto del mondo.
1 - Germania: lo Stato Federale Tedesco avrà capitale Berlino. II nuovo stato tedesco compren-derà le due Germanie (dell'est e dell'ovest) e i territori polacchi della Pomerania e della Slesia. Le popolazioni polacche residenti in Slesia e in Pomerania da trasferire all'interno del nuovo stato polacco.
2 - Austria-Ungheria- Repubblica Ceca: formeranno un unico stato confederato con capitale Vienna. II nuovo Stato abbraccerà a sud anche la Slovenia orientale, la Croazia interna, la Bosnia, la Serbia, l'Erzegovina e la Bulgaria.
3 - Slovacchia: lo stato slovacco derivante dalla divisione della vecchia Cecoslovacchia, otterrà dalla Russia tutta la regione dei Carpazi russi (Carpazi Boscosi) con le città di Uzgorod, Mukacevo, Beregovo e Chust.
4 - Romania: estenderà i suoi territori sulla Bessarabia e sulla città di Odessa.
5 - Grecia: otterrà la Macedonia e la regione bulgara dei monti Rodopi e cederà all'Italia le isole Ionie (Corfù, Zante e Cefalonia), l'isola di Creta ed il Dodecanneso.
6 - La regione Slava: le regioni appartenenti alla vecchia Jugoslavia e vale a dire la Croazia, la Serbia, la Bosnia, la Macedonia, il Montenegro, la Slovenia, la Slavonia e la Vojvodina saranno divisi tra Italia, Repubblica Confederata d'Austria-Ungheria-Cechia e Grecia. L'Italia diventerà padrona assoluta del Mare Adriatico.
7 - Francia: sarà ridimensionato lo stato francese con le cessioni territoriali all'Italia: Corsica, l'Alta e la Bassa Savoia; la Francia cederà l'Artrois e la Piccardia allo stato confederato di Belgio, Olanda e Lussemburgo.
8 - La Gran Bretagna: non avrà sostanziali modifiche territoriali. La sua influenza sarà accresciuta con l'acquisto di neo - colonie in Africa e Medio Oriente.
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9 - L'Unione delle Repubbliche del Nord (URN): la Norvegia, la Svezia, l'Islanda, la Danimarca e la Scozia, otterrà le penisole di Kola e di Kanin, l'isola di Ostrov, la Carelia e le città russe di Segeza, Petrozavodsk, Sotavala, Uyborg, Arcangelo, l'intero Territorio del Nord (ceduto dal Canadà) e la Groenlandia.
Pausa di riflessione da parte del custode che si guardò attorno e vide solo un paio di turisti che di certo non sapevano leggere l'italiano. Ripulitura delle lenti e continuazione della lettura:
10 - Nel Mediterraneo orientale 1'Isola di Cipro passerà alla Turchia.
11 - Rimarranno indipendenti: l'Ucraina con capitale Kiev, l'Estonia con capitale Tallin, la Lettonia con capitale Riga, la Lituania con capitale Vilnius, gli stati del Caucaso come la Georgia (capitale Triblisi), l'Armenia (capitale Jeveran), 1'Azerbajdzan (capitale Baku) e la Cecenia.
12 - La Polonia cederà alla Gerrnania i territori occidentali lungo il fiume Oder e acquisterà la Russia Bianca, le due città di 1' Vov, `Cernovcy (ceduta dall'Ucraina) e alcune regioni a nord dei monti Carpazi raggiungendo così i confini con la Romania.
13 - Belgio. Olanda e Lussemburgo: saranno riuniti in un unico stato confederato. La Confederazione acquisterà dalla Francia 1'Arnois e la Piccardia. In Africa lo stato confederato di Belgio, Olanda e Lussemburgo avrà il protettorato dell'intera area che una volta costituiva il Congo Belga e amministrerà anche lo Zaire.
In Asia il Nuovo Trattato di pace sancirà:
1) - Cina: la Repubblica Cinese otterrà immensi territori disposti a sud est dei monti Urali e ad est del fiume Volga con l'annessione del Kazakistan, dell'Usbekistan, del Turkestan e del Kirkistan. A nord otterrà tutta la Mongolia e a nord est il territorio di Sichotealin, la catena dei monti Chrebet-Stanovoy, l'altopiano di Stanovoy fino al Golfo di Udskaja Guba e l'isola di Satarkije. A sud otterrà l'isola di Taiwan.
2) - Corea del Sud: sarà unificata a quella del Nord e avrà capitale Soul.
3) - Giappone: otterrà l'isola di Sachalin, la penisola Camcacitica, l'arcipelago delle isole Ryukyu, ed il protettorato sull'Indonesia. Sarà riconosciuto ufficialmente il possesso da parte del Giappone dell'arcipelago delle isole Curuli già cedute dalla Russia in via provvisoria, in seguito ad alcuni trattati segreti.
4) - Indocina: nella penisola indocinese sarà formato una confederazione soggetta al protettorato inglese e americano. Comprenderà il Bangladesh, la Birmania, la Thailandia, il Lagos, il Vietnam, la Malesia e Singapore. Il regime comunista del Vietnam sarà dichiarato fuorilegge e sarà abolito.
5) - Sciiti: i territori abitati dalla popolazione Sciita, ai confini Iran - Irak formeranno un unico territorio con capitale Tabriz e sotto il protettorato delle nazioni europee.
6) - IRAN: cederà alla Turchia l'intero territorio dell'Azerbagian occidentale.
7) - Siria: perderà la sua identità geopolitica e sarà divisa in tre zone. La zona nord, delimitata dal fiume Eufrate e la città di Aleppo passerà alla Turchia. La zona a sud dell'Eufrate passerà al Libano mentre le alture del Golan e la città di Damasco passeranno ad Israele.
8) - Israele: lo stato di Israele otterrà oltre ai territori siriani del punto sette, tutta la penisola del Sinai fino al canale di Suez, Gerusalemme e la Cis-Giordania.
9) - Lo stato dell'Afganistan, indipendente, otterrà per intero il territorio del Tazakistan.
10) - L'Africa sarà divisa in tre parti. La zona occidentale controllata dalle forze Europee; la zona sud sotto il protettorato Anglo - americano e la zona orientale con Irak ed Arabia Saudita sarà controllata ed amministrata da Europa, Stati Uniti, Giappone ed Australia. L'ex Congo Belga sarà amministrato direttamente dallo stato confederato del Belgio, Danimarca e Lussemburgo.
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11) - Indonesia: sarà soggetta all'amministrazione coloniale degli USA, Inghilterra, Europa e Giappone.
12) - India: sarà indipendente, ma sotto speciali controlli anti atomici da parte dell'Italia ed alleati.
13) - Yemen unito, Oman e Emirati Arabi Uniti saranno governati direttamente dall'Italia ed alleati.
14) - Non ci saranno rettifiche importanti in America latina e Messico."
Prima di passare al secondo foglio incorniciato, l'incredulo custode si ripulì gli occhiali e non trattene l'esclamazione che disse ad alta voce: "Alla faccia del cazzo!"
Sul secondo foglio si parlava di una Grande Cupola (GC) trasparente che avrebbe avvolto e protetto l'intero Stivale.
B) La Grande Cupola
Su tutta l'Italia, sarà installata la Grande Cupola elettromagnetica che avvolgerà e proteggerà la penisola, tranne la Sicilia e la Sardegna. In un secondo tempo, quando il potere del nuovo Stato italiano sarà consolidato, si potenzierà la macchina generatrice la Grande Cupola ampliandone il raggio e la protezione sarà estesa anche alla Sicilia e alla Sardegna.
La Grande Cupola sarà invisibile e sarà azionata dal Grande Cervello Elettronico (GEC) del Monte Cervati, nel Cilento. Sarà impermeabile a qualsiasi mezzo da guerra proveniente dalla terra, dal cielo e dal mare. Le trasmittenti dei servizi segreti operanti in territorio italiano saranno neutralizzate dal filtro della Grande Cupola e tutte le centrali spionistiche saranno smascherate e neutralizzate, mediante il supercalcolatore provvisto di sensori ad elio. Nel corso dell'occupazione, ogni tentativo di resistenza dovrà essere annientata in breve tempo dalle truppe speciali degli Uomini Celesti. Un accanito combattimento avverrà in Campania, nei pressi di Pozzuoli dove i soldati americani dell'Alleanza Atlantica apriranno il fuoco contro un reparto di Uomini Celesti. Resisi conto di non poter resistere a lungo contro un nemico più valido e meglio armato, gli americani ripiegheranno sulle loro navi da guerra: due incrociatori, sei fregate e tre navi appoggio con le quali cercheranno di prendere il largo. I missili teleguidati che gli Uomini Celesti lanceranno contro di essi, voleranno rasenti il suolo. Si libreranno sulle onde del mare ad una velocità altissima, prossima a quella della luce ed affonderanno in pochi attimi tutte le navi da guerra. Enormi bagliori rossi si rifletteranno sul mare adiacente il Golfo di Napoli come se fosse scoppiato un nuovo vulcano potente quanto il Vesuvio. Grida disperate dei naufraghi si leveranno tra le onde.
La grande cupola elettromagnetica assicurerà la protezione della penisola italiana contro le incursioni straniere: non permetterà la fuoriuscita di veicoli - macchine, aerei, navi, camion ecc - né sarà penetrabile a persona umana. Chiunque volesse forzarla a bordo di automezzi, si schianterà contro di essa come a cozzare contro invisibile muro. Soltanto i venti, l'aria e la pioggia potranno attraversare il fitto plesso di particelle ionizzate che compongono la Grande Cupola. Eventuali sostanze tossiche, gas nervini e nubi radioattive, saranno istantaneamente analizzate dal cervello elettronico connesso alla Grande Cupola e respinti dalla sua forza elettromagnetica
C) Terzo ed ultimo foglio nel rispettivo quadretto con cornice aurea. Il discorso.
Questo terzo foglio riportava il discorso di un misterioso Grande Maestro tenuto al cospetto di una folta massa di popolo.
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Circondato dallo Stato Maggiore, il Grande Maestro si affaccerà dal finestrone di Palazzo Madama in divisa militare e alla gran folla in piazza dirà:
POPOLO D'ITALIA
in virtù dei poteri conferitomi,
IO
Presidente della Repubblica Italiana, dichiaro guerra alle potenze militari che hanno posto in stato di assedio i nostri confini di terra e di mare.
NOI
combatteremo contro tutti i nostri nemici e li annienteremo.
ITALIANI
L'ora storica della Verità ci attende al di là delle Alpi che varcheremo nella certezza della vittoria. Il vecchio mondo e il vecchio ordine sociale è pronto a distruggerci perché solo così potrà perpetrare nei secoli la sua struttura piena di tragiche contraddizioni a causa delle quali l'umanità è sull'orlo dell'abisso e della distruzione totale.
I limiti della capacità umana di produrre cibo con mezzi convenzionali sono prossimi. La gravità dei problemi del rifornimento e della distribuzione sono tragicamente evidenti: circa metà del genere umano è sotto alimentato o mal nutrito. Sono state deluse e spesso in modo fallimentare, le speranze e le aspirazioni secondo cui l'ideologia marxista - leninista avrebbe apportato il benessere nel mondo. Il fanatismo arabo, figlio diretto di quella ideologia, minaccia l'umanità.
L'Italia deve abbattere le vecchie mura delle ideologie che inneggiano alla morte.
NOI
Dobbiamo spezzare i mille legami che tengono ancorato questo mondo ad una realtà di corruzione e decadenza.
NOI
Libereremo il fiume della Storia, ostruito alla foce dai detriti che trasporta e lo faremo sfociare in un mare di splendore e di gioia.
ITALIANI
Solo da noi dipende il destino dell'Italia. Solo se noi sapremo compiere ciascuno nella sua posizione, tutto il dovere che la nostra terra e la nostra storia c'impone, potremo rifare una Italia nuova e grande.
VIVA L'ITALIA E VIVA ROMA.
Il custode non ci raccapezzò alcunché. Aveva il diploma liceale, aveva letto qualche libro di poesie e ascoltato vecchie canzoni dei Quartieri, ma quelle frasi in parte lo intimorivano ed in parte lo incuriosivano. Non aveva letto tutto, saltando qua e là, ma aveva avuto una brutta impresione. Passò la segretaria del direttore che lo vide annuvolato, tra i due troni e i tre quadretti. Chiese:
"Don Pasquale, che avete? Una colica? Qualcosa che non va?"
"Quale colica. La colica se la prende chi mi vuole male."
"Allora che avete?"
"Non saprei. Donna Concetta, guardate qua."
"Che cosa?"
"Due giorni fa hanno portato qui questi tre quadretti con la cornice dorata. Li hanno appiccicati a questa parete in presenza del direttore e alcuni giornalisti li hanno fotografati. Voi non c'eravate..."
"Ero in malattia. Ma che c'è di strano? Sono i tre fogli raccolti in piazza da Cavalier in tenuta da spazzino. Un evento storico per Napoli, visto che non accade più niente di straordinario, neanche con il calcio."
"Se potete, leggete che c'è scritto."
"Dove?"
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"Sui tre fogli incorniciati."
La segretaria impensierita andò a curiosare. Col naso a punta e con gli occhiali inforcati lesse attentamente. Alla fine esclamò: "Gesù."
Il custode la incalzò: "Che è?"
"Non lo so. Ma avete letto la firma sotto?"
"Quale firma?"
"Qua."
In fondo, a destra del terzo foglio, c'era scritto in corsivo a caratteri Times New Roman, grandezza delle lettere numero 12:
Eusapia Palladino, in parallelo dal Secondo Mondo.
Sotto, la corrispondente firma ad inchiostro con la data: Eusapia Palladino, Napoli 1899.
La segretaria esclamò: "Mamma mia del Carmine, capite?"
"No."
"Parapsicologia."
Il custode che non aveva capito disse sottovoce: "A soreta."
La segretaria fuggì dal direttore lasciando impalato don Pasquale e senza badare ai visitatori che chiedevano informazioni. Il direttore stava leggendo con la dovuta calma le note sindacali dei ragguagli stipendiali. Il contratto dei dirigenti dei Beni Culturali scaduto da due anni. Fu scocciato dall'entrata trafelata di Carmela. La guardò, la vide in agitazione e disse:
"Camela, che è? Che è st'agitazione?"
"Direttore, una cosa grossa. Venite in sala."
Il direttore abbandonò sulla scrivania i prospetti stipendiali secondo il nuovo contratto e controllò ciò che la segretaria gl'indicò. Disse:
"Qualcuno ha fatto uno scherzo."
La segretaria: "Ma i sigilli sono a posto."
Il direttore: "Boh!"
Don Pasquale il custode: "Se c'è una ricompensa la voglio io. Ho scoperto io il fatto."
A scanso di equivoci, il direttore informò la Farnesina. La notizia arrivò lesta a Cavalier che volle controllare di persona. Arrivò a Napoli con l'aereo personale e nel tardo pomeriggio andò in Reggia, coi cancelli chiusi al pubblico. Lesse con attenzione quanto esposto. Chiese ragguagli ad un esperto che lo accompagnava. Ritornò a osservare i tre quadretti. Fu meravigliato e disse ai presenti, tra cui il direttore della reggia, la segretaria, il custode di turno, un assessore regionale, uno comunale e la forza pubblica, oltre alla security. Disse testualmente:
"Mi seguono anche dall'altro mondo. E' la prova che sono un predestinato. Tutto ciò che faccio ha valenza doppia, in questo mondo e nell'altro. Un buon segno, tutto sommato."
Il direttore chiese: "Cavalier, ma sono cose imbarazzanti. Sono riportati fatti sconvolgenti."
"Lo penso anch'io. Nulla di speciale, sotto sotto. Lasciate i quadri dove stanno e raddoppiate la sorveglianza. Sono dettami che vengono dall'altro mondo, degni del massimo rispetto. La firma della grande medium Palladino ne attestano autenticità e veridicità."
Quotidiani, settimanali, tivù locali e nazionali diffusero l'evento. Si parlava di sconvolgimenti epocali. Di terremoti economico-politici e trattati di pace conseguenti a grandi guerre. Un nuovo Trattato di Jalta avrebbe riaggiustato le cose sul pianeta e ci sarebbe stata una Grande Cupola avvolgente la Grande Italia. Molti ci fecero ironia. I movimenti di sinistra cominciarono ad agitarsi: ecco il nuovo fascismo. Molti invece dissero rattristati che la vera autrice dei tre fogli era stata Cassandra, dall'altro mondo. Altri rilevarono che Cassandra era un personaggio mitico, mai esistito. Alcuni temettero dell'avvento sulla scena mondiale di un nuovo pazzo, un nuovo Hitler ante litteram, un sanguinario dittatore. In depressione, alcuni si suicidarono. Altri se la presero con filosofia: così va il mondo. Altri ancora ci risero sopra. Cose del genere avvenivano di tanto in tanto. Apocalissi annunciate e mai avvenute. Dopo un po', la notizia passò in secondo, poi in terzo piano, surclassata dalle preoccupazioni per la reale economia globalizzata, per gli alti costi del
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petrolio e per le spinte recessive, oltre al costante effetto serra. Cavalier parve non pensarci più, con la moltitudine di problemi economici, politici e sociali da sbrogliare. Però in segreto, si era fatto fotocopiare i tre fogli e nella villa sarda se li leggeva, assaporando il placido relax. Cavalier fu convinto: quanto riportato con tanto di firma della più grande medium universale, era una profezia il cui protagonista indiscusso era lui, Cavalier. Sarebbe stato il protagonista della storia futura. Avrebbe retto i destini dell'umanità. Apposta le Autorità dei trapassati gli avevano fatto trovare i tre fogli, raccattati da spazzino in Piazza del Plebiscito a Napoli. Le trapassate Autorità commosse da tanta semplicità ed avvenenza. Un leader che raccatta carta. Uno che fa così ha di certo un gran futuro. Avrebbe avuto lunga, gloriosa vita senza le scocciature dell'Ispettore Generale (IGA), almeno per un po'. Nei fogli incorniciati, si paventava però di una guerra mondiale e gli Americani non erano trattati alla meglio. Avrebbe cambiato le cose con la dovuta diplomazia, facendo in modo da allearsi con l'America e se possibile, con la Francia e l'Inghilterra. Nelle profezia, si capiva che la Germania si sarebbe alleata con l'Italia in una specie di revance. Forse anche il Giappone nella stessa zuppa. Questo non gli dispiaceva. Però, lasciare fuori l'Inghilterra, la Francia e gli Stati Uniti, questo proprio non era garbato, oltre che pericoloso. Gli Stati Uniti con la Rice. Terribile.
* * *
Come ogni mese, l'Ispettore Generale dell'Aldilà (IGA) passò in rassegna la fila tombale per il mondo ultratombale. Nelle bare c'erano trapassati per lo più di Roma e di Milano. Il mastodontico palazzo quadrangolare con chiostro interno era verso Città del Vaticano, dalle parti di Trastevere. Nel chiostro, in diagonale la lunga fila delle bare scoperchiate contenenti ciascuna il corrispettivo morto. L'Ispettore s'indignò quando vide che c'era una bara vuota, mentre le altre erano pronte per essere sigillate. Chiamò il sottoposto e chiese: "Come mai questa è ancora vuota?"
Il sottoposto mortificato alzò le mani dicendo che quello destinato a quella bara non ne voleva sapere di trapassare. L'ispettore guardò il registro che teneva sotto l'ascella e disse:
"Ho capito. Questa è la bara di Cavalier. Sarebbe dovuta essere stata sigillata già da una settimana. Adesso gli parlo io. Vabbè che dà laute mance a destra e a manca...c'è da dire che è anche fortunato. Forse non morirà ancora."
Il sottoposto fece finta di schermirsi per via delle mance anche da lui intascate. Ma le mance le avevano ricevute tutti, compreso l'Ispettore. Anzi lui più di tutti. Però si era per davvero al di fuori del tempo massimo consentito. Disse l'Ispettore:
"Se questo tra un paio di giorni non entra in bara, rischiamo tutti di essere licenziati e spediti nelle eterne fiamme, chissà per quanto. Possiamo rischiare, ma fino ad un certo punto. Gli angeli guardiani quando verranno qui tra due giorni e troveranno la bara di Cavalier ancora scoperchiata, saranno guai. Guai seri. Gli angeli guardiani sono benevoli e comprensivi verso noi, loro colleghi sia pure sottoposti per divino volere e chiudono un occhio, però adesso è troppo. Provvederemo. In un modo o nell'altro provvederemo. Troveremo l'ennesimo escamotage."
Il sottoposto fece cenno di sì e allargò le mani come se dicesse: e io che ci posso fare?
"Chiamami Cavalier. Deve venire qui subito."
"Un momento che lo cerco col telefonino."
Dopo un po' il sottoposto ebbe la linea libera:
"Pronto? Cavalier?"
"Sì sono io. Sto in consiglio di amministrazione...."
"Guardi che siamo noi della Coop Limbo. Deve lasciare ogni cosa e correre qui. L'Ispettore Generale il dott. Bertuccia l'attende. Non lo faccia aspettare altrimenti sono guai."
"Sospendo la riunione e tra una diecina di minuti sarò da voi, traffico permettendo."
Cavalier in fretta e in furia prese le sue cose dal tavolo e congedò i delegati di una grossa società bancaria internazionale. Tutti furono meravigliati e senza parole. C'erano in discussine parecchi miliardi di euro da investire. C'era da mettere al corrente il vicepresidente USA ed altri vertici del potere economico planetario. E lui aveva fretta. Un suo collaboratore gli stava dicendo:
in fretta e in furia prese le sue cose dal tavolo e congedò i delegati di una grossa società bancaria internazionale. Tutti furono meravigliati e senza parole. C'erano in discussine parecchi miliardi di euro da investire. C'era da mettere al corrente il vicepresidente USA ed altri vertici del potere economico planetario. E lui aveva fretta. Un suo collaboratore gli stava dicendo: 9
"Cavalier, ma dove va? Ci sono in ballo tanti soldi. I delegati non possono rinviare. Ci sono da firmare i documenti conclusivi...ci sono le società..."
"E' la mia vita che è in discussione."
Rivolto ai presenti, quasi fuggendo verso l'uscita disse: "Signori, ci vediamo in pomeriggio. Adesso devo proprio andare. Sono accaduti fatti molto gravi. Scusatemi ma devo scappare."
All'autista davanti alla multinazionale disse:
"Via dell'Aldilà numero tre - il numero perfetto - Agenzia Coop Limbo. Vada spedito."
L'autista fece del suo meglio perché a quell'ora cera traffico. Cavalier sperò che un giorno si potesse volare con un marchingegno della tecnica, ma aveva solo l'elicottero personale per spostamenti a lungo raggio non all'interno di una città caotica come Roma.
Dopo un quarto d'ora comunque fu in vista del Palazzo Coop (Via dell'Aldilà, 3) e scese. Si avviò trafelato all'ascensore e telefonò annunciando che arrivava. Gli rispose quello di prima dicendo:
"Cavalier, per fortuna l'Ispettore generale è ancora lì. Terzo piano."
Al terzo piano - ufficio tre, in una traversa di Trastevere, c'era l'Ispettore in gran completo nero ed il sottoposto pure in nero, come becchini. Da dietro la finestra, osservavano le cento bare in fila indiana nell'antistante cortile a chiostro. Cavalier disse tosto: "Buon giorno. Eccomi qua."
L'ispettore girandosi disse: "Meno male."
Cavalier si affrettò a stringergli la mano come pure al sottoposto. Disse l'Ispettore Generale (IGA):
si affrettò a stringergli la mano come pure al sottoposto. Disse l'Ispettore Generale (IGA): "Cavalier, lei ci fa dannare...ma nel vero senso della parola. Tra due giorni gli angeli guardiani controlleranno le bare. E se una è ancora scoperchiata, sono guai. Guai seri."
"Ditemi che devo fare. Io comunque non posso morire per davvero. Ho troppi impegni. Impegni capitali. Ci sono molti soldi in ballo. Cadrebbe addirittura il Governo se morissi. Cercate di capire. Ci dev'essere un compromesso. Sono disposto a pagare lautamente. Lo sapete."
"Gli ordini non si discutono."
"Ma sono destinato a grandi eventi."
"Tutti dicono così."
"Le mostro una cosa. Le dico che i suoi superiori hanno in mente grandi sconvolgimenti epocali. Io sarei il protagonista diretto di questi sconvolgimenti economici, politici e sociali. Ecco, vede?"
Cavalier aveva estratto dalla tasca i tre fogli fotocopiati, raccattati in Piazza del Plebiscito a Napoli e sottoscritti dalla medium Eusapia Palladino. L'Ispettore ci diede una guardata e disse:
"La firma è autentica, ma si parla di un Grande Maestro star della futura storia. Lei è Cavalier."
"Questo Grande Maestro potrebbe essere un appellativo datomi dopo le mie gesta. Come il Kaiser, o come lo Zar di tutte le Russie...mi capisce?
"Non è detto che sarà così. Comunque, le vie dell'aldilà sono infinite e imprevedibili. Può darsi che sia lei, ma nell'aldilà. Forse le sue imprese si riferiscono alla storia del mondo ultraterreno."
"Ispettore, io non voglio morire ancora. Vabbe?"
L'Ispettore consegnò le fotocopie a Cavalier e si portò il fazzoletto al collo per asciugare del sudore che in realtà non c'era. Intanto si sforzava di trovare una via di uscita che non contemplasse per davvero la morte di Cavalier. Disse: "Cavalier, la sua morte è stata da tempo decisa dagli alti ranghi. Ho qui il decreto. Non si potrebbe. Però forse un compromesso ci sarebbe...Tra due giorni per le nove del mattino, lei deve stare in bara. Noi sigilliamo la bara in questione e quando gli angeli se ne saranno andati la riscoperchieremo."
"E se gli angeli si accorgono che non sono morto?"
"Non controllano mai. Poi non sono medici, non sanno distinguere un vivo che fa finta di essere morto e un morto che sembra vivo. Per loro è un lavoro di routine. Sono fessi. Ingenui. Non controllano mai. Dicono che si fidano per natura. Però c'è un però."
"Però cosa? Pago. Io pago! Lei lo sa. Le do per questo rinvio di morte un milione di euro."
Il sottoposto che aveva ascoltato sgranò gli occhi. L'Ispettore Generale dell'Aldilà (IGA), disse:
"Non è che sia facile, dopotutto."
"Che c'è. Controllano se la rispettiva anima si presenta al cospetto dei giudici divini?"
"Macchè. Nessun controllo. C'è lassismo in giro. Non è questo il problema."
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"Io non ho tempo da perdere ho delle riunioni importanti. Quale sarebbe l'intoppo?"
"Per davvero lei deve sparire per tre giorni. Deve effettuare una missione. Una missione capitale per la difesa della razza umana. Razza umana, in particolare la nostra, la Occidentale."
"Cioè?"
"Dovrebbe ritornare indietro nel tempo fino all'anno 453 dopo Cristo."
"E' possibile?"
"E' possibile, altrimenti non glielo direi. Le Alte Sfere ci tengono. E' un progetto. Non c'è ancora l'approvazione definitiva. Se la Commissione l'approverà - l'approvazione dovrebbe avvenire a ore - lei dovrà effettuare la MISSIONE che ha una durata di tre giorni."
"E se la Commissione non approva il piano?"
"Non ci sarà più bisogno di lei."
"E quindi?"
"Resterà in bara. Provvederemo in un modo, o nell'altro perché muoia per davvero. Ascolti, ci sono buone possibilità che il piano sia approvato. Ne va di mezzo l'intera umanità."
"Quelli della Commissione sanno di me?"
"Lo sanno. In un certo modo lo sanno. Lei è veramente fortunato. Somiglia in modo ineccepibile a niente di poco che al Prefetto del Pretorio Boezio, amico del generale romano Ezio."
Numerose aree corticali nella testa di Cavalier collaborarono per capire bene. Alla fine Cavalier dovette ammettere che non ci capiva niente.
"Ascolti. Lei si mette in bara tra due giorni. Dopo circa una mezz'ora sarà terminata l'ispezione degli angeli guardiani e potrà uscire dalla bara. Loro possono vedere attraverso i coperchi delle bare. Come Nembo Kid, ricorda? Vedono che lei c'è e passano oltre. Volati via, lei uscirà e verrà qui al terzo piano dove ci sarò io ed un alto funzionario dell'aldilà, amico di un grande santo, uno molto influente nelle alte sfere. Lei, Cavalier verrà qui e le esporremo il piano. Pianifichi le cose in modo da assentarsi da tutti i suoi impegni terreni, facciamo dal giorno tre di settembre al sei."
Scocciato e stressato Cavalier cavò un foglio dalla tasca e lo mise in faccia all'Ispettore. Disse:
"Sono tutti gli impegni per oggi."
Nella scaletta c'erano ministri del Governo, ambasciatori, banchieri e qualche bella donna di alta classe. Disse l'ispettore con ironia: "Le belle donne sono uno svago, non lavoro."
"Impegni improcrastinabili, capisce?"
"L'impegno improcrastinabile ce l'ha solo con me e con i guardiani dell'aldilà. Lo vuole capire che se le cose andavano fatte secondo logica, lei sarebbe dovuto essere già morto da un pezzo?"
Cavalier mise le mani in tasca sui coglioni e fece anche le corna per scaramanzia. Alla fine disse: "Se è così. Ci vediamo allora dopodomani per essere immesso in bara. E...non è che ci muoio per davvero? Non è che non ci respiro all'interno del catafalco?"
"Cavalier, non siamo ingenui. Ci sono i buchi. L'aria è assicurata. Può respirarci dentro come vuole: respiri prolungati come quando si è soprappensiero, respiri profondi come per tristezza, respiri brevi e rapidi come in affanno...faccia lei. Segua me e non avrà problemi."
"Vivrò se la Commissione approverà il piano."
L'Ispettore sollevò le braccia facendo intendere che più non poteva fare. Questa era la realtà. Andando via, Cavalier disse sospirando: "Ma che si deve fare per campare."
L'ispettore fu in dovere di rettifica: "Che si deve fare per campare oltre i propri limiti..."
Da sotto lo stipite della porta, Cavalier: "Ci vediamo dopodomani verso le 8,30. Mi devo vestire da morto, presumo. Porterò anche i guanti bianchi e il libretto con copertina nera della bibbia."
"Si prepari ad una grande battaglia."
"E' una vita che faccio battaglie."
"Militia est vita hominum super terram."
"Arrivederci."
Avrebbe voluto dirgli vaffanculo, ma sarebbe stato come imitare Beppe Grillo che imitava lui. Gli era venuto d'imprecare come quando era stato messo sotto inchiesta per un fatto di tangenti tutto da provare. Un semplice gabelliere - un ufficiale inferiore delle guardie di finanza - diceva di avere
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prove contro di lui. Ci avevano pensato i suoi avvocati a rasserenarlo. Se adesso avesse avuto la possibilità di parlare con l'Eccelso avrebbe spiegato tutto. Non poteva morire così presto. Gli servivano almeno novanta anni di esistenza per aggiustare la finanza statale e mettere a posto molte cose. Mandare al diavolo parecchia gente da lui definita parassita. Gente che non aveva mai lavorato, fatto sacrifici e rischiato. Gente di niente nata per avere soldi, soldi e soldi perché inserita in corsie preferenziali. Ci voleva però tempo. Anni. Se lasciava le alte cariche in sospeso perché doveva morire, ci avrebbero fatto le spese in particolare i poveri ed i derelitti. Di questo le autorità divine dovevano prendere coscienza. Ci sono individui ed individui. Per alcuni la morte è una liberazione. Per lui sarebbe stata una grande ingiustizia. Non si tratta così la gente. Ci volevano dei comma divini da rispettare. Uno di questi commi avrebbe dovuto precisare: Le persone degne di riguardo sulla Terra, i grandi politici ed i detentori della mondiale finanza possono - a richiesta - ottenere proroghe vitali dai venti ai trenta anni. In base a queste proroghe il richiedente potrà spostare la data del decesso da un minimo di dieci anni ad un massimo di trenta.
Nella Mercedes 2500 blindata grigio ferro sul posteriore sedile affossato, Cavalier fece alcune telefonate. Precisò alla segretaria di confermare ai delegati che la riunione del mattino era stata posticipata per le quindici in punto. Posticipò quella delle quindici alla sedici e il colloquio riservato col banchiere generale dello Stato dalle sedici alle diciassette. Per le diciotto sarebbe stato libero. Avrebbe cenato con l'amante - promettente velina - a Parigi verso le 21. Per essere a Parigi - fuori da indiscreti sguardi - avrebbe dovuto prendere l'aereo personale entro le diciannove all'aeroporto di Fiumicino, pista riservata numero sei. La vita tumultuosa riprendeva il sopravvento. Non c'era tempo, proprio non c'era tempo di pensare alla morte. Cosa indegna la morte. Ci pensassero i morti di fame, i disperati e assimilati. Per lui al vertice della politica e finanza mondiale, la morte era una viltà inaudita. Una offesa naturale. La sua vita era diversa. Egli era un fulcro, un tassello nell'edificio dell'umana civiltà, uno di quei tasselli che se vengono meno tutto traballa. Lo sapevano questo quelli che avevano decretato la sua fine terrena? Gli passarono lo sceicco del Queit per uno stoccaggio di petrolio ad un prezzo di favore e prese accordi col suo telefonino con aziende che intendevano investire in Italia. Era dalle parti di Piazza Colonna e c'era sole limpido ad incupire il verde dei pini in fila sul marciapiede a destra. E c'era vento perché sulla strada apparivano blandi mulinelli di polvere. Splendevano nell'azzurrità i marmi di Carrara lungo le fiancate del Milite Ignoto. Se si fosse sporto avrebbe visto i soldati della fanteria tesi ai lati della fiamma davanti alla bara di ignoti resti appartenuti ad un povero ventenne ucciso in guerra. Era egli il vero milite ignoto cui la Patria dedicava almo rispetto. Milite ignoto perché tutti ne ignoravano portata e sacrifici.
Da giovane, di pelle scura e di capelli neri era stato piuttosto alto e snello, simile si disse allo scienziato Ettore Majorana scomparso in mare sul tragitto Napoli - Palermo. Col passare degli anni e con l'aumento dell'altezza media, era adesso tra i medio - bassi. Ma non era un peso. Ciò che gli pesava era la consapevolezza della brevità dell'esistenza in genere e della sua in particolare. Non c'era un nesso tra chi viveva cento anni e chi sessanta quanti ne aveva lui. Una porcheria. Perché un ignoto pensionato che aveva avuto una vita grigia in un ufficio di periferia doveva campare cento anni e lui che aveva sulle spalle enormi responsabilità doveva vivere molto di meno? Ce l'aveva con l'Ispettore che lo voleva in bara tra due giorni esatti. Gli avevano garantito che non sarebbe davvero morto, che sarebbe stata una finzione per ingannare gli angeli guardiani, però erano rogne. Avrebbe avuto dall'Ispettore forse una dilazione di alcuni anni o mesi. E che erano rispetto all'oscuro impiegato che aveva superato il secolo dietro la soglia di una finestra e balbuziente?
Alle sedici fece aspettare cinque minuti il banchiere generale dello Stato perché aveva chiesto al medico personale di visitarlo. Sembrava tutto a posto, il punto debole era il cuore. Il medico gli disse: "Va tutto bene. Il peso, il respiro, il metabolismo e le analisi del sangue (aveva fatto un prelievo di sangue giorni prima): glicemia, azotemia, trigliceridi e colesterolo. Tutto nei parametri. E' il cuore un po' deboluccio. Sui cinquanta si era esposto ad un trapianto di capelli per evitare di apparire troppo sfrontato e cinque anni dopo un lifting fatto ad hoc da un chirurgo brasileno. Il medico personale ne fu convinto: era stato lo stress di una vita in perpetua lotta, le riunioni di
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partito, le cause legali, le parcelle, le azioni, l'ascesa nella politica fatta di trabocchetti e poi i due interventi estetici per lo scalpo e le rughe agli occhi, al collo, faccia e fronte. Troppo anche per un cuore di ferro. Chiese al medico un paio di Viagra. Il medico glieli porse però gli raccomandò:
"Cavalier, non faccia il fesso. Ceni leggero, prenda acido folico che previene gli infarti e si spompi poco con l'amate. Adesso c'è l'età. Se ha il sopraffanno mentre scopa, si fermi un poco. Faccia un minutino d'intervallo ..."
"Sì, come una squadra che non regge tutto il tempo."
"Più o meno."
"Cazzate."
"Cavalier, alcune abitudini di gioventù vanno controllate. Gli anni comunque passano."
Il medico di fiducia gli aveva accresciuto quel senso di amarezza e di malinconia. Non accettava l'idea del declino. Tutto era normale: le riunioni, gli amici di partito, le strette di mano, la ricchezza illimitata, le banche. Tutti gli ripetevano che aveva buona cera e così era se si vedeva quando appariva in tivù. Difficile credere che uno dei suoi organi facesse un po' di bizze.
Entrò nella sala dove il governatore generale della Banca d'Italia l'attendeva da solo avendo l'assistente nell'altra camera. Appena lo vide, il governatore gli tese la mano. Cavalier voleva sbrigarsela subito, idem il governatore il quale disse:
"Cavalier, non posiamo salvare l'azienda che le sta a cuore. E' un'operazione suicida, mi creda."
"Ricevo forti pressioni, lo sa? Pressioni di ogni tipo: politiche, dalle banche e dai comunisti per via dei quindicimila lavoratori che saranno messi in cassa integrazione ed alcuni licenziati. Forse nel Governo passerà anche la linea di abolire l'istituto della cassa integrazione ed allora ci saranno scioperi selvaggi."
"Cavalier, ma non possiamo mandare in fallimento la Banca d'Italia per salvare un'azienda decrepita. L'azienda ha una buona valenza in campo nazionale ed internazionale. Esporta prodotti caseari di ottima qualità, ma ha dato da mangiare a troppi politici. I politici l'hanno spolpata."
"Questo appartiene alla cose fatte..."
"Il proprietario ha sbagliato. Voleva superare gli altri. Si è indebitato fino al collo anche con la squadra di cui era il presidente."
"Beh, lei dice cose che so. Una ottima azienda spolpata dai politici. Però è un'azienda che produce un prodotto di ottima qualità ed ha tutti i presupposti per salvarsi."
"Deve far fronte a miliardi...miliardi di euro. Ci sono azionisti...migliaia di azionisti dagli Stati Uniti e Canada. Quelli sono attrezzati con gli avvocati. Cause..."
"O.K. allora veda un po' come fare per evitare il crack. Lo Stato deve fare qualcosa. In questo momento non ci possiamo permettere che la situazione sociale si aggravi."
"Cavalier, qualcosa forse si potrà fare, ma non possiamo rischiare grossi capitali per un'azienda che affonda. Prima deve risollevarsi un po' con le sue forze e poi potremo intervenire."
"Per favore, trovi un qualche rimedio che almeno ritardi il tracollo. Se l'azienda ce la fa a sopravvivere per quest'anno ci sono buone possibilità che si salvi sia pure con la cessione di titoli maggioritari ad altri. Non facciamola fallire, almeno entro quest'anno."
"Sì, ma ripeto, non possiamo immettere soldi adesso. Quell'azienda è come un pozzo senza fondo. Se risale un po' la china allora possiamo fare qualcosa."
Si erano salutati di fretta. Non si sapeva se avesse più fretta Cavalier o il governatore. Forse entrambi. Cavalier indugiava nella grande sala con al centro un massiccio tavolo di noce. Dai finestroni si capiva che c'era crepuscolo. C'era da preparare le valige e via per Parigi. La vita normale prendeva il sopravvento con la sua irruenza anche se immalinconita. La morte...e chi ci pensava alla morte. La morte poteva aspettare. La morte, che grande stronzata. C'era la vita con tutta la sua furia, le gioie, gli amici, le lotte cui seguiva l'inevitabile vittoria. Le sconfitte sistematiche degli avversari ed il sorriso della nuova amante che faceva scintille a letto con corpo di fata, appena sbocciata al sesso. Poi c'era la figlia primogenita intelligente che un giorno avrebbe ereditato il suo regno privo di ombre come quello del Re Sole. Ombre marginali c'erano sul campo
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del fisco e della legalità, ma erano cose del passato che non sarebbero riemerse. C'era il secondo nato un bel ragazzo, ma ancora tenero. Avrebbe dovuto generarli prima, ma non faceva niente. Sia il figlio che la figlia avrebbero navigato su una marea di soldi in grado di sommergere qualsiasi avversità, solo c'era da stare allerta. Non fidarsi mai di nessuno. Avere le giuste amicizie, cioè solo amicizie importanti. Riflettere e andare avanti. Aspettare il momento opportuno. Sempre. Con queste idee e con l'imprevedibile fortuna, aveva generato un impero di cui egli era l'indiscusso imperatore. Era come Cesare Augusto: primus inter pares. In realtà era il primo e basta.
La Mercedes blindata lo aveva scaricato davanti all'albergo Reale. Era salito a controllare i bagagli. Due valigette già pronte che quelli della security gli avevano approntato. Gli avevano procurato anche le vitamine che il medico gli prescriveva e i tre pacchetti di Viagra di alto, medio e di basso dosaggio. Via. La notte di Parigi era tutta da scoprire. Il cielo sereno, ma c'era freschezza. In aereo privato aveva cercato di chiudere gli occhi. La giovane infermiera gli aveva fatto un bel massaggio alle tempie. Alcune volte quelle mani sottili e delicate lo facevano addormentare, ma adesso era diverso. Non poteva dormire. La morte. Aveva avuto altre chiamate prima che atterrasse al De Gaulle: il direttore del TG - UNO e quelli delle sue principali reti televisive. Quasi un giornaliero rito. Però adesso doveva riposare un po'. Gli serviva un po' di sospensione, una parvenza di morte in cui lo spazio ed il tempo finissero di stargli addosso. La pace.
Gli avevano allacciato le cinture di sicurezza. All'atterraggio, lo strascico delle ruote sulla pista lo rimise all'erta. Parigi. Prima era a Roma ed adesso Parigi gli tendeva le dolci braccia. Taxi, albergo di cinque stelle, lavaggio di denti, doccia, relax, manicure e massaggio. Vestiario pronto dal guardaroba personale trasportato in aereo con bagagli speciali. Accensione di tivù sky e ascolto an passant delle notizie del TG - 5. Brevi riflessioni ed ironie su ciò che aveva potuto arguire dal TG e spegnimento del telefonino. Non voleva essere scocciato adesso che andava in ristorante sulla Senna dall'amante. Tutto congiurava perché stesse bene: il cielo sereno con vaghe strie sanguigne. La freschezza della sera, la Senna serpeggiante con argentei riflessi, la luna piena, gigantesca che invitava al sollazzo della notte. Tranne per i primi trent'anni del dopoguerra, l'esistenza gli offriva il meglio di sé: viaggi esotici, belle donne, macchine fuoriserie, alberghi di prima categoria e da quando si era messo in politica la notorietà. Era uno in vista e dovunque andasse c'era gente che lo conosceva. La sua immagine troneggiava in cyber space. La sua immagine nelle sue reti televisive ed in quella di Stato. La sua persona aveva dialogato coi potentati della Terra.
Era arrivato nel locale sulla Senna un po' in ritardo. Trovi le gambe più belle di Parigi - lunghe, diritte e toste con sfilate caviglie - nella zona della chiesa della Madeleine agli Champs Elysées oppure al caffé Louis-Philippe, quarto arrondissement dove da un tavolino in particolare c'è la panoramica come in tribuna allo stadio sulle belle signore che salgono e scendono la scala a chiocciola del locale, proprio dove adesso era Cavalier, voyeur contemplante. Cavalier sapeva bene altri posti dove ammirare abbaglianti gemme femminili; per esempio, nel viavai del Boulevard-SaintGermain con il fior fiore delle ragazze parigine che sono uniche al mondo. Ma erano altri tempi quando faceva gli occhi dolci ad una bella ragazza e magari lei ci stava al primo coplo. Ci sono oggi parigine che sembrano americane vedi Emanuelle Seinger e straniere simili a una fille de la Seine, vedi Monica Bellocci, Rashida Dati, Carla Bruni in Sarkozy, o Laetitia Casta. La femme fatale disse: sono come tu mi vuoi. Cavalier avrebbe gridato come da giovane in un effluvio di gioia liberatoria: egalité, Liberté e Femminilità. Viva l'arcobaleno delle banlieue, ma come Sophie Marceau non c'era nessuna. Cavalier ne fu convinto, almeno quella sera. La ragazza in terrazza ad ammirare il panorama serale. In alto in chiarore della Torre Eiffell e vaghi rumori di macchine verso gli Champs Ĕlysées. Cavalier si era seduto ed aspettava al tavolino. Non l'aveva raggiunta in terrazza perché voleva evitare inutili frasi poetiche. Dopo un po' venne da lui. La osservò con soddisfazione. Era appena maggiorenne, ma perfetta. Altezza su un metro ed ottanta, seno e curve divine. Una ninfa con vaga rassomiglianza all'attrice inglese Caterina Zeta Jones. Oppure nel mezzo tra Caterina Zeta Jones e la Bellucci. La mente vagò nel repertorio delle donne conosciute, da possedere almeno per una notte. Ricordò l'aria scanzonata della bionda britannica A. D. e lo
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sguardo intenso dell'attrice di Hong Kong M. C., splendida attrice nel film IN THE MOOD OF LOVE. Pensò ai lineamenti esotici delle modelle asiatiche Mo W.D. & D. e la sensualità della canadese Co. Ro. Riportò con pacatezza in mente le rimembranze della russa S. P. di cui temette a letto l'irruenza travolgente che noceva al cuore e lo sfiancava. Pensò all'inglese Lily D. più delicata e sensuale ed all'olandese D. K. con le statuarie cosce. Tutte erano state ospiti notturne nella sua villa sarda almeno una notte intera. Tutte gli avevano lasciato teneri ricordi da custodire con orgoglio oltre alle incancellabili effusioni di Eros. Cavalier pensò a cose affini. Considerando le duemila sfumature cromatiche che solo i parrucchieri sanno infondere, bisognerebbe aggiornare il listino delle more e delle bionde come per i titoli azionari. A pensarci bene la ragazza era abbastanza simile alla veronese Alfa Flaminia Romeo, nome tipo auto sportiva anni Sessanta, ma con ascendenze (materne) cinesi e africane (bisnonno somalo) con transeunti incroci veronesi appunto. La ragazza aveva imbarazzante perfezione tra l'europea bellezza, la dolcezza cinese e l'erotismo africano. Però lo sguardo era magnetico e da quegli occhi cerulei brillavano luci irreali che lo intenerivano ed ispiravano come una melodia. Indossava una gonna a tubo da sopra i ginocchi, calze di seta lucente e stivaletti aderenti con tacco basso. Aveva una camicetta perlata aperta sul petto da dove emergeva il duplice gonfiore del seno elastico e abbronzato. A pensarci ancora meglio Cavalier si ricordò della ventenne Eva Collini, ex schedina. La ragazza con cui avrebbe scopato per la notte, aveva una buona rassomiglianza con Eva Collini. Niente di preciso, ma la rassomiglianza c'era. Poteva essere che avessero la stessa età, o quello sguardo magnetico e malandrino. Quelle labbra volitive. Un suo amico cinematografaro avrebbe potuto darle una parte nel film in allestimento sulle fate. Sarebbe stata la fata Morgana. Poi poteva vedere per una parte nell'Isola dei famosi, o nel Grande fratello, oppure nella pubblicità di Nescafé e Kinder Bueno. O niente. Dipendeva come avrebbe scopato. Lo capiva questo? Se intelligente, sì. La donna aveva l'entusiasmo della giovinezza che Cavalier succhiava come un cuccioletto. Rideva se lui diceva una spititosagine, ma lei non ne diceva. Forse non osava. Immalinconito, pensò ad altro. Gli venne in mente che tutto ciò che vedeva attraversava due buchi - le pupille - e si stagliava netto sulla retina in fondo all'occhio da cui partivano impulsi elettrici al cervello. Ecco cosa era la ragazza che gli si avvicinava al tavolo. Una visione. Una visione divina. All'avambraccio vide che portava un gioiello che lui le aveva fatto pervenire qualche settimana prima ed al polso l'orologio JeanRichard 2 Times Zones, meccanico automatico con 24 ore e doppio fuso orario, sincronizzato con il nome delle principali città del mondo. Cassa in platino tempestata di diamanti e cinturino in coccodrillo con filetti di platino. Un mix di alta arte orafa, artigianato e tecnologia. Passarono la notte in albergo. Cavalier fu sicuro: non sarebbe morto prima dell'appuntamento con l'Ispettore perciò aveva trangugiato sciampagna a volontà e dalla scatoletta in taschino aveva prelevato tutte e sei le pastiglie di Viagra. C'erano due pastiglie a basso dosaggio, due di medio e due di alto dosaggio. Voleva sfidare la morte. Al limite sarebbe morto con la testa tra quelle zizze. Le aveva detto uscendo dal locale: "Una bella serata, dolce e spensierata."
Le brillavano gli occhi, forse per lo spumante. Lei aveva risposto: "Tutto così bello. Così magico..."
Quando si fu spogliata fu estasiato. Tutto perfetto. Seni elastici a punta con capezzoli bruno rossicci, ventre sodo, pacche con armonici attacchi sulle cosce, con giuste rotondità e tonicità.
Gambe diritte, lunghe e toste, ma non muscolose. Gliela aveva presentata il Presidente della RAI, una scoperta promettente. A Cavalier le dita affusolate della ragazza fecero buona impressione e pensò a quando gli avrebbe accarezzato il cazzo e fatto un bel pompino. Pensò a quel sondaggio su un noto rotocalco in cui emerse che a 14 anni, la cosa che si fa di più per una donna è il sesso orale. Pompini a non finire. Lo aveva ammesso tra l'altro una sedicenne aspirante modella di Torino. Si ricordò della canadese Coco Rocha che gli ebbe confidato dopo una mastodontica scopata:
"La notte mi viene da spaccare tutto; mi viene da provocare e mi sento essere bellissima. Sono onnipotente con la mia bellezza che sfascia chi mi ammira."
Cavalier aveva annuito. Alla scopata successiva, verso l'alba lei gli aveva detto:
aveva annuito. Alla scopata successiva, verso l'alba lei gli aveva detto: 15
"Certe notti mi viene voglia di scopare chiunque. Mi farei scopare da tutto il mondo. E' una questione di energia. Per sentirla basta sfiorarsi. Toccami. La senti questa energia?"
Cavalier disse alla nuova arrivata, quella che gli avrebbe donato i sollazzi di Eros per quella notte:
"Sei Venere che sorge dalle acque."
Gli sorrise ammiccando e gli disse titubante per far vedere che era una velina letterata:
"Venere, la dea dell'amore."
Cavalier notò che quegli orecchini di oro fatti all'antica mettevano di più in risalto il suo collo da giraffa. Erano in un racconto delle Mille e una notte. Disse: "Gli orecchini che porti sono belli. Mi ricordano quelli che portavano le antiche imperatrici di Bisanzio."
notò che quegli orecchini di oro fatti all'antica mettevano di più in risalto il suo collo da giraffa. Erano in un racconto delle . Disse: "Gli orecchini che porti sono belli. Mi ricordano quelli che portavano le antiche imperatrici di Bisanzio." "Cavalier, devo contraddirla. Sono un rifacimento di gioielli di epoca romana, del tardo impero romano. C'è una G ed una P in mezzo alle catenine di rubini, vede?"
Cavalier avvicinò gli occhi e lo inebriò il profumo delicato della sua pelle. C'erano davvero due lettere in sovrapposizione: una G appunto ed una P. disse:"Cosa significano quelle lettere?"
avvicinò gli occhi e lo inebriò il profumo delicato della sua pelle. C'erano davvero due lettere in sovrapposizione: una G appunto ed una P. disse:"Cosa significano quelle lettere?" "Mia madre ereditò questi gioielli da mia nonna e lei da altri della nostra famiglia. Mia madre mi disse che quelle lettere erano le iniziali di Galla Placidia, una nobildonna romana vissuta all'epoca dell'Impero Romano di Occidente."
Se aveva una bella velina nuda davanti al glande, era certo di sentirsi poetico e tenero di animo. Momenti in cui era davvero docile come un cucciolo.
Parigi di notte. Notte incantata. Adesso erano in albergo di prima categoria nudi e puri. Gli si stese di lato nel letto a due. Lo sovrastava in lunghezza, quasi il doppio. Le fu sopra e cercò di dominarla, dominare quel corpo pieno di vigore e selvaggio. Quel corpo di cavalla che si sottometteva agli efflussi di chi è arrivato alla soglia della vecchiaia. Alcune godono di farsi fare dai vecchi, almeno per un po'. Le pastiglie di Viagra e lo sciampagna facevano effetto. Cavalier si sentiva bruciare le tempie ed il cuore martellargli in petto. La penetrò che lei gemeva: era per finta? Era tutto in lei. Gli si era aperta con le cosce divaricate. Vide la segreta selva scura. Peli di pube intricati a matassa. Fessa lubrificata al massimo tanto è che il suo pene taurino entrava ed usciva come stantuffo meccanico senza sforzo. A volte sembrava che quella dolce e calda forra glielo succhiasse sempre più in dentro assetata di sperma. La baciò sulle labbra e ne succhiò la dolcezza carnosa come polpa di loto maturo. La baciò sul seno e ne succhiò i capezzoli duri. Scese con la lingua sul pube ed entrò quanto più poté ad oltraggiare il liscio cunicolo vaginale. Era il Minotauro che si aggira in bui anfratti cavernosi. Ne assaporava il sesso, i liquidi melliflui e la levigata superficie della clitoride che si faceva spostare da un lato all'altro tra le grandi labbra come fresco frutto di mare. Le arrivò una prima volta con una irruzione di sperma come da anni non gli capitava. Glielo aveva lasciato dentro ancora duro perché era insaziabile. Sulla ragazza ebbe totale possesso carnale. Trionfo di carne e sesso. La baciò sul collo a giraffa e la baciò devoto sulla bocca. La ragazza era arrendevole e lui le ficcò per quanto poté la lingua fino in fondo al palato come per perdersi in lei. La sentì respirare forte e gemere. I dorati dardi di Cupido nell'eterea percorrenza prima di centrare i cuori emettevano struggenti vibrazioni.
Si staccò da lei ed andò in bagno a lavarsi. Nell'altra toilette era andata lei. Aveva udito lo scroscio del bidé. Lei si lavava la fessa e lo sperma le scendeva tra le cosce fluendo oleoso e denso in bidé. Si lavava del suo lordume?
Cavalier si vide allo specchio madido di sudore ed ansante. Aveva gli occhi stravolti di libidine ed un po' di bava dal labbro inferiore. Il cuore a martellargli dentro. Il cazzo moscio lungo a dismisura. Cazzo di Minotauro. Era un ventenne gorilla, anche grazie al Viagra. L'avrebbe montata di nuovo fino a sfiancarla. Urinò abbondante e si fece la doccia liberatrice. Dopo doccia si sentì pieno di vigore. Si vide allo specchio. Avrebbe voluto liberare un grido selvaggio come Tarzan o come un gorilla. Dominare quelle natiche, quel seno a punta, quelle cosce, quella bocca, quella matassa di peli vulvari, quella fessa ventenne. Quel corpo di cavalla, quel tipo di gioventù. Per adesso ce l'aveva fatta, aveva superato la prova ed era pieno di goduria. Così si vive. Penetrare quella carne,
si vide allo specchio madido di sudore ed ansante. Aveva gli occhi stravolti di libidine ed un po' di bava dal labbro inferiore. Il cuore a martellargli dentro. Il cazzo moscio lungo a dismisura. Cazzo di Minotauro. Era un ventenne gorilla, anche grazie al Viagra. L'avrebbe montata di nuovo fino a sfiancarla. Urinò abbondante e si fece la doccia liberatrice. Dopo doccia si sentì pieno di vigore. Si vide allo specchio. Avrebbe voluto liberare un grido selvaggio come Tarzan o come un gorilla. Dominare quelle natiche, quel seno a punta, quelle cosce, quella bocca, quella matassa di peli vulvari, quella fessa ventenne. Quel corpo di cavalla, quel tipo di gioventù. Per adesso ce l'aveva fatta, aveva superato la prova ed era pieno di goduria. Così si vive. Penetrare quella carne, 16
dominarne il bollore. Sfondare quella fessa come ariete che abbatte e penetra le porte di città sotto assedio. Abbracciarla tutta e leccarsela per assaggiare il potente sapore di Eros. Drogarsi di sesso.
Quando ritornò in camera la ragazza era già a letto che gli sorrideva con quello sguardo paralizzante e quella cosa nera immensa, tra le cosce. Stava col dorso contro la spalliera e i lunghi corvini capelli a ventaglio sulle spalle. Una Venere dalle acque sorgenti, pardon sorgente dalle lenzuola di un letto di albergo a cinque stelle. A Cavalier tornò la voglia di chiavare. In tempo non esiste se si chiava. Disse ispirato:
"Sarai una perfetta showgirl e poi forse un'attrice."
La profezia di Cavalier penetrò con irruenza nei meandri della ragazza convincendola subito a divaricare di nuovo le cosce. Il cazzo ad intrufolarsi in quella matassa di peli neri fino nel caldo e misterioso fondo. Prima però di penetrarla col cazzo inastato, volle immergere la faccia in quella matassa di peli neri corvini. Gli parve che avesse lui quella barba folta come un lupo di mare, una barba fin sopra gli occhi. Poi volle aiutarsi con la lingua a cercare il liscio promontorio della clitoride che trovò, leccò e gustò come mentina di miele. Con la lingua si spinse oltre verso il cunicolo vaginale che gli si apriva voglioso. Non poté che fermarsi nell'antro vulvare e avrebbe voluto avere una propaggine biforcuta come i rettili e gli anfibi, lunga e flessuosa da entrare fin nei più remoti meandri: la bocca dell'utero e ancora più in dentro, nel caldo cavo uterino che come uno scrigno gli avrebbe elargito segreti tesori.
Cavalier volle dirle:
"Tutta la letteratura, le arti, l'economia, la pace e la guerra ruota intorno al sesso."
La ragazza gli aveva sorriso. Cavalier avrebbe voluto dirle:
"Tutto ruota intorno al cazzo. Le donne ne sono inebriate. In particolare se il cazzo è d'oro. Tutto ruota in definitiva intorno al mio cazzo...e ci casca sopra. Lunga vita al cazzo."
La mattina seguente sul tardi aveva voluto andarsene da solo nella sua villa in Sardegna. Sparire dalla circolazione per mettere ordine nel caos dei pensieri. Aveva lasciato la ragazza dopo aver consumato la colazione con lei. Le aveva dato un bel bacio e la promessa di un ottimo contratto televisivo. La ragazza era molto bella e soprattutto docile. A volte aveva espressione di una ingenua. Gli aveva dato quello che poteva e Cavalier ne fu soddisfatto. Ottimo carattere e ottima scopata. Questo fu il pensiero conclusivo.
Sarebbe arrivato nella villa sarda, sul Golfo degli Aranci abbastanza sul tardi tramite l'aereo personale atterrato all'aeroporto romano di Fiumicino e poi con l'elicottero anch'esso personale, super accessoriato e blindato come un Agusta Bell di attacco. La servitù era stata messa in allerta dal capo del servizio scorta, ma aveva provveduto di persona a ordinare al capo cuoco il menù. Voleva mangiare sano e leggero, piuttosto verdura che pasta, piuttosto pesce che carne. Dall'alto come al solito, ebbe osservato il dolce paesaggio tra terra e mare e come al solito si era scocciato. Puntualmente, ebbe alcune telefonate tra le quali il notaio ed il presidente della sua squadra affinché predisponessero gli atti per l'acquisto di Treseguè - da lui definito Tre Seghe - il magico centravanti Juventino che non voleva stare più a Torino. Con quel centravanti e con un forte centrocampista la sua squadra sarebbe volata verso le più alte vette del calcio nazionale ed internazionale. Un altro tassello a coronare il suo potere. Lo chiamò il fedele conduttore del TG - Quattro per salutarlo ed aggiornarlo sui fatti di politica. Aveva telefonato per scrupolo ai suoi familiari in particolare la moglie che doveva tenersela cara e scongiurare eventuali crisi strumentalizzabili da avversari di ogni ordine e grado, stampa compresa. Ricevette altre telefonate dagli esperti incaricati di comprare le azioni di una compagnia aerea cilena e ricevette telefonate dal manager dell'Alitalia. Cavalier volle cercare di capire cosa si potesse fare per entrare a pieno titolo - non in prima persona - nell'azionariato della compagnia aerea nazionale. Solo Cavalier poteva sbloccare la difficile situazione parlando di persona con quelli della Lega in modo che si riducesse all'osso il personale Alitalia all'aeroporto di Malpensa.
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Con spiraliforme giro, l'elicottero atterrò in tonda pista, nella parte occidentale della tenuta che ammontava a più di cento ettari, cosparsa di ulivi centenari, donazioni di potentati e politici o di politici-potentati. Le piante con altisonanti appellativi degni dei donatori. Un ulivo trapiantato sul rialto che dominava il golfo ebbe il nome del donatore e di Cavalier, entrambi incisi sulla crosta: Elsin (il donatore) e Cavalier, appunto. Non faceva incidere il vero nome, ma l'unico titolo a cui teneva: Cavaliere della Repubblica. Gli ricordava il medioevo. Verso le nodose radici che s'impadronivano della terra come mano avida, la data commemorante lo storico evento, appena due anni prima, quando Cavalier era stato Presidente del Consiglio e deteneva il potere in patria ed altrove. S'incupì prima di pranzo. Si era seduto in poltrona nel giardino di piante esotiche ed osservava il degradante paesaggio che s'infrangeva in mare con levigata scogliera rosea. Il mare appariva verde azzurro con rare increspature spumeggianti per il vento che di tanto in tanto si levava. Il paesaggio dava serenità, ma Cavalier s'inceppò su tristi eventi. La morte. Quegli stronzi dicevano che doveva presentarsi il giorno dopo per entrare in bara. Che pensiero ignobile. Gli avevano assicurato che la sua morte vera sarebbe stata rinviata con uno stratagemma per parecchi anni, però era tutto assurdo. Il pensiero di morire per lui era assurdo. Lo è per quasi tutti, ma per lui era un oltraggio. Doveva comunque fidarsi di quegli stronzi per evitare il peggio. L'Ispettore in particolare non meritava la fiducia estrema, ma non c'era scelta. Il giorno dopo si sarebbe presentato nel Limbo per entrare in bara. Gli avrebbero comunicato il piano che gli avrebbe consentito il prolungamento vitale. Prima di entrare in bara voleva conoscere questo piano nei minimi particolari. Per questo decise di presentarsi con largo anticipo. Sarebbe andato dall'Ispettore verso le 8,10 ammesso di trovarlo. Avrebbe chiesto agli impiegati se gli facessero il favore di comunicare all'ispettore che lui già era in ufficio. Cavalier era nervoso. Tirò un forte pugno contro il muro anche in occasione della morte di suo padre. La stessa impotenza di allora. Tutto sembra fermo e certo ed invece tutto è fluido.
In sedia a sdraio in cortile, osservando la vastità del mare con cipiglio e rabbia aveva dato ordine a quelli della security di staccare tutti i telefoni fino alle sedici. Il mondo andava per il suo verso come sempre e la sua esistenza prendeva una diversa piega. La sua esistenza si allontanava dal lucente mondo. Qualcuno paragonò Cavalier a Napoleone in esilio. Qualcuno disse:
"Al posto suo sarei l'uomo più felice del mondo e penserei solo a scopare. Invece lui pensa alla politica, ai soldi e agli stronzi che lo adulano."
Qualcun altro rettificò:
" Comandare è meglio che fottere."
Cavalier ce l'aveva con l'ispettore e con gli angeli guardiani che lui era come il sole: se fosse morto, tutto si sarebbe oscurato. Ne aveva piazzata di gente in posti di comando: direttori generali e alti dirigenti nelle regioni, province, grossi comuni - per i piccoli ci pensavano i locali di fiducia - alla Rai, a Montecitorio, nelle banche ed altrove in Europa ed altrove ancora...la sua morte improvvisa avrebbe causato la caduta di numerosi centri di potere in patria ed Europa. Una catastrofe. L'Italia sarebbe stata messa in ginocchio, avrebbe fatto la fine dell'Argentina. Lui era il cardine. Lo sapevano questo? Se morivano diecimila persone in Bangladesch non sarebbe accaduto niente. Se moriva lui ci sarebbe stata la catastrofe.
ce l'aveva con l'ispettore e con gli angeli guardiani che lui era come il sole: se fosse morto, tutto si sarebbe oscurato. Ne aveva piazzata di gente in posti di comando: direttori generali e alti dirigenti nelle regioni, province, grossi comuni - per i piccoli ci pensavano i locali di fiducia - alla Rai, a Montecitorio, nelle banche ed altrove in Europa ed altrove ancora...la sua morte improvvisa avrebbe causato la caduta di numerosi centri di potere in patria ed Europa. Una catastrofe. L'Italia sarebbe stata messa in ginocchio, avrebbe fatto la fine dell'Argentina. Lui era il cardine. Lo sapevano questo? Se morivano diecimila persone in Bangladesch non sarebbe accaduto niente. Se moriva lui ci sarebbe stata la catastrofe. Cercò di rasserenarsi osservando bene il paesaggio domenicale. Si udiva in lontananza una campana per la messa. La gente pensava alla domenica ed al riposo, lui pensava alla Morte.
C'erano dei gabbiani sul mare piatto, della nuvolaglia e verso sud una sparuta barca con una bianca vela. Egli era come la barca alla balia dell'onde. Precisò: alla balia degli stronzi, o meglio alla balia della stronzaggine...ultraterrena che aveva decretato da tempi immemorabili che si dovesse morire. C'era l'eternità e la morte. La seconda era una peculiarità umana, essendo gli uomini consapevoli di morire. Morire come un animale ed andare in putrefazione come una carogna. Morire come tanti stronzi, relegato in una bara. Immobile mentre la carne si disfa. Immobile in una bara di merda, mentre il mondo scintillante di gloria, di soldi, di sesso e di bellezza a non finire continuava
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l'inarrestabile flusso. Forse l'Ispettore e gli altri di quel maledetto ufficio gli avrebbero concesso la proroga promessagli. Ma era una proroga, non il permesso di vivere in eterno.
Mangiò crucciato. Quelli della scorta e gl'inservienti, cuochi compresi ne notarono l'umore nero. Dopo pranzo andò fuori per il relax; fece siesta e dormì. Sognò che stava in bara, che aveva aperto gli occhi stralunati, che cercava di sollevare il coperchio sotto cui giaceva. Gridò e si svegliò. Era sudato e pensò di farsi il bagno. Andò alla spiaggia privata, nuotò, s'immerse sotto il pelo dell'acqua; si stirò i capelli all'indietro, fece la morte sull'acqua con le braccia divaricate a croce, osservò il cielo e tornò a riva nuotando col petto in giù. Si fece la doccia e volle leggere qualche libro per ammazzare il tempo. Gli era capitato un volume rilegato dell'Odissea e si ricordò di quando alle medie faceva i compiti e la maestra privata gli declamava alcuni versi dell'Iliade e dell'Odissea. Quando si scocciava, la maestra smetteva e si passava alla stesura di un tema di italiano ed altri esercizi tra cui la odiata matematica. Lesse di Ulisse naufrago su una zattera. Alte onde che si schiantavano in riva con fragore assordante. Il litorale con costa alta, taglienti scogli e scoscese rocce a picco sul maroso. Furiosa onda gigantesca investì Ulisse: Cavalier si ricordò di una sua traversata verso le Canarie venti anni prima, una follia. Ulisse strappato dalla zattera fu scagliato contro le rocce lacerandosi la pelle e squassandosi costole e dorso. Ulisse che si aggrappa con ambo le mani ad uno scoglio. Una nuova onda gigantesca, torreggiante e spumeggiante si schianta sulla scogliera con fragore immenso. Il riflusso sobbalza Ulisse lontano dal litorale come un polipo strappato dalla tana, nei cui tentacoli ha residui di pietrisco. Invece Ulisse residui di pelle lascia sull'appuntito scoglio. L'onda lo ricopre portandoselo via.
Cavalier chiuse il libro. Era come Ulisse, strappato al mondo intero? Possedeva tutto: potere, soldi, sesso. Poteva fare ciò che voleva. Se c'erano ostacoli di un certo tipo, ci pensavano i suoi legali a spianargli la strada maestra. Aveva sorpassato eserciti di persone di ogni nazionalità per ricchezza e potere. Ma era come Ulisse che si aggrappa alla salvezza. Immense forze lo trascinavano negli abissi del maroso. Una volta, prima dei venti anni, ai tempi del liceo, conosceva a memoria alcuni passi dell'Odissea e dell'Iliade. Tra i passi che sapeva a memoria c'era quello di Ulisse naufrago sull'isola dei Feaci.
chiuse il libro. Era come Ulisse, strappato al mondo intero? Possedeva tutto: potere, soldi, sesso. Poteva fare ciò che voleva. Se c'erano ostacoli di un certo tipo, ci pensavano i suoi legali a spianargli la strada maestra. Aveva sorpassato eserciti di persone di ogni nazionalità per ricchezza e potere. Ma era come Ulisse che si aggrappa alla salvezza. Immense forze lo trascinavano negli abissi del maroso. Una volta, prima dei venti anni, ai tempi del liceo, conosceva a memoria alcuni passi dell'Odissea e dell'Iliade. Tra i passi che sapeva a memoria c'era quello di Ulisse naufrago sull'isola dei Feaci. La mattina alle otto fu in sede, nell'ufficio dell'Ispettore. Gli avevano detto di aspettare. Sbirciò da dietro i vetri e vide la lunga fila della bara nel cortile interno. C'erano dentro i rispettivi morti. Solo la sua era ancora vuota come se boccheggiasse all'aria aperta. Disse tra sé e sè:
"Vediamo che devo fare stamattina. Io però non accetto una morte così improvvisa. E' una vigliaccata. Mi hanno detto che non morirò per davvero. Vediamo se mantengono i patti. Stamattina mi faccio prendere per pazzo. Stì stronzi. Stronzi. Merda. Canaglie. "
Non poteva imprecare contro i santi perché non si sapeva mai. L'innato istinto diplomatico gli consigliava moderazione. Però pensare che l'Ispettore fosse stronzo, questo se lo poteva concedere. L'Ispettore appena lo vide, fu sbrigativo. Disse:
"Cavalier, meno male che non ha ritardato. Mi avrebbe messo in seria difficoltà cogli angeli. Andiamo, facciamo presto. Andiamo in cortile così lei prende posto nella sua bara."
Cavalier pieno di rancore lo seguì. Però in ascensore, poco prima che si aprisse la porta per uscire dall'abitacolo, Cavalier sbollì:
pieno di rancore lo seguì. Però in ascensore, poco prima che si aprisse la porta per uscire dall'abitacolo, sbollì: "Ispettore, non facciamo i fessi. Lei mi ha promesso solennemente che non morirò."
"E' così. Lei è nato fortunato. Dopo la dipartita degli angeli guardiani, i miei sottoposti scoperchieranno la sua bara e lei fuoriuscirà vivo e vegeto pronto per la missione."
"Già, la missione."
"Poi le spiegherò. Adesso entri in bara senza storie."
Erano nell'ampio chiostro e Cavalier alla vista della lunga fila di bare coi rispettivi cadaveri, pronte per la chiusura ermetica coi coperchi, ebbe un irrefrenabile moto di pianto. Disse:
"Ma io non posso morire."
"E non morirà, cazzo."
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"Devo vivere. Non mi fate questo."
L'Ispettore si arrabbiò:
"Cavalier tutti muoiono. Vanga qui con me. Questo in questa bara, vede? E' un ventenne deceduto mentre giocava a calcio, colto da aneurisma cerebrale. Venti anni, capisce? Bello e giovane, capisce? Questo che segue in bara era un padre di famiglia morto in un incidente d'auto all'età di quarant'anni circa. Lascia moglie e tre figli. Continuiamo?"
"Vabbè, ho capito. Però non facciamo i fessi. La mia morte dev'essere per finta."
"Cavalier, lei è nato fortunato. Lei per adesso non muore."
"E...quando morirò per davvero?"
"In modo definitivo?"
"Sì."
"Tra una ventina di anni. A condizione che la missione che le daremo da attuare vada a buon fine."
"E non è molto. Morire ad ottanta anni è sotto la media nazionale."
"Ma ci sono i trapianti di organi. Vivrà bene fino ad ottanta anni e poi coi soldi che ha si farà tutti i trapianti di organi che vorrà e vivrà ancora forse oltre i cento anni. Che vuole di più?"
"Di che missione si tratta?"
"Dopo ne parleremo. Adesso non c'è tempo. Entri in bara, su."
"E' quella la mia bara?"
"Non le piace?"
"Lasciamo stare. Preferivo veramente altro."
Cavalier entrò in bara guardando speranzoso l'Ispettore. L'Ispettore disse solo:
entrò in bara guardando speranzoso l'Ispettore. L'Ispettore disse solo: "Cavalier, mi raccomando. Non faccia il fesso. Per una mezza oretta se ne sita fermo. Fermo e moscio. Stia calmo. Quando gli angeli guardiani saranno svolazzati via, farò scoperchiare la sua bara. Garantisco io."
"E se soffoco?"
"Non soffoca. Ci sono i buchi. Sotto la base della bara, in parti non visibili dall'esterno ci sono i buchi per respirare. Una ultima cosa."
"Dica."
"Se ha il cellulare in tasca, lo spenga. Non facciamo di queste banalità."
"E' spento da stamattina il cellulare. Tutti si chiedono che fine abbia fatto. Sono un personaggio in vista io."
"Arrivederci."
"Ma io qui ci sto male. Io sono un tipo espansivo, ho viaggiato per tutta la terra."
"Prima o poi tutti entrano lì dentro. Pardon, alcuni non possono permettersi neanche la bara."
Si passò a sigillare tutte le bare in fila sotto i muri. L'ispettore e gli altri osservarono nel cielo se per caso si vedessero in avvicinamento i due angeli revisori. Cavalier stette fermo con le mani al petto. Tra braccia e petto gli avevano infilato un crocefisso. Cavalier pensò:
"Ma che si deve fare per campare. A tutto avrei pensato tranne che a fingermi morto in bara."
Cavalier si appellò alla fantasia ed ai ricordi illustri: a quando dormì in aureo letto a Mosca, ospite d'onore al Cremlino, la dimora degli Zar. Pensò agli stadi pieni e la sua squadra che vinceva la Coppa delle Coppe e la Champions League. Volle pensare ai campioni del suo attacco, a Donadoni ed agli altri che per lui avevano fatto carriera. Si appellò a Nereo Rocco, suo grande amico e quasi secondo padre. Chiuse gli occhi ed aspettò il passaggio dei due angeli guardiani che non tardarono. Un prolungato squillo di tromba annunciò l'angelico avvicinamento. Chi in Roma udì le trombe pensò a qualche solennità, ad un ambasciatore che entrava in vaticano, ad un prelato fatto cardinale, al passaggio di governativa autorità. Invece erano loro che entravano dall'alto nel chiostro del Palazzo Coop - Aldilà di Via Trastevere, numero tre.
si appellò alla fantasia ed ai ricordi illustri: a quando dormì in aureo letto a Mosca, ospite d'onore al Cremlino, la dimora degli Zar. Pensò agli stadi pieni e la sua squadra che vinceva la Coppa delle Coppe e la Champions League. Volle pensare ai campioni del suo attacco, a Donadoni ed agli altri che per lui avevano fatto carriera. Si appellò a Nereo Rocco, suo grande amico e quasi secondo padre. Chiuse gli occhi ed aspettò il passaggio dei due angeli guardiani che non tardarono. Un prolungato squillo di tromba annunciò l'angelico avvicinamento. Chi in Roma udì le trombe pensò a qualche solennità, ad un ambasciatore che entrava in vaticano, ad un prelato fatto cardinale, al passaggio di governativa autorità. Invece erano loro che entravano dall'alto nel chiostro del Palazzo Coop - Aldilà di Via Trastevere, numero tre. L'Ispettore e i tre sottoposti, ben vestiti in nero, appena li videro si fecero la croce e congiunsero le mani come per pregare. Uno dei sottoposti vestito da chierico si mise ad incensare le bare. I due angeli scrollarono le ali e cominciarono l'ispezione. Dai loro occhi si vedevano partire rapidi lampi
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diretti a trafiggere i coperchi delle bare. Avevano fretta e dopo pochi secondi passavano alla bara successiva. Manco a farlo apposta sostarono più del dovuto proprio su quella bara che conteneva le spoglie in apparente morte di Cavalier. Disse uno degli angeli dall'aurea chioma:
"Ma qui si sente un tic - tac."
Allarmato l'Ispettore gli fu d'appresso. Con fare indifferente, disse:
"E' un morto come tanti. Non so. Sono scricchiolii del legno."
"Sono rumori brevi e regolari. Tic - Tic, o TIC - TOC."
"Non so. Può essere il coperchio non sigillato ad HOC."
L'Ispettore si sforzò di metterla sul riso. Disse:
"TIC - TOC fa rima con HOC. "
Gli angeli guardiani avevano fretta e si irritarono di più. Uno dei due disse:
"Bisogna scoperchiare e controllare. Il morto può essere di nuovo vivo. Può essere che il cuore si sia rimesso a palpitare. Può essere che l'Eccelso ci abbia ripensato e voglia resuscitare per un poco questo qui."
"Ma eccellenza, è morto. Lo garantisco io. Inutile è distruggere una bara. E' di valore. Forse valeva più la bara che il contenuto."
"Non ce ne fotte. Dobbiamo controllare. Bisogna schiodare il coperchio."
"Ma è sigillato col piombo. Si rovinerà tutto."
"Niente da fare. Adesso abbiamo fretta. Dobbiamo controllare le altre bare qui, poi dobbiamo andare a Napoli nel chiostro di Santa Maria della Dame al Vomero e poi in Calabria. Saremo di ritorno prima di mezzogiorno. Quando saremo tornati controlleremo questa bara scoperchiata e relativo contenuto. C'è qualcosa che non quadra."
Alla volata degli angeli in direzione sud, l'Ispettore fu lesto a far scoperchiare la bara con Cavalier dentro che nel frattempo a causa dello stress, si era addormentato con ebete sorriso. L'Ispettore allarmato gridò:
"Cavalier, si sbrighi. Vuole restare lì?"
Cavalier sgranò gli occhi e disse:
sgranò gli occhi e disse: "Ma che è?"
"Via da lì."
"Proprio adesso che ci prendevo gusto."
"Ma che ha fatto. Gli angeli hanno capito che lei è vivo. Hanno sentito dei rumori. TIC - TAC - TIC - TAC, cos'è?"
"Provo ad indovinare: l'orologio. Ho dimenticato di togliermi l'orologio. È rimasto coperto dai guanti bianchi, per questo non ci ho pensato. Però gli angeli hanno l'udito sensibile."
"Fuori da lì."
L'Ispettore chiamò un sottoposto dicendogli qualcosa. Dopo un po' due altri sottoposti arrivarono con un uomo che sembrava morto, o privo di sensi su una barella. Cavalier come se lo vide davanti per poco non svenne, o prese un fulminante colpo. Disse:
"Ma quello sono io!"
L'Ispettore spiegò:
"Cavalier, calma. Cavalier non muoia per davvero. Si calmi."
"Ma guardi... io per quanto mi sforzi di capire, adesso è troppo."
"Questo è il prefetto del Pretorio Boezio, vissuto nell'antica Roma ed ucciso dall'imperatore Valentiniano III intorno al 453 dopo Cristo. Come vede vi somigliate come due gocce di acqua."
"La mia mente va in tilt."
"Adesso si spogli. Dobbiamo mettere al cadavere i suoi vestiti. Tranne l'orologio, mi raccomando."
"E io che mi metto?"
"Lei si spogli e vada in ufficio. Lì un sottoposto le darà qualcosa da indossare."
"Adesso devo andare in giro anche nudo."
"Alle scimmie ci rassomiglia."
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"Grazie."
L'Ispettore disse in riferimento al cadavere di Boezio:
"Non serviva in vita e nella sua epoca, figuriamoci adesso."
Cavalier sfoggiando cultura disse: "Mi sembra che abbia scritto cose importanti."
sfoggiando cultura disse: "Mi sembra che abbia scritto cose importanti." "Importanti per sé, non per gli altri."
Compiuta l'operazione di sostituzione, la bara fu inchiodata alla meglio e Cavalier fuggì quatto, quatto di sopra dove trovò un vecchio abito tolto a qualche morto prima che transitasse in bara. Verso mezzogiorno ritornarono gli angeli che fecero schiodare la bara e videro che tutto stava in ordine. Constatarono l'identità e videro che il morto era tale. Soddisfatti se ne volarono in cielo.
Cavalier adesso indossava un elegante doppio petto terital gessato, con camicia di seta e cravatta di seta stampata scura. Il completo era stato tolto qualche mese addietro ad uno dei tanti cadaveri, calati in bara. Ce n'era un guardaroba pieno. La morale dell'Ispettore era chiara: i cadaveri non hanno di che farsene di vestiti costosi. Cavalier stette seduto in attesa di ordini. L'Ispettore vide che il vestito era giusto la sua taglia, i calzoni compatibili al momento, disse che stava bene. Disse anche:
stette seduto in attesa di ordini. L'Ispettore vide che il vestito era giusto la sua taglia, i calzoni compatibili al momento, disse che stava bene. Disse anche: "Cavalier, adesso spostiamoci nella grande sala. Venga con me. Le spiegheremo l'attuazione del piano. Per tre giorni a partire da adesso, lei sparirà dalla circolazione. Dirameremo notizie che lei è in una clinica elvetica a farsi bello."
Cavalier lo seguì mogio, mogio. Per adesso non era morto. Un risultato certo lo aveva ottenuto. Stava in ballo e doveva ballare. Il corridoio lunghissimo. Proprio in fondo si aprì una massiccia porta. C'era una specie di maggiordomo che li attendeva con una specie d'inchino. Ispettore e Cavalier entrarono in sala dove c'era un lungo tavolo di almeno dieci metri oltre il quale il muro perimetrale dava spazio ad una finestra che occupava tutta la parete e faceva luce da settentrione.
lo seguì mogio, mogio. Per adesso non era morto. Un risultato certo lo aveva ottenuto. Stava in ballo e doveva ballare. Il corridoio lunghissimo. Proprio in fondo si aprì una massiccia porta. C'era una specie di maggiordomo che li attendeva con una specie d'inchino. Ispettore e entrarono in sala dove c'era un lungo tavolo di almeno dieci metri oltre il quale il muro perimetrale dava spazio ad una finestra che occupava tutta la parete e faceva luce da settentrione. All'altra estremità, la sala si allagava delimitando uno spazio ovoidale. Lungo le pareti c'erano della poltrone rivestite di velluto cremisi con spalliere dorate tipo rococò. Verso l'estremità occidentale quello slargo era tagliato in trasversale da una scalinata con tre gradini. Oltre la scalinata una specie di trono ed un'altra vetrata questa volta ad occidente. Sul trono come Cavalier seppe, c'era il Dirigente superiore del PROGETTO. Sulle poltrone laterali, oltre i tre gradini c'erano altre persone, esperti di politica, alti gradi di polizia e di carabinieri, prelati e altra gente. Cavalier fu condotto dall'Ispettore a salutare l'uomo seduto in trono. Cavalier ebbe fastidio di quella gente e non sopportava di eseguire ordini. Però da buon calcolatore sapeva bene che non poteva protestare. L'uomo si levò dal trono e disse:
"Cavalier, l'aspettavamo. Lei è indispensabile per il nostro PROGETTO. La terremo impegnata per non più di tre giorni come il mio collaboratore, l'Ispettore qui presente le ha comunicato."
Cavalier disse: "Sono qui per questo."
disse: "Sono qui per questo." Il Dirigente superiore condusse Cavalier vicino al tavolo. Anche gli altri si assieparono intorno. Uno dei presenti stese sul tavolo una grande carta geografica dove si vedeva disegnato il Mar Mediterraneo, parte dell'Africa settentrionale - quella sopra il deserto del Sahara - l'Arabia quasi per intero, l'Iran e poi la Russia europea e tutta l'Europa occidentale. Cavalier stava accanto al Dirigente superiore che spiegò:
"Storicamente, in epoche antiche, al tempo dei Greci e dei Romani, il vento della civiltà e la forza degli eserciti spirarono dalle rive del Mediterraneo verso il resto dell'Europa, dell'Africa a nord del Sahara e verso la Persia. Grosso modo fu così. Vedere gl'imperi assiro babilonesi, egiziani, macedoni e romani. Poi verso il quattrocento dopo Cristo il vento forte dell'Asia travolse le difese dell'Impero romano d'Occidente. Nel 453 dopo Cristo ci fu una sanguinosa battaglia tra Romani ed alleati contro Unni ed alleati, presso i Campi Catalunici in Francia. Si parla di oltre trecentomila morti da entrambe le parti. Gli Unni erano oltre settecentomila, disposti a formare una invincibile cavalleria."
Il Dirigente superiore fece cenno che gli portassero una seconda cartina con maggiore ricchezza di particolari. La mappa riportava l'area dove si svolse la battaglia che fermò gli Unni.
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"Ecco, vedete? Qui erano i Campi Catalunici. Era una vasta pianura intorno a CHẬLONS per centocinquanta miglia di lunghezza e cento di larghezza. Oggi la regione si chiama CAMPAGNA. Ai tempi dei fatti, cioè ai primi di settembre del 453 dopo Cr., la pianura aveva delle ineguaglianze di terreno e c'era un'altura che dominava il campo di Attila. Il giovane Turrismondo al comando dei Goti alleati dei Romani se ne impossessò scacciando gli Unni che cercavano di salire dalla parte opposta. Ma adesso vediamo il filmato."
Il Dirigente superiore fece cenno di calare lo schermo gigante dove c'era la vetrata volta a settentrione. Un sottoposto premette il pulsante e lo schermo calò lentamente dal bordo superiore. Un altro inserviente aveva chiuso il tendaggio. I presenti si erano disposti con le sedie alla rinfusa nella sala in modo da vedere il filmato con buona visuale. Alcuni erano rimasti dietro l'oblungo tavolo e tra questi il Dirigente superiore, l'Ispettore e Cavalier, oltre ad un prelato. Spiegò il Dirigente superiore:
"Il giovane goto Turrismondo occupò l'altura che domina il campo di Attila all'alba del tre di settembre."
Il film faceva una panoramica della zona. C'era una vasta pianura coperta da nebbia che si diradava. C'erano molti alberi di quercia e siepi oltre a dei rivoli d'acqua che solcavano obliquamente il piano. Poi la scena inquadrò delle capanne con degli uomini seminudi armati di lancia. C'era una specie di raduno con un uomo barbuto che indossava una tunica bianca ed altri che lo fiancheggiavano con dei vassoi dorati e delle coppe da cui fuoriusciva del fumo come da un incensiere. C'era un grosso falò in fondo ed una specie di lastra bianca rotonda che poteva essere marmo al centro dello spiazzo. C'erano quelli con le tuniche bianche e dalla parte opposta era seduto su una specie di sedia coperta di pelli uno scimmione, orribile a vedersi. Aveva la barba rossiccia e lunghi capelli incolti fin sopra il dorso. Quello lì, disse il Dirigente superiore era Attila, il re degli Unni. In mezzo alle scimmie, la tonda lastra di marmo. Il Dirigente superiore disse:
"Attila è preoccupato per le sorti della battaglia. La sua cavalleria invincibile pur muovendosi in pianura, non ha molta libertà di manovra avendo Turrismondo occupato l'altura sul fianco sinistro."
Cavalier chiese:
chiese: "E quelli chi sono?"
Il Dirigente superiore fece intendere che non gradiva essere interrotto. Disse di sfuggita:
"Sono i Visigoti di Turrismondo."
Il Dirigente superiore riprese la spiegazione:
"I Visigoti come gli altri barbari germanici hanno i lunghi capelli tinti di rosso che pendono intorno alla faccia come la criniera dei leoni. Digrignano i denti ed urlano parole che non sono parole, ma ruggiti di rabbia. Hanno lo sguardo fisso dei pazzi, le vene del collo gonfie e sono agili come belve. Ci sono molte querce gigantesche di certo secolari, rivoli e pozze d'acqua. Non è la tundra asiatica. Poi ci sono i Romani che formano uno scoglio compatto e che se si chiudono a testuggine sono imbattibili. Solo se circondati o presi alle spalle, i Romani cedono. Davanti a loro gli alleati hanno disposto numerosi trabocchetti coperti di terra, grossi tronchi di alberi sghembi e piazzato numerose lance infisse nel terreno, in obliquo per oltre la metà della loro lunghezza. Difficile poi che i Romani cedessero essendo diretti da un abile generale quale fu Ezio. Poi Attila non si fida delle truppe alleate. E sapete quello scimmione che fa? Vedete."
Il filmato evidenziava un gruppo di uomini legati per le braccia spinti ad occupare la lastra di marmo da tre Unni armati di lancia. Ce n'era un quarto che maneggiava un'ascia ed un coltello. I prigionieri erano quattro e piangevano disperati. Erano da sacrificare al cospetto dei sacerdoti ed aruspici che avrebbero rivelato ad Attila gli esiti della battaglia. I prigionieri furono fatti piegare sul dorso. Uno dei tunicati si avvicinò ad ispezionarne le arcate dentarie per ricavare l'età dei soggetti. Dopodichè furono sgozzati uno ad uno sopra quella specie di lastra di marmo. Il sangue raccolto in un secchio in cui una donna faceva ruotare un mestolo. Il sangue sarebbe servito da nutrimento opportunamente mescolato a latte. I tunicati ordinarono che aprissero l'addome delle vittime e ne osservarono le viscere. Poi fecero raschiare le ossa di gambe e braccia. Cavalier guardava schifato
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ogni tanto a terra e intanto si chiedeva quale fosse la sua parte in tutto ciò. Dal filmato si arguiva che sacerdoti e indovini recitassero bene la parte per salvarsi la pelle. Potevano mai predire la sconfitta di Attila? I tunicati con facce severe e pensose osservarono tutti i particolari degli intestini che si contorcevano come la rabbia delle vittime sgozzate. Si gonfiavano di aria e sbottavano. Erano segni premonitori. Attila come un demonio osservava sia gli organi sviscerati, sia le facce dei sacerdoti ed indovini che spesso si chiudevano in consulto. Il Dirigente superiore fu lesto a spiegare:
"I sacerdoti e gl'indovini predicono la sconfitta e la morte del principale avversario di Attila."
Il re unno andò via soddisfatto. La scena si sposta. Si vede in lontananza la cavalleria unna allineata ad occupare lo sterminato piano a perdita d'occhio. E' l'Asia che preme pronta a distruggere l'Occidente. In primo piano appare il generale romano. Un tribuno obietta rivolto ad Ezio:
"Generale, sarà un massacro. Lei ci manda al massacro. Lì fuori ci sono oltre cinquecentomila Unni. Le mie vedette dicono che tra Unni e i loro alleati sono oltre seicentomila nemici. Dobbiamo trattare."
"Noi vinceremo. Attaccherò per primo coi miei fedelissimi. Se gli Unni sfonderanno allora vi metterete sulla difensiva e cercherete di resistere fino a notte. Domani arriveranno i rinforzi dall'Italia. Noi dobbiamo obbedire all'imperatore. Noi vinceremo. Se avete paura potete anche andare via. Resterò io coi miei fedelissimi. Noi non abbiamo paura."
Ezio sedeva a cavallo con un vessillifero al fianco che brandiva una lancia sulla quale sventolava nel vento un dragone imperiale, purpureo e minaccioso. La fanteria occupava parte dello stretto pendio ai piedi della collina dove si trovavano Ezio e lo Stato Maggiore. Le trombe squillarono all'unisono. Squadroni di cavalleria, di corazzieri e di arcieri giunsero da destra e da sinistra e circondarono il generale Ezio pronti a proteggerlo fino alla stremo.
E' iniziata da poco la battaglia. L'esercito alleato pronto a contrastare l'avanzata di Attila che vuole distruggere tutta la Gallia è formato dai Visigoti che formano la parte più consistente al seguito del loro capo Turrismondo. Ci sono poi Leti, Armonicani, Bretoni, Sassoni, Burgundi, Sarmati (o Alani), Ripuani e Franchi seguaci di Meroveo. Anche i Franchi insieme con i Visigoti formano un nutrito gruppo molto agguerrito. I Romani chiusi e compatti occupano la parte centrale, quella che deve sostenere l'urto più devastante della cavalleria unna. Al comando dei Romani c'è Ezio che si trova nella retroguardia ed osserva l'evolversi dei fatti. Nella sua parte centrale, l'esercito unno ha la possente ed invincibile cavalleria e dietro a seguire, come al solito ci sono i fanti che avanzando avrebbero completato le devastazioni causate nel nemico dall'urto della cavalleria. Un'altra parte dei Franchi non seguaci di Meroveo, sono alleati degli Unni e si trovano spostati sul lato sinistro insieme con Eruli, Turingi e Burgundi. Sul lato destro, Ardarico al comando dei suoi Gepidi e gli Ostrogoti al seguito dei due fratelli di Ardarico."
Scenari orribili. Difficile pensare che riportassero la realtà, sia pur remota. Gli Unni lanciavano strali dai loro veloci cavalli. Alcuni stavano in piedi sui cavalli, in perfetto equilibrio e da lì scagliavano frecce che colpivano quasi sempre il nemico. Si diceva che gli Unni stessero per quasi tutto il giorno sui loro cavalli e che non li lasciassero neanche per mangiare. Formavano una unità indissolubile: un cavaliere unno ed il suo cavallo. Se moriva l'uno, sarebbe stato perso anche l'altro. Tutto il piano, per l'intera estensione in lungo ed in largo occupato dai cavalli e cavalieri unni che al galoppo, in furiosa corsa, facevano un fragore infernale. Un ciclone che si abbatteva sugli eserciti alleati e sul morente Impero di Occidente. Il cielo coperto ed oscurato dagli strali. I Romani chiusi a testuggine. Tutti conoscevano lo scarso valore dei Romani, ma dal filmato si vedeva che non indietreggiavano. Il Dirigente superiore spiegò:
"I Romani sapevano che se la battaglia fosse andata persa, tutta la Gallia, l'Italia e la Spagna sarebbero state distrutte coi loro abitanti. La Britannia con le due legioni ivi stanziate, tagliata fuori.
Attila non aveva pietà dei vinti. La crudeltà del capo unno fu stimolo a resistergli fino allo stremo. Sull'unica altura dominante il piano ed occupata dai Visigoti, i Romani avevano piazzato grosse
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catapulte in grado di lanciare sulla cavalleria nemica anfore piene di liquidi infiammabili e massi enormi. Davanti alle legioni inoltre c'era una fila di arcieri e tra questi e le legioni altre catapulte e balestre a multipla gittata. Il primo attacco unno fiaccato proprio dal fuoco delle catapulte, dalla carica degli arcieri e dal lancio dei proiettili delle balestre romane. La cavalleria unna si allargò a ventaglio e si videro molti cadere coi cavalli feriti a morte. Attila lanciò la seconda ondata di cavalieri diretta ad incunearsi tra le truppe romane e quelle dei Franchi. I Visigoti scesero dall'altura attaccando di lato il nemico che cercava il varco tra Romani e Franchi. Fu in questo frangente che il capo dei Visigoti, Turtrismondo uccise una moltitudine di Unni, ma si trovò circondato dal nemico. Il lato destro tra le legioni romane e i Leti, Ripuani ed altri, cedette. Si formò un cuneo che la cavalleria unna tendeva a divaricare. Però le due ali degli alleati mantennero il campo. Nell'aspra lotta isolato dai suoi, fu colpito a morte Turrismondo spintosi troppo in avanti, nel fianco del nemico. Attila seppe con gioia che il suo principale nemico, il re dei Visigoti era morto. Si erano avverate le profezie dei sacerdoti ed indovini."
Accavallamento incessante d'immagini atroci, di urla disperate e nitriti di cavalli sgozzati. Romani che mozzavano la testa dei loro nemici sollevandola per farla vedere meglio. Unni che da sopra il destriero al galoppo, con mira incredibile trafiggevano al collo un loro nemico. Il Dirigente superiore spiegò:
"Verso il tramonto apparirà chiaro che i Romani ed alleati - in particolare i Visigoti ed i Franchi - hanno resistito alla cavalleria unna frazionata in molti gruppi e falcidiata. Attila si ritira negli accampamenti sperando di poter attraversare al più presto il Reno insieme coi sopravvissuti. Ci saranno sul terreno oltre trecentomila morti nella memorabile battaglia. Le maggiori perdite tra gli Unni - circa un terzo - e i Romani il 50%. I Franchi alleati dei Romani, i veri vincitori che avranno ingenti perdite, ma consapevoli del loro effettivo valore. La madre dell'imperatore Valentiniano III apprende in Roma che il generale Ezio ha fermato gli Unni ai Campi Catalunici. La principessa gioisce, ma teme per la sorte del figlio. Pensa che Ezio aiutato dai suoi sostenitori al senato voglia ora sbarazzarsi di lei e di Valentiniano III."
Il filmato mostrava l'atroce battaglia dei Campi Catalunici. Cadaveri sfigurati, alcuni decapitati e cavalli sventrati. Un macello. Feriti e moribondi ammonticchiati in quattro o cinque strati negli incavi del terreno, sulla vasta pianura. C'erano migliaia di cavalli appartenuti per lo più agli Unni con il ventre squarciato, alcuni dei quali ancora a dimenarsi tirando calci in aria e nitrendo. Ai piedi del colle occupato dai Visigoti e dai balestrieri romani scorreva un fiumiciattolo le cui acque erano tinte di rosso, non si sa se più per il sangue equino o umano. Disse il Dirigente superiore:
"Qui interveniamo noi. Trecento militari delle truppe speciali armati di kalashnikov, di lanciafiamme ed armi bianche faranno irruzione nel capo di Attila seminando distruzione e morte. L'ordine è di ucciderli tutti; in questo modo Attila e gli Unni superstiti non potranno distruggere le floride città dell'attuale Veneto come Aquileja e della Lombardia come Milano che sarebbe stata rasa al suolo tra qualche anno: nel 454 dopo Cristo."
Il filmato mostrava quelli delle truppe speciali piovuti dal futuro che con giubbotti antiproiettili, elmi speciali e rice, uccidevano e distruggevano di notte capanne ed uomini seminudi, colti di sorpresa ed esausti dopo la tremenda carneficina.
Il dirigente superiore disse:
"Terminata la missione gli uomini della squadre speciali si allontaneranno dalla zona a bordo di elicotteri in direzione opposta a dove si trovano i Romani ed alleati. Eventuali testimoni udiranno solo dei rumori difficili da interpretare e la mattina osserveranno con stupore e gioia la distruzione completa dal nemico."
Cavalier non ci capì gran che ed osservò:
non ci capì gran che ed osservò: "Chiedo scusa, ma la mia logica ancora una volta va in tilt."
Avrebbe voluto dire: va a farsi fottere, ma c'erano dei prelati in sala. Il Dirigente superiore che gli stava di lato disse:
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"Suppongo che lei voglia sapere come abbiamo fatto a spedire trecento dei nostri uomini a distruggere gli Unni superstiti ed il loro campo."
"E' così."
"Le vie del Signore sono infinite. Noi possiamo farlo. Per noi il Tempo è attraversabile in entrambi i sensi. Abbiamo spedito i trecento armati attraverso un cunicolo spazio - temporale appositamente creato."
Cavalier ridente:
ridente: "Capisco meno di prima, ma non fa niente. Voi del resto, o alcuni di voi, non siete umani e per questo - suppongo - avete contatti divini con gli angeli guardiani."
"Cavalier, non si stupisca troppo perché lei è uno fortunato. Adesso viene il momento della sua missione."
"Vediamo."
"Spiego la storia, come noi la conosciamo. Spiego i fatti di quel cinque di settembre del 453 era cristiana, cioè due giorni dopo la fatidica battaglia. Convocato con urgenza a Roma, Ezio vi giunge dopo due giorni, appunto il cinque di settembre. Il generale ha saputo che si approntano i preparativi per il matrimonio tra suo figlio Gaudenzio e la figlia dell'imperatore Eudocia. Ezio ha anche saputo che Roma è pronta a dargli i più grandi onori dopo la vittoria ai Campi Catalunici. Ezio, l'unico in grado di fronteggiare qualsiasi esercito barbarico. Invece è una trappola. Valentiniano III appena se lo vede di fronte, ricevuta una spada, trafigge l'incredulo generale. Dopo di lui altri amici ed eunuchi di corte si accaniscono sul corpo del generale morente pugnalandolo. "
Cavalier si sentì in obbligo. Volle dire:
si sentì in obbligo. Volle dire: "Stronzo. Quell'imperatore era stronzo."
"Forse lo fece perché Ezio aveva lasciato l'Italia indifesa. Ma è vero Valentiniano III era uno stronzo. Ezio aveva perso più della metà dell'esercito nella battaglia contro gli Unni, non poteva contrattaccare senza l'appoggio dei Franchi. I Franchi però volevano consolidare le loro terre avute in concessione da Ezio."
"Forse Ezio prese decisioni importanti senza consultare l'imperatore."
"Penso che non aveva il tempo di stare dietro i pensieri stronzi di un imperatore imbelle. Ma cavalier, non m'interrompa."
"La morte di Ezio fu la vera rovina per l'agonizzante Impero di Occidente. Ed è questo che vogliamo evitare. Evitare la caduta dell'Impero Romano di Occidente. Cavalier, guardi bene adesso. Le proietto il filmato degli uomini di corte di Valentiniano. Tra questi c'è il prefetto del Pretorio Boezio, amico e sostenitore di Ezio. Ecco vede?"
Cavalier esterrefatto:
esterrefatto: "Ma sono io!"
"Cavalier, non si agiti. Calma. A tutto c'è una spiegazione anche se talvolta capire certi fatti è ostico."
"Ditemi, che devo fare. A disposizione. Sto pure calmo."
"Abbiamo molti sosia. Lo stesso per le epoche trapassate. Il prefetto del Pretorio Boezio vissuto alla metà del IV secolo dopo Cristo è uguale a lei. Stessa altezza, magrezza e faccia. Forse un po' i capelli. Boezio ce li ha più scuri, ma sono quisquiglie. Vuol dire che si tingerà un po' i capelli."
"Se è per questo."
"Le spiego cosa deve fare. Lei sarà accompagnato da quelli della squadra speciale. Però saranno solo in trenta a scortarla. Lei si sostituirà a Boezio. Rapiremo Boezio nella notte e lo spediremo nel futuro in bara al posto suo in modo da imbrogliare gli angeli guardiani."
"Adesso però non ci capisco niente. Boezio quello vero e non io, dovrebbe già stare fuori circolazione e messo in bara, come mi avete garantito d'aver fatto. Invece da quanto capisco, questo Boezio se ne sta ancora lì vivo e vegeto nella sua epoca trapassata. E' così?"
"E' così e non è così. Le cose sono molto più complicate di come appaiano. Ha presente l'equazione di Scrödingen?"
"No."
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"Non fa niente. Provo a spiegare come stanno le cose. In realtà secondo Scrödingen le cose stanno e non stanno. La realtà si mostra a seconda del punto di vista. L'esistenza è come la immaginiamo. L'esistenza è immagine. Capisce?"
"Quasi."
"Coesistono innumerevoli fatti storici in una sovrapposizione quantistica lineare di mondi alternativi. Esistono fatti storici alternativi all'interno del multi universo. Va bene?"
"Dipende dai punti di vista."
"Cavalier, lei prenderà il posto di Boezio e affiancherà l'imperatore Valentiniano. Pochi istanti prima che Valentiniano III possa uccidere Ezio lei estrae questa specie di cilindro, eccolo - il Dirigente sup. mostra l'aggeggio a Cavalier - e paralizza con una potente scarica elettrica l'imperatore che sta commettendo un assassinio. A questo punto fanno irruzione quelli della squadra speciale avvolti nella tunica impermeabile fatta di nanotubi di carbonio: il miglior materiale per fermare i proiettili sparati con una pistola, figuriamoci i dardi scagliati dalle guardie imperiali appostate dietro le colonne della reggia. La tunica impermeabile è in realtà un giubbotto antiproiettile sottilissimo e semi trasparente. Sotto il giubbotto antiproiettile ogni soldato indosserà la tuta mimetica da battaglia."
"Anche quelli della mia attuale scorta hanno questo tipo di protezione. I nanotubi di carbonio che assorbono l'energia del proiettile riducendone impatto e velocità. I nanotubi sono come elastici: respingono il proiettile con la sua stessa energia."
"Esatto. Anche lei dovrà subito avvolgersi con una tunica che le daremo e che nasconderà sotto le vesti. Quando l'imperatore cadrà paralizzato a terra, lei indosserà la tunica impermeabile. I soldati cercheranno di uccidere lei ed Ezio. Ci penseranno quelli della squadra speciale a neutralizzarli. Adesso guardi bene il filmato e memorizzi quanti più particolari vede."
Il filmato mostrava in primo piano il generale Ezio che stava su un cocchio dorato e che attraversava lentamente una piazza. Il cocchio a due cavalli bianchi guidato da un tribuno. Una folla acclamante lo salutava al di là delle transenne. La scena mostra una panoramica di Roma e della reggia piena di marmi e di capitelli dorati. Sui tetti della reggia le statue dei Cesari. Arrivato in piazza, Ezio si diresse verso il palazzo imperiale ed entrò nel cortile interno dove scese. Due pretoriani in grande uniforme lo salutarono col braccio alzato e lo affiancarono mentre Ezio saliva la lunga scalinata di marmo roseo, fino all'atrio. Le guardie aprirono le verdi porte di bronzo. Al suono dei corni Ezio entrò nella sala del trono. Il trentacinquenne Valentiniano III indossava la porpora. La veste gli ricadeva rigida sulle scarpe cremisi. In una mano una staffa di avorio e l'altra appoggiata sul bracciolo del trono, con il palmo rivolto all'insù a reggere il globo dorato. Globo dorato simbolo imperiale del potere sul mondo. Come al solito guarda fisso davanti a sé e vede solo ciò che gli è di fronte. Ha la fronte ed i capelli biondi, cinti di alloro regale. Su un trono senza podio siedono da un lato la madre Galla Placidia, splendente di gemme e dall'altro lato la moglie dell'imperatore Eudossia. Entrambe in posa come statue e tuttavia comunicanti un misto di timore, di compassione, ma anche di superbia. A sinistra ed a destra c'erano i membri del Sacro Concistoro. Di lato a Galla Placidia su uno scranno stava Boezio, sosia di Cavalier e Prefetto del Pretorio. Si vedono anche degli ambasciatori ed alcuni generali.
Tutti a fissare Ezio che avanza lentamente verso il trono con gli occhi bassi. Dai finestroni la luce di settembre si riversa in sala, impregnata d'incenso. Valentiniano III pronuncia la prima frase del saluto rituale. Ezio gli risponde e si prostra ai suoi piedi. Bacia la porpora. Valentiniano gli dice di alzarsi. Ed è in questo preciso momento che Valentiniano afferra una spada nascosta dietro il trono e lo trafigge. Il Dirigente superiore disse:
"Cavalier, è questo il momento per lei. Lei adesso deve intervenire. Lei deve stare seduto su uno sgabello di lato all'imperatore come le spetta per rango. Lei non aspetti che l'imperatore si alzi dal trono. Lo neutralizzi con il paralizzante elettrico che terrà nascosto sotto la tunica, dentro una manica. Terrà la maglia impermeabile ai proiettili sempre a portata di mano. Nel momento in cui l'imperatore cadrà paralizzato, lei la indosserà come una tunica. Provvederemo noi a salvare Ezio e
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a neutralizzare anche lui. Non sapendo cosa accada, Ezio può addirittura cercare di difendere Valentiniano. Quelli della squadra speciale diranno dove lei deve fuggire. Segua da questo momento le istruzioni della squadra speciale e se ne tornerà qui."
Cavalier disse:
disse: "Quando è che agiremo?"
"Oggi stesso. Non c'è tempo da perdere."
I presenti andarono quasi tutti via. Rimasero nella stanza un giovane dal corpo muscoloso ed un prelato. Spiegò il solito Dirigente superiore:
"Cavalier, questo giovane è il capo della squadra speciale incaricato di portare a buon fine la missione e questo prelato deve recitare il salmo che invochi il Signore affinché squarci le porte eterne del Tempo. Adesso chiamo gli altri della squadra speciale. Cavalier, non abbia timore. Si fidi. Calma e sangue freddo."
La sala di nuovo piena di gente. Erano tutti giovani ed indossavano il mantello di nanotubi, una specie di telo trasparente simile a cellofan che arrivava a coprire fino al mento. In testa avevano un elmo complicato con mascherina, binocolo per la visione notturna e la rice. Al polso altri congegni. Alle cinture c'erano armi note solo a quelli dei servizi segreti e delle squadre speciali. A Cavalier consegnarono il telo di nanotubi e il cilindro paralizzante. Il prelato cominciò a declamare un salmo in latino e tutti s'inginocchiarono.
Cavalier ebbe l'impressione che le pareti all'improvviso scomparissero senza rumore e ci fosse una luce accecante. La traslazione durò pochi secondi e come aprì gli occhi si trovò in una sala dell'antica Roma in compagnia di quelli della squadra speciale. Non si udiva la voce orante del prelato e sparito era anche il Dirigente superiore. Cavalier tremante si fece la croce e disse tra sé e sé: speriamo bene. Disse il caposquadra:
ebbe l'impressione che le pareti all'improvviso scomparissero senza rumore e ci fosse una luce accecante. La traslazione durò pochi secondi e come aprì gli occhi si trovò in una sala dell'antica Roma in compagnia di quelli della squadra speciale. Non si udiva la voce orante del prelato e sparito era anche il Dirigente superiore. tremante si fece la croce e disse tra sé e sé: . Disse il caposquadra: "Cavalier, indossi questa tunica orlata di rosso. È la veste del Prefetto del Pretorio."
Cavalier si tolse gli abiti moderni e si fece aiutare ad indossare quelli di epoca romana. Disse il caposquadra. L'imperatore è nella sala che sta sopra le nostre teste. Vada sopra senza dire parola. Nessuno del resto la importunerà. Lo affiancherà uno della squadra speciale che conosce il latino e che risponderà lui se qualcuno gli rivolge la parola. Lei comunque faccia finta di non sentire e faccia vedere che ha fretta."
si tolse gli abiti moderni e si fece aiutare ad indossare quelli di epoca romana. Disse il caposquadra. L'imperatore è nella sala che sta sopra le nostre teste. Vada sopra senza dire parola. Nessuno del resto la importunerà. Lo affiancherà uno della squadra speciale che conosce il latino e che risponderà lui se qualcuno gli rivolge la parola. Lei comunque faccia finta di non sentire e faccia vedere che ha fretta." Uno della squadra speciale travestito da senatore e con la rice nascosta al braccio, lo accompagnò di sopra. Cavalier accennando ad un saluto con rapido inchino, prese posto sullo scranno vuoto, quello che gli ebbe indicato il suo accompagnatore. C'era una certa agitazione in sala. Solo l'imperatore e Galla Placidia erano sui rispettivi troni come statue. Per fortuna nessuno pensò a Cavalier ed al suo accompagnatore. Cavalier rimase esterrefatto quando osservò per poco la figura di Galla Placidia: identica o quasi alla velina scopata giorni prima in albergo a Parigi. La velina che aveva gli orecchini con le iniziali - ma guarda un po' - di G. e P. cioè Galla Placidia. Disse tra sé e sé: ma cosa mi accade. Un istante dopo si aprirono le altissime porte. Apparve l'imponente figura del generale Ezio che accennava ad entrare. I fatti si succedettero secondo il piano prestabilito. Quelli della squadra speciale trasportarono sano e salvo Cavalier nella sala sottostante dopo aver fatto strage degli arcieri e centurioni appostati nelle parti strategiche della reggia. Furono uccisi anche molti cortigiani in particolare quelli ostili ad Ezio. Tra questi, l'eunuco Eraclio favorito dell'imperatore e i due generali che speravano di prendere il posto di Ezio. Quelli della squadra speciale portarono con loro anche l'imperatore Valentiniano III e la madre Galla Placidia, ma lasciarono a terra svenuta Eudossia. Queste cose Cavalier non se le spiegava. Il caposquadra comunque assicurò che aveva eseguito gli ordini del Dirigente superiore. Ci fu un evento inatteso.
Mentre stanno nella grande sala avendo sprangato la porta e mentre guardie del Pretorio e centurioni cercano di sfondare la pesante porta rivestita di ferro - il rivestimento ferroso e le spranghe trasversali messe ad hoc dalla squadra speciale la notte prima - si apre una porticina ed appare un monaco scalzo. Due della squadra speciale lo bloccano e lo buttano a terra. Il macilento monaco dice appena:
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"Pietas. Gloria ad deum in excelsis coelis."
Dice anche: "Fiat voluntas dei."
Il capo della squadra dice:
"E tu chi cazzo sei?"
"Posso parlare anche in italiano moderno. Capisco. Capisco tutto."
Il capo squadra dice a quelli che lo tengono stretto di lasciarlo libero. Il monaco sghignazza e dice:
"So tutto. Avete salvato Roma e forse l'umanità. Dal futuro venite. Dal futuro venite per rettificare la Storia. Criste eleison. Siate benedetti."
Cavalier si sentì in obbligo di dire: "Amen."
si sentì in obbligo di dire: "Amen." Il monaco sparì dalla stessa porticina da cui era uscito. Dietro di lui questa porticina stridendo si chiuse con un suono secco. La squadra speciale si avviò per un cunicolo discendendo per lunga scalinata. Quelli davanti fecero luce. Valentiniano III caricato a spalla dal più forte della squadra speciale e la madre Placidia portata in braccio da un altro. Erano appena usciti all'esterno in una zona fuori le mura che Cavalier ebbe la certezza che dal cielo chiaro si aprisse un ampio canale e da lì partisse un forte risucchio d'aria. Dopo un po' si ritrovarono nella sala di partenza al cospetto del Dirigente superiore e del prelato che profferiva a gran voce parole in latino: Sancta sanctorum; Specula saeculorum; Coeli luciferentia signa...
Disse il Dirigente superiore: "Amen."
Il prelato, avendo finito la declamazione andò via. La missione era compiuta. Il Dirigente superiore aveva ancora qualcosa da dire:
"Cavalier, si guardi alla specchio."
Nel frattempo anche Galla Placidia ed il figlio Valentiniano III erano rinvenuti e stavano sotto sorveglianza di quelli della squadra speciale. Cavalier raccogliendo la residuale pazienza si vide allo specchio in fondo alla sala. Subito notò qualcosa d'insolito nella sua persona. La pelle facciale più liscia e muoveva collo e spalle con elasticità; anche i capelli più folti e più neri come le sopracciglia e lo sguardo più vivido e fresco. Disse rivolto al Dirigente superiore:
"Ma che mi succede?"
"Cavalier, è ringiovanito di venti anni ecco cosa gli è successo. Anche i suoi organi interni, in particolare il cuore è ringiovanito. E guardi i due che abbiamo asportato dal loro passato."
Il Dirigente superiore fece accompagnare Galla Placidia ed il figlio davanti allo specchio di lato a Cavalier. Disse:
"Cavalier, che le sembra?"
"Mi sembrano molto più giovani."
"Infatti lui ha sui quindici anni mentre prima ne aveva trentacinque e lei che si avviava alla cinquantina adesso ha trent'anni. Tutti e tre con venti anni in meno. Questa è la conseguenza del terremoto storico che abbiano attuato distruggendo tutti gli Unni ed evitando che questo stronzo - Il Dirigente superiore indicava l'ex imperatore romano - uccidesse il generale Ezio. Molte altre influenze tutte positive si faranno sentire sull'Europa occidentale in conseguenza del nostro intervento sulla Storia remota. Cavalier, lei da adesso è libero e vivrà venti anni in più."
* * *
Cavalier, dovette prendersi come dipendenti nella sua villa in Sardegna Valentiniano III e la madre che ebbero mansioni di giardiniere e cuoca. Inutile dire che erano sotto continua sorveglianza di agenti speciali. Cavalier fece anche in modo che la velina (l'amante) e Galla Placidia non s'incontrassero per evitare scoop giornalistici e di dover dare insolite spiegazioni. Le due donne identiche come gocce d'acqua.
, dovette prendersi come dipendenti nella sua villa in Sardegna Valentiniano III e la madre che ebbero mansioni di giardiniere e cuoca. Inutile dire che erano sotto continua sorveglianza di agenti speciali. fece anche in modo che la velina (l'amante) e Galla Placidia non s'incontrassero per evitare scoop giornalistici e di dover dare insolite spiegazioni. Le due donne identiche come gocce d'acqua. 29
Quelli dell'opposizione avrebbero fatto indagini sulla donna per scoprirne il passato- trapassato. Ci sarebbero state indiscrezioni difficili da tamponare. Anche il Dirigente superiore e l'Ispettore gli avevano consigliato di evitare che le due donne s'incontrassero. Cavalier espletò ricerche in proposito e seppe che all'epoca dei fatti - nel 453 dopo Cristo - Galla Placidia doveva essere morta o molto vecchia. Come poteva essere che fosse invece viva anche se non più giovane nel 453 dopo Cristo? Il Dirigente superiore e altri della Alte Sfere avevano cambiato i fatti mescolando come carte avvenimenti storici diversi. Avevano mescolato come carte eventi dello spazio - tempo tra essi distanziati e indipendenti. Egli adesso conosceva due mondi, quello definito normale e reale in cui si era mosso fino ad allora ed uno in cui lo spazio tempo avevano valenze intercambiabili. Doveva accettarli entrambi essendo egli l'unico anello di congiunzione. I suoi ricordi appartenevano in parte a questo mondo ed in parte - quelli dell'exploit nel IV secolo - ad uno parallelo. C'erano poi entità - per lo più divine - in grado di valicare spazi e mondi inimmaginabili. Ma c'era un'altra ipotesi: Galla Placidia fosse presente all'uccisione di Ezio come fantasma e che per una strana configurazione o fluttuazione del Tempo fosse apparsa in carne ed ossa. Era presente a quel tragico e storico evento perché voleva essere presente se non con il corpo, solo con l'anima. Strane presenze ci attorniano, disse guardandosi le spalle. Disse:
"Anch'io un giorno, quando non ci sarò più, sarò una di queste aeree presenze."
Cavalier , di lì a poco, avendo vinto ancora le elezioni governative fu capo del Governo e primo ministro. Avviò una serie di riforme importanti nell'ordinamento statale. Molti dissero che si era dato inizio ad un nuovo populismo. Forse per il vento positivo internazionale, l'economia andava bene. C'era ripresa economica con elevato tasso di crescita. La disoccupazione ai minimi storici.
, di lì a poco, avendo vinto ancora le elezioni governative fu capo del Governo e primo ministro. Avviò una serie di riforme importanti nell'ordinamento statale. Molti dissero che si era dato inizio ad un nuovo populismo. Forse per il vento positivo internazionale, l'economia andava bene. C'era ripresa economica con elevato tasso di crescita. La disoccupazione ai minimi storici. I giornalisti a gara ad intervistarlo. Scrivevano di lui tutti i giorni. Ne aveva fatta di strada dopo la fuoriuscita da quella bara.
Commenti e facezie raccolti in tivù e su rotocalchi riguardanti Cavalier:
Fuori scena è simpatico, conosce le migliori barzellette e tutte di prima mano.
E' ringiovanito come minimo di anni venti. Si cerca la clinica svizzera che ha fatto il miracolo.
C'è una squadra segreta che studia il suo look.
Ha avviato una serie di riforme in grado di rinnovare per davvero lo Stato in tutti i suoi ranghi.
Combatte il corporativismo.
Ha i portavoce che parlano sempre di lui anche quando non hanno alcunché da dire.
Cavalier aspira a grandi ideali.
aspira a grandi ideali. Sotto sotto ha un animo delicato e generoso.
E' entrato in politica non per vocazione, ma per necessità.
A Napoli si dice: o ti mangi questa minestra, o ti butti dalla finestra. Secondo alcuni questo è il motto di Cavalier quando pensa alle riforme del Paese.
Ripudiando i principi del liberalismo democratico vorrebbe uno Stato autoritario, in nome del popolo.
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E' uno degli uomini più potenti della Terra.
Parla direttamente coi santi.
E' amico di Padre Pio.
Suona molto bene pianoforte, chitarra e sax.
Ha un repertorio aggiornato di canzoni comprende anche cantanti come Aznavour e John Lenon.
Un giorno che assaporava il relax nella sua villa sarda gli piovve dal cielo il monaco scalzo apparso nella reggia all'epoca della missione nella Roma del IV secolo. Il monaco lo salutò con reverenza:
"Deo gratis, figliuolo."
Cavalier perplesso e meravigliato rispose al saluto col cenno del capo. In cuor suo se la prese con quelli della security. Gli disse il frate prevenendo i suoi pensieri:
perplesso e meravigliato rispose al saluto col cenno del capo. In cuor suo se la prese con quelli della security. Gli disse il frate prevenendo i suoi pensieri: "Cavalier, non è colpa della security. Viaggio spesso in privato senza che nessuno mi veda. I miei viaggi avvengono attraverso i secoli."
Cavalier, non sapeva cosa dire e cosa fare. Il frate gli disse ammiccando:
"Cavalier, ha visto che tutto le va liscio?"
Cavalier indispettito disse:
indispettito disse: "Ma lei adesso mi dice chi è veramente."
Cavalier fece piazzare uno scranno accanto a sé per il monaco errante. Il monaco si sedette con un ghigno di sofferenza. Si vedeva che era macilento e che mangiava poco. Però si doveva lavare spesso perché non puzzava. Aveva i piedi scalzi, ma non sporchi. Cosa strana. Chi era in realtà?
fece piazzare uno scranno accanto a sé per il monaco errante. Il monaco si sedette con un ghigno di sofferenza. Si vedeva che era macilento e che mangiava poco. Però si doveva lavare spesso perché non puzzava. Aveva i piedi scalzi, ma non sporchi. Cosa strana. Chi era in realtà? "Sono uno delle Alte sfere."
"Lo sospettavo."
Il monaco vide Valentiniano III che potava una siepe. Disse:
"Come si comporta l'ex imperatore?"
"Bene. Ha imparato l'italiano e ascolta musica moderna. Per sicurezza ho messo un bracciale perché lo rintraccino, se fugge. Cerca di capire come fare per andare via da qui. Me lo hanno riferito i miei della security. Anche la madre ha tendenze fuggiasche. Anche lei è guadata a vista. Per il resto qui c'è da godersi solo il paradiso. Ma lei, monaco misterioso, mi faccia capire."
"Vi ho seguito nella vostra missione. Poi ho capito che non c'era nulla di pericoloso. L'Ispettore, il Dirigente superiore ed i suoi accoliti hanno agito in buona fede, per il bene dell'umanità. Anche tutti gli angeli in particolare gli Arcangeli, i Troni, i Cherubini e i Serafini sono stati d'accordo con me. Tutti hanno detto di lasciar perdere."
"Ma se Dio ha predisposto che la Storia debba andare in un certo modo, perché cercare di deviarla? Io questo mi chiedo, ma è una obiezione sincera perché anch'io ci ho guadagnato con quella strana missione nella Storia remota."
"Il corso della Storia non è statico, ma dinamico come quello di un grande fiume. Qualsiasi essere umano o altro possono modificarne il corso. L'Eccelso segna per grandi linee gli eventi umani, modificabili di volta in volta."
"Ma abbiamo agito su un evento storico del passato remoto e lo abbiamo modificato. Questo è una forzatura di ciò che è già avvenuto. E' una violazione del corso unidirezionale del Tempo e quindi del volere di Dio."
"Se ciò è accaduto vuol dire che è stato permesso. Il viaggio nel Tempo non è stato in alcun modo ostacolato da chicchessia."
"Ma non è stato neanche benedetto da Dio."
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"Noi più di voi umani sappiamo meglio cosa sia il Bene e cosa sia il Male. Cosa è da fare e cosa è da evitare. In un minuscolo pianeta grande come un pulviscolo se paragonato ai grandi astri e quasi inesistente in confronto all'universo, gli eserciti opposti si massacrano per desiderio di terra, di ricchezza e di potere, di gloria. "
"Ogni cosa avviene anche per altrui volere."
"Questa è la storia umana: la dannazione dell'Uomo che nonostante la sua razionalità si assoggetta alla necessità della violenza, delle stragi, delle guerre, degli olocausti, degli egoismi e delle prevaricazioni. Gran parte dell'umanità vive nel buio della fame e della morte precoce ed il resto di ciò che si definisce umanità, vive nell'agio e pensa alla guerra."
"Penso siano cose inevitabili. Gli esseri umani non sono come gli angeli."
"La solita giustificazione."
"Il mondo gira così."
"Nessuno ricorda dei sacrifici e stenti dei genitori. I tuoi nonni, Cavalier, raspavano la terra curvi dalla mattina a sera per sostenersi e dare un po' di cibo alla famigliola. Tutto passa nel cupo fondo dell'oblio. Se solo facessimo tesoro dei tanti stenti collegati alla giornaliera sopravvivenza dei nostri padri. Invece inseguiamo la superbia, l'odio ed il rancore.
"Dio comunque tace. Questo mi turba e non poco."
"Occorre amare per trovarlo."
"Sembra che taccia. Lo sa che l'Ispettore ha dovuto mandare lo psicologo per madre e figlio? Questo è stato subito dopo la loro traslazione dal IV secolo dopo Cristo ad adesso. Sia la madre che il figlio non si spiegavano alcune cose di logica basilare. Galla Placidia diceva che i fiori sono tali sia adesso che alla sua epoca, così i profumi della natura, gli uccelli, gli animali, il mare, le montagne...Però poi madre e figlio vedevano i motoscafi a mare, gli aerei in cielo e le macchine sulle strade. Vedevano questi portenti della tecnica ed andavano in tilt. Vedevano le immagini alla tivù ed al computer e si bloccavano. Stavano muti e tesi. Muti e tesi come i selvaggi dell'Amazzonia trasportati nella modernità. Adesso però hanno capito molte cose. Si sono calmati ed adeguati. Addirittura prendono appunti sui flussi economici e sulle oscillazioni dei cambi. Sono terribili. Non pensavo che arrivassero a tanto."
"Sono esseri umani: auri sacra fames."
"Sono diabolici. Non so perché mi abbiano ordinato di tenermeli."
"Tutto avviene secondo il Suo volere."
"O avviene secondo il Suo silenzio. O...avviene oltre il Suo silenzio."
"Cavalier, non vada troppo avanti con la fantasia. Si goda questo suo prolungamento esistenziale. Goda del suo potere."
"Monaco, o chi tu sei, dimmi una cosa."
Cavalier dopo tutto non era fesso. Disse:
dopo tutto non era fesso. Disse: "Monaco, dimmi un po'. Ma nelle Alte Sfere si è deciso che debba allevare quei due, madre e figlio per poi al momento opportuno, fare in modo che prendano il mio posto in politica. E' così?"
Il monaco nei secoli transeunte, non mentiva mai. Disse:
"Penso che sia possibile, ma non subito. Quando deciderai di lasciare la politica e non vuoi più avere a che fare con tanti affaristi, per non dire ahimé! parassiti allora è cosa buona e giusta lasciare il potere a quei due. Quei due il potere ce l'hanno nel sangue."
"Anch'io sono un uomo di potere."
"Per quei due il potere ha diversa valenza. Ma abbi fiducia."
"Lo sospettavo. Attendo vostre disposizioni."
"Cavalier, non si lamenti sempre."
"Io? Non mi lamento mai. Io eseguo..."
Prima di sparire il monaco disse in modo canzonatorio:
"Cavalier, il vento della Storia adesso soffia di nuovo da Occidente. Senta a me. Viva e continui ad essere felice. Il resto lo lasci agli altri."
"Ehi vecchio, dimmi una ultima cosa."
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"Cosa?"
"Quando verrà il momento...quando dovrò morire per davvero quanti soldi dovrò intestare al Dirigente superiore perché mi faccia viaggiare nei secoli come fai tu?"
"Niente."
"Come niente!"
"Niente. Basta morire con un sorriso sulle labbra."
Dopo la dipartita del monaco per altri tempi, Cavalier pensò di portare con sé Galla Placidia & figlio a Tokio in occasione del VII Concesso Internazionale sull'effetto serra. Il problema sarebbe sorto quando la sua amante avrebbe conosciuto la sosia Galla Placidia. La rassomiglianza era perfetta e si sarebbe potuto pensare a due gemelle monovulari anche se Galla Placidia era sulla trentina e la sua amante sulla ventina. Cavalier avrebbe escogitato qualcosa al momento come nei film comici sulla bigamia. Pensò ai film alla De Sica figlio, quelli con Boldi Massimo. Cazzate.
F I N E
GIUSEPPE COSTANTINO BUDETTA
Quinta copertina
Cavalier è un ricco magnate, prestato alla politica. Aborre la morte corporale. Paga l'ispettore generale della Agenzia Coop Limbo per rinviare la propria fine. Ma non basta. Per rinviare la propria morte, deve effettuare una missione segreta travalicando lo spazio-tempo.
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