Lettera d'amore

 
Lettera d'amore



Com'è che sei

Rumore e Inverno zitto nevicato lento sugli alberi e le ossa,

così di acqua dura

dentro il rimbalzo a morte di fontane eterne


com'è che corri e resti rosso al fermo della porta

e non m'indaghi

ma sei già quello, lontanissimo, a un telescopio d'infinite brine

e mi conduci riluttante alla severità di un margine

a ricalcare giorni sopra le mie pene

frastagliate d'uva dentro rami antichi.


Sei bello

e mi proteggi l'usura piena degli anni infastiditi

e mi supporti senza le ragioni

ma di ogni virgola conforti il mio vassoio e brilli

dell'oro pronunciato dai sovrani

così, vivo sulla corteccia,

come gomma morbida che scende e mi riveste intera agli acquazzoni.


Sei bello e spezzi il bene grande nelle frasi

immenso d'aria dritta al fuoco che ti porge


sei denso di un'assenza già lunare

a me che della luna porto il nervo

e strascico danzante sulla schiena.


Com'è che sfondi il levatoio e atterri

e sei di zolla dura da pestare

riccioli di venature stese al mio febbraio morto

che di gennaio non resiste ombra ormai

che non mi sferri smanie e litanie


perché mi canta il cuore secco e senza sete

ma tu lo vedi verde e con la mano chiusa

poi me lo accarezzi.


Sei bello

di grigio puntiglioso e un orcio freddo

che mi rinnova l'acqua sulle dita stanche

e gratta anche la rabbia

da restituire al mare tuo salato,

al porto e alle coste generose che provieni


e io, che sono piccola all'ingresso

e non so recitare

il mio alberello di parole scure,

cucite in drappi e raggelate, rivoltate

al suono di una primavera a quattro soli,

allungo appena appena il lume agli occhi

per incastrare a oriente

l'orgoglio del tuo canto che risale.


E il tuo viso,

abbandonato a me dal sogno,

stella che curva anche la mezzanotte

qui


tra le mie mani.  


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