UNA FRASE PER RIFLETTERE

Chi scrive aforismi non vuole essere letto ma imparato a memoria.

Ventiseiesima notte

John Johansonn
La vita scorre nelle sue bassezze come nelle altitudini pi? disparate. Mi hanno raccontato che adesso i libri si possono ascoltare mentre sei in macchina... Non ci posso credere. Dopo aver visto un tizio in aereo che leggeva su una specie di tavolozza luminosa, ci mancava che qualcuno debba leggermi i libri come quando ero infante. E sapete cosa mi hanno proposto? La coscienza di Zeno. No, ragazzi, io mi dimetto... Mi ricordo che me lo imposero a 15 anni, e fu una specie d?incubo estivo. Non si pu? passare un?intera estate con addosso un libro che per digerirlo ho ingerito persino della varechina. Ovviamente sto scherzando. La cosa che mi ? rimasta maggiormente impressa di quel libro ? stato il capitolo intitolato ?US?, ovvero Ultima Sigaretta. Per il resto devo aver rimosso completamente, perch? non mi ricordo assolutamente nulla. Non ricordo perch? associo quel libro a Joyce e allo ?stream of consiousness?. Spero si scriva in quel modo. Forse sono parenti, alla lontana. Per tornare a noi la vita continua a scorrere sperando che a nessuno venga in mente di tagliare il capello fatato. I figli crescono, le mamme invecchiano e noi continuiamo a sperare nel futuro. Il futuro non esiste. Esiste solo il presente ed ? quel che ?, ovvero una merda. Gli ideali non esistono, ovvero esiste un ideale d?ideali, per il resto esiste solo la televisione, il calcio, le veline e altre trasmissioni il cui livello ? talmente infimo che solo a nominarle attribuiamo a loro un posto che sicuramente non meritano. Acqua, l?acqua chiara che Battisti cantava una volta dovrebbe prendere il posto dei veleni, delle ipocrisie di questo mondo malato. E poi dire malato sembra quasi un complimento, direi che ? ormai arrivato all?agonia. Mi aspetto che il Buon Padreterno alla fine si stufi e ci rovesci addosso una tale quantit? d?acqua (quella fresca) che non solo risolverebbe una volta per tutte il problema della siccit? ma anche in modo definitivo la stupidit? umana. E poi come si fa a pretendere che non si verifichi un nuovo Diluvio Universale o disastro ambientale o Incidente Nucleare, chiamatelo come volete, che non faccia saltare tutto per aria e mandi questa bella umanit? a gambe all?aria. La tentazione di fare piazza pulita di tutto questa bella porcheria messa in bella mostra, secondo me, Gli deve essere venuta. Speriamo che ancora per qualche milione di anni sia distratto in altre faccende e non Gli venga in mente di fare un giretto da queste parti. Sono stanco, come sempre. E cosa mi rimane? Di andare a letto, di sprofondare i miei sogni nell?oblio del sonno (visto che non ricordo mai i mie sogni): E domani mattina, indossati i quotidiani panni del qualunquismo perbenista, la cravatta intonata al vestito, la barba fatta di fresco, il sorriso delle belle circostanze affrontare ancora per un giorno il mondo, sperando di riuscire a portare a casa, alla sera, la pelle.
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GENERE: poesia
SCAFFALE: Introspezione
Opere pubblicate da questo autore: 106
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