Io Esisto!


"Sei arrivata, entra!" mi accolse mia madre con enfasi sporgendosi dalla finestra del primo piano, vedendomi gingillare in giardino.
"Ciao ma'- salutai alzando il viso, socchiudendo gli occhi al riverbero del sole - salgo fra un po', si sta così bene fuori"
"Ti faccio vedere una cosa, vieni!" incalzò con un tono che non ammetteva repliche.
"Arrivo" brontolai, entrando svogliatamente in casa.

Era un pomeriggio meraviglioso. Il sole, così avaro nei giorni precedenti, invitava a crogiolarsi ai suoi raggi. La primavera sembrava essere esplosa di colpo, frantumando il grigiore invernale.
Avrei dato chissà cosa per rimanere ancora un poco a godere di quel primo tepore, ma l'entusiasmo e l'impazienza di mia madre mi fecero recedere seppur a malincuore dal mio intento.

"Eccomi" mugugnai risentita dal pianerottolo a pianoterra.
"Ho trovato una cosa di tua sorella" esclamò dall'alto della ringhiera di legno sbiadito sfoderando un gaio sorriso, non riuscendo a trattenersi.
"Di mia sorella?" balbettai stupita aggrottando le sopracciglia, stentando a credere alle sue parole.
"Vieni su!" mi incitò entusiasta.

Una smania improvvisa mi fece salire in fretta gli scalini mentre la mente mi propinò immagini a raffica: una scarpina ripescata dal fondo di un vecchio baule, una camiciola di cotone grezzo, il rimasuglio di una maglia tarlata, un nastro, un gioco...
Ansante, entrai con foga in cucina.

"Dov'è?" chiesi con frenesia guardandomi attorno.
"Vai nel cucinotto...vicino alla finestra"
"Nel cucinotto?" ripetei sorpresa per il posto insolito.
"Sì, alla parete" spiegò soddisfatta.
"Ma... non abbiamo fotografie" obiettai facendo la gimcana fra le sedie e l'asse da stiro.

Entrai. Alzando lo sguardo notai la sottile cornice marrone, la stessa che ogni tanto passava da una immagine all'altra. Sorrisi e mi avvicinai. Le fui di fronte.

"Mamma non capisco..." biascicai confusa.

Questa volta la cornice non racchiudeva un' immagine, bensì un comunissimo foglio ingiallito scritto a caratteri minuti.

Appena iniziai a leggere mi sentii sbiancare. Il cuore accelerò come un forsennato mentre un brivido freddo mi corse lungo la spina dorsale.

"Hai visto? Almeno ho qualcosa di lei!" proseguì con entusiasmo dalla cucina, felice di aver recuperato un tesoro prezioso.

Non riuscii a rispondere. Fissavo attonita il pezzo di carta incorniciato, dove una lama di sole tagliava il vetro e la mia immagine riflessa.

Un dolore acuto mi piegò in due. Cercai di sostenermi appoggiando una mano sul davanzale sentendo le gambe diventare molli e le orecchie ronzare.

"Pensa che l'impiegata non capiva, faceva una confusione - continuò mia madre - gliel' ho dovuto spiegare due volte!"

Le parole mi arrivavano a rallentatore, roboanti come tuoni rimbalzavano nella mia mente con grande fragore. Un sudore freddo mi imperlò la fronte. Lottai con tutte le mie forze per ricacciare indietro l'urlo che mi voleva uscire dal petto. Chiusi gli occhi. Feci un profondo respiro e mi girai adagio cercando di recuperare l'equilibrio. Avvertii un disperato bisogno di aria. Dovevo allontanarmi il più in fretta possibile, mi sentivo soffocare.

"Mamma ho piacere per te - riuscii a cincischiare con un filo di voce uscendo dal cucinotto - vado fuori" aggiunsi rasentando il muro a testa bassa cercando di nascondere l'espressione stravolta che sentivo stampata in viso.
"Vai pure, è una bella giornata ci vediamo dopo" gongolò mettendosi a stirare.

Feci un cenno con la mano e mi dileguai. Con la forza della disperazione scesi gli scalini due alla volta tenendomi aggrappata alla ringhiera, mentre un dolore sordo e implacabile mi stringeva lo stomaco.


Mi feci ombra con una mano alla vista del sole. Quel sole, che solo pochi minuti prima avevo accolto con amore e gioia, ora rifuggivo incredula e ubriaca, in balia di sentimenti assordanti che mi scuotevano e imprigionavano in un tunnel senza uscita.

Attraversai in fretta il piccolo giardino. La testa china, gli occhi fissi sulle punte dei piedi che bramavano una via di fuga.

Camminai sul ciglio della strada, come fosse un' asse di equilibrio. Ero un fascio di nervi. Le mani chiuse a pugno nelle braccia conserte pressavano lo stomaco, tentando di arginare e frenare la valanga di emozioni che turbinavano all'interno, mentre le gambe tentavano di resistere all'imperioso comando di fuggire.

Iniziai a correre. Il battere sul selciato delle mie scarpe, il respiro corto, il cuore impazzito sembravano cozzare con il silenzio che avevo attorno. Anche l'alito di vento si era sopito.

Svoltai al primo sentiero e andai a nascondermi dietro una catasta di legna. Ansimante mi sedetti su di un tronco e mi raggomitolai chinando la fronte sulle ginocchia, mentre le lacrime mi pungevano come spilli impazienti di uscire.

Sentii il mio respiro caldo rimbalzarmi sul viso. Mi arresi al groppo che mi premeva la gola e al dolore che mi aveva ghermito all'improvviso lacerandomi l'anima.

"Io Esisto! Esisto! - gridai esplodendo in un pianto convulso - perché... perché? ... che colpa ne ho io?" singhiozzai non riuscendo più a frenare l'immensa sofferenza che mi stava dilaniando.

Una girandola beffarda di colori cupi, girava vorticosamente al vento dei miei doloranti pensieri. Tre parole martellavano la mente marchiandola a fuoco.

"Nata il... morta il... anno..."

Su quel foglio incorniciato c'era scritto il Mio nome, il Mio anno di nascita e quello di morte...

Io nata, io morta.
Era tutto così assurdo.

"Io Esisto! - gridai fra le lacrime alzando gli occhi al cielo - io sono viva!" singhiozzai.

Tutto il dolore trattenuto sgorgò improvviso come un torrente impetuoso che tracimava gli argini e inondava ogni cosa. Dal profondo del mio essere urlavo tutto il mio esistere. Qualcuno doveva ascoltarmi.

"Io ci sono!"continuavo a ripetere con angoscia fra il silenzio dei campi.

Mille perché incalzarono furiosi, mille domande attendevano risposta. Dopo quindici anni ecco spuntare dal nulla il certificato di morte di colei che non avevo mai conosciuto. Mia sorella.

Un piccolo essere vissuto solo due ore, un certificato che sostituiva una lapide inesistente sulla quale pregare. Per mia madre una macabra consolazione, un appiglio, un sostegno, per me adolescente un documento scioccante.

All'improvviso come una stella cadente in una notte d'estate, il fantasma di quel dolcissimo angelo tanto elogiato e rimpianto era apparso nella mia vita.

Ebbi di nuovo la sensazione di occupare un posto non mio. Quante volte mia madre aveva tessuto le lodi a quegli occhi azzurri, a quell'incarnato roseo ...

"Io Esisto"mormorai nuovamente senza più lacrime.

Spossata lasciai fluire il tempo, la fronte china sulle ginocchia le braccia chiuse attorno alle gambe. Ascoltai il mio respiro. Piano piano lo sentii farsi più calmo.


Un lieve prurito sulla mano deviò la mia attenzione provocandomi un brivido. Qualcosa mi stava camminando sul dorso della mano. Lentamente sollevai la testa per vedere l'intruso. Una coccinella.

La guardai avanzare sulle nocche e scendere sull'indice, arrivare sull'unghia e tentennare schiudendo e ritraendo le ali. Ancora in bilico, indecisa.
L'accenno di un sorriso increspò le mie labbra quando, dopo averle dato un leggero incoraggiamento, la vidi spiccare il volo...




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