STORIA DELLA LETTERATURA
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Jacopone da Todi
Jacopone da Todi Nato tra il 1230 e il 1236 da Iacobello della nobile famiglia dei Benedetti, Jacopone studiò probabilmente all'università di Bologna e intraprese la professione di notaio e procuratore legale, conducendo una vita spensierata. Nel 1267 sposò Vanna, figlia di Bernardino di Guidone conte di Coldimezzo. La moglie morì l'anno seguente in circostanze tragiche, per il crollo di un palco durante una festa; dopo che sul corpo della moglie fu trovato un cilicio, Jacopone abbandonò la vita mondana e, distribuiti ai poveri i propri averi, nel 1278 entrò come frate laico nell'ordine francescano, probabilmente nel convento di Pantanelli presso Terni, scegliendo la corrente rigoristica degli Spirituali, o "fraticelli" che si contrapponevano alla corrente predominante dei Conventuali che avevano un'interpretazione più moderata della Regola. Nel 1288, Jacopone si trasferì a Roma, probabilmente presso il Cardinale Bentivenga.
All'inizio del breve pontificato di Celestino V, gli spirituali, anche per merito di Jacopone che aveva mandato al pontefice una lauda, furono ufficialmente riconosciuti come ordine dal nome Pauperes heremitae domini Celestini. Ma il nuovo papa Bonifacio VIII, acerrimo nemico delle correnti più radicali della Chiesa, abrogò le precedenti disposizioni non appena eletto, e la congregazione dei Pauperes venne così sciolta.
Jacopone fu tra i firmatari del Manifesto di Lunghezza del 10 maggio 1297, con cui gli avversari di Bonifacio VIII, capeggiati dai cardinali Jacopo e Pietro Colonna (appartenenti alla famiglia Colonna acerrima nemica della famiglia Caetana cui apparteneva Bonifacio VIII), chiedevano la deposizione del papa e l'indizione di un concilio. La risposta di Bonifacio VIII non si fece attendere: scomunicò tutti i firmatari con la bolla Lapis abscissus e cinse d'assedio Palestrina, la roccaforte dei dissidenti. Nel settembre del 1298 Palestrina fu presa, e Jacopone fu spogliato del saio, processato, condannato all'ergastolo e imprigionato nel carcere conventuale di san Fortunato a Todi. Solo alla morte di Bonifacio nel 1303 fu liberato, vivendo poi gli ultimi anni a Collazzone Todi dove morì la notte di Natale del 1306 nell'ospizio dei Frati Minori annesso al convento delle Clarisse.