STORIA DELLA LETTERATURA
Periodi
Pubblicità
Omar Ibn Ibrahìm Al-Khayyàm
Khayyà m FILOSOFO E POETA

Per la sua semplicità di espressione, quasi occidentale, non fu molto apprezzato come poeta, dai contemporanei abituati a una letteratura ridondante di figure retoriche e di riferimenti mitologici. Non fu perciò molto stimato in Persia; venne invece venerato dai suoi pochi e fedeli discepoli, che lo credevano addirittura dotato del dono della profezia. Come poeta non nega l'esistenza di un essere superiore, anzi a volte si scaglia contro le apparenti ingiustizie della Divinità. Egli si sente incapace di comprendere i disegni di Dio e da ciò deriva la sua amarezza e l'alternarsi di antagonistici sentimenti. Solo quando si accorge dell'inutilità di ogni suo tentativo di indagine, deluso, sente il bisogno di pace e ricorre al Vino che per il tormentato poeta rappresenta soltanto un mezzo di evasione. La sua opera si intitola "Rubaiyat".
Il metro è il tetrastico persiano da cui deriva il titolo (quartine). Ogni quartina racchiude un concetto compiuto, è composto da quattro versi: il primo, il secondo ed il quarto verso sono legati dalla rima, mentre il terzo era libero. Il poema di Omar è tutto simbolico: il Vino simboleggia l'oblio, la rosa la bellezza della vita, il Vasaio il Creatore, i vasi l'umanità.
Omar, nei suoi Rubaiyat sa essere di una semplicità dolce e idilliaca, di una non comune potenza, di una raffinatezza orientale pur celando sotto la sua amara tragedia.
SCIENZIATO

Coltivò matematica, medicina, filosofia, teologia e
specialmente astronomia.
Fondò un osservatorio astronomico ad Isfahan
Qui per 18 anni guidò gli astronomi dell'osservatorio nel conseguimento di risultati di altissima qualità: la compilazione di accurate tavole astronomiche e la riforma del calendario (ma questa ultima opera è rimasta incompiuta).
Il lavoro scientifico di Omar Khayyam venne attaccato dai musulmani sunniti, in quanto non conforme alle norme della fede.