Prima che il mondo cominci a bruciare

Autore: Federico Crosara

Anno:2010

Editore: La Riflessione

ISBN: 9788862114103

Pagg.: 126

Prezzo: € 12,00

Dalla mia Biblioteca: “Nuovi autori” Un libro che legge tutto d'un fiato, una prosa asciutta, secca, uno stile serrato ed incalzante, che cattura immediatamente e invoglia a continuare a leggere. La realtà dei giovani d'oggi, laureati e senza lavoro, soprattutto senza prospettive, viene descritta in modo drastico, impietoso, a tinte forti, senza piacevoli sfumature di sottofondo. Le descrizioni della città accaldata e del ghetto (chiamiamolo col suo vero nome, senza usare il francesismo "banlieu", che va tanto di moda, ma vuol dire la stessa cosa) sono dirette ed impietose, eppure, allo stesso tempo, struggenti. Qui non trovo altra parola. Il linguaggio messo in bocca ai vari personaggi è quello moderno, ben poco elegante, molto volgare, ma è così che oggi si parla. Il protagonista e tutte le altre figure che compaiono nella vicenda sono descritte in modo essenziale ed estremamente efficace. Non si tratta di macchiette, sono persone, che conquistano il lettore: a volte fanno piangere, altre volte rabbrividire. L’autore non teme di affrontare verità scomode, come le guerre dimenticate dell'Africa, con tutto ciò che comportano, e il difficile rapporto con i Rom, poveri che derubano altri poveri, scatenando un’ostilità che non può condurre a nulla di socialmente valido, ma solo l'atto estremo di Luca, il protagonista, che finirà tra le mani delle “forze dell’ordine”, come anticipato nell’anteprima posta all'inizio del romanzo, che rende la narrazione un lungo flashback. Forse sarebbe stato più eccitante un finale rivoluzionario, catartico, ma l’autore si mantiene fedele fino in fondo alllo spietato realismo che contraddistingue la vicenda. Il protagonista, che è anche il narratore, nei suoi monologhi avrebbe potuto usare un linguaggio ed un fraseggio più eleganti, per far maggiore contrasto con la realtà. E’ comunque evidente che l’autore conosce bene la lingua italiana, e padroneggia lo stile di scrittura a tuo piacimento, quindi questa “caduta” di linguaggio anche nell’interiorità è decisamente voluta, a mio parere per indicare la progressiva mancanza di auto-considerazione che aggredisce questi giovani, uomini e donne profondamente soli e sull’orlo della disperazione, che cercano di affogare con alcool e droga. La speranza nel futuro si affievolisce sempre più : i genitori sono lontani, o non ci sono più, la mancanza di lavoro rovina le relazioni ed impedisce di formarsi una nuova famiglia. Quando mai potranno esserci dei figli? E’ impossibile mantenerli, quindi bisogna rinunciare a loro, non è possibile neppure metterli al mondo. Prima opera narrativa di un autore con esperienza nel campo della sceneggiatura, è priva di trucchi per accattivarsi il lettore, che non viene accompagnato, preso delicatamente per mano per arrivare a comprendere un mondo che potrebbe essere lontano dal proprio vissuto; tutto è descritto con spietata veridicità e onestà. Per questo motivo, e per il tipo di linguaggio adoperato, il romanzo è adatto ad un pubblico adulto, che viene catapultato tra eventi e persone di una vivezza straordinaria, ciascuno con la propria storia, il proprio passato, le proprie esperienze. Una lettura che riesce a prendere corpo vigorosamente, e lascia dentro l'animo molto su cui riflettere. Non nego che ad un certo punto mi sia passato un brivido di paura lungo la schiena. Paura che ritornino gli "anni di piombo", paura che questi ragazzi si sveglino un mattino e decidano di spaccare tutto, di “bruciare il mondo”. Per me si tratta di un’opera valida, le finezze stilistiche (se proprio le vogliamo) verranno col tempo.

Recensione a cura di Rosella Rapa

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