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Emma
Titolo: Emma
Autore: Jane austen
Anno: 2002
Editore: Mondadori (collana Oscar classici)
ISBN:
Pagg.: 528
Prezzo: € 8,40
  Dalla mia Biblioteca "I libri imenticati"

Prima pubblicazione     1815
Premetto che per me Jane Austen è un mito.  Per me il suo massimo capolavoro resta "Orgoglio e Pregiudizio"; libro in cui la denunzia di vizi e virtù di una società ormai ai suoi ultimi giorni riceve la più impietosa delle disamine, ed in cui tutti i personaggi appaiono tracciati a tutto tondo.  Lo abbiamo visto e rivisto e rivisto, letto e riletto, ma Jane Austen scrisse moltissimo, durante la sua breve vita, ed è un bene che ora le case editrici ci propongano, a prezzi veramente accessibili, gli altri suoi romanzi.
"Emma", non mi sembra un capolavoro: è costellato di macchiette; divertenti forse, ma senza spessore. Infatti, il libro è praticamente il diario, in terza persona, della protagonista: ragazzina viziata e presuntuosa, cresciuta nella bambagia, pienamente immersa nei "pregiudizi" tanto esecrati in altre opere, e che la porteranno a commettere errori madornali per la sua vita e quella altrui. Si può sorridere o arrabbiarsi delle sciocche sventatezze di Emma, ma, arrivati al punto cruciale, la disfatta resta proprio quella che si merita ... eppure io continuo a leggere aspettando che la scrittrice sveli la sua vera magia: un libro di Jane Austen non può finire in dramma, siamo ben lontani dalla passione e dalla tragedia del "Cime Tempestose" di Emily Bronte.
No, per Jane Austen la vera felicità non può trovarsi che nella piena, convinta, sincera, quiete domestica, capace di lasciare fuori il mondo con i suoi orrori, ed il contorno con le sue meschinità. Ed io, femminista del terzo millennio .... Sono pienamente d'accordo con lei.
E' sorprendente notare come in quasi 200 anni il progresso tecnologico si evolve dai suoi tempi, e quanto invece il pensiero umano (e buttiamoci dentro sia uomini sia donne) sia rimasto lo stesso.
E' sorprendente accorgersi che 200 anni fa le donne erano libere di scegliere, decidere, pensare, agire, determinare il proprio destino, pur se impastoiate in una ragnatela di convenzioni sociali che non sempre rendeva facili le scelte. Ma Jane Austen scrive da donna e per le donne. Le sue eroine sono tutte donne, e gli uomini sono visti solo attraverso gli occhi delle donne. Sorprendente. E disperante: perché tutto questo finì sotto lo shador della bigotta mentalità vittoriana, unita alla rivoluzione industriale, che insieme si misero d'impegno per fare delle donne una merce di scambio, o delle schiave da medioevo.
Dovremo aspettare il 1968 per veder cambiare qualcosa ... e il terzo millennio  per accorgersi che un altro shador, lento e pesante, sta calando su noi.
Ma io sono come Jane. Intendiamoci: non potrei fare a meno di lavatrice, lavapiatti, timer, cellulari, PC, internet, luce elettrica e scaldabagno; ma dell'automobile sì. La vera felicità non consiste nelle nuove cose che possediamo, ma nel continuare, in un mondo sempre diverso, e sempre uguale al tempo stesso, ad avere una famiglia VERA, ricca di amore, capace di superare le avversità, in cui la comprensione e l'affetto sono il primo bene, a dispetto delle meschinità altrui, spesso proprio di quelle di chi c'è più vicino.

Mi auguro che Jane Austen resti un mito, almeno per altri 200 anni.


Recensione a cura di Rosella Rapa
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